RIFLESSIONI SUL MUSICOTERAPISTA , IL MUSICISTA DI CORSIA E L’UTILIZZO DELLA MUSICOTERAPIA DA PARTE DELLE ALTRE FIGURE PROFESSIONALI.

DiPaolo Nuzzi

RIFLESSIONI SUL MUSICOTERAPISTA , IL MUSICISTA DI CORSIA E L’UTILIZZO DELLA MUSICOTERAPIA DA PARTE DELLE ALTRE FIGURE PROFESSIONALI.

Gentili colleghi ,
premetto a questa riflessione un ringraziamento per l’aiuto morale e concreto ricevuto in un periodo difficile ; sono lieto della solidarietà che ricevo che evidenzia per noi tutti l’importanza della vicinanza umana che non sempre la nostra categoria e’ stata in grado di esprimere in passato.
Sono , per il mio ruolo di cofondatore del Consiglio Unitario dei Musicoterapisti Italiani per la professione sociosanitaria CUM-SANITA’ , sommerso da attività di stupenda animazione musicale , musica IN terapia , musica di ambiente , musica di coccolamento , musica funzionale diffusa generalmente accompagnata dalla bellissima frase :-“La musica fa bene”.
Ora , nel massimo rispetto della funzione sociale , coinvolgente , comunicativa , umana , etc. , della musica in generale ,  rispettosamente mi permetto di osservare che la musica può anche essere usata negativamente ( ricordate Arancia Meccanica e Qualcuno volò sul nido del cuculo? ) o per indurre stati d’animo artificialmente. Non credo che la sommatoria ” musica piu’ medico ” significhi terapia ; mi sembra che la musica abbia molte valenze in un contesto adeguato , collegata alla cultura del contesto . Non credo che la musica abbia una dimensione nobile allorchè viene utilizzata per indurre stati d’animo , come fosse una pillola. La presenza della musica o della danza in un reparto ospedaliero o in un centro di riabilitazione e’ potente come impatto , ma a volte rischia di essere un vaso fiorito in una casa malandata. La descrizione di un’esperienza simile suscita generalmente nell’osservatore ammirazione ed emozione , come una parete colorata in un reparto pediatrico , ma ciò non basta a definire l’evento terapeutico. La terapia quando avviene in un contesto corale , condiviso , empatico , ha una musica interna già di per sè.
In contesti disarmonici e scoordinati e’ innegabile verificare che la musica armonica proposta da professionisti formati ha a volte il potere di agire da contenitore positivo , ma in generale non e’ la musica che conta ma il musicoterapista , non e’ il mezzo ma il modo. Per questo non sono del parere di chiamare terapia la musica o la danza quando si svolge in un contesto sanitario. La musicoterapia , per l’esperienza di tutta una vita , e’ un’altra cosa ; non e’ musica piu’ terapia ma e’ musica come terapia , e’ un incontro tra il mondo della musica e quello della terapia , che non restano uguali a se’ stessi ma cambiano qualcosa entrambe. E’ una terza cosa che crescerà nel rispetto e nella differenza con la musica ( o la danza) IN terapia. Possiamo utilizzare quindi nel  percorso di riconoscimento il termine musicoterapista clinico per l’area riabilitativa  , da distinguere dal fratello musicoterapista professionale che opera nel terreno sociale ( scolastico e inclusivo) , senza fare classifiche di importanza al nostro interno ma di ruolo e competenza. E’ questo che chiamiamo sistema duale. Cio’ comporta necessariamente una agibilità ed una abilitazione professionale istituzionale migliore rispetto all’utilizzazione della legge 4 , che contiene evidenti divieti operativi in campo sanitario e sociosanitario. 

 

 

Ossequi

 


Rolando P. Mancini

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Paolo Nuzzi editor

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