Relazione del Presidente del CUM SANITA’ Rolando Proietti Mancini al Convegno del 15 Settembre presso Centro di riabilitazione “Ico Salus Sorriso sul mare” (Formia)

DiPaolo Nuzzi

Relazione del Presidente del CUM SANITA’ Rolando Proietti Mancini al Convegno del 15 Settembre presso Centro di riabilitazione “Ico Salus Sorriso sul mare” (Formia)

“I risvolti sociali dell’intervento terapeutico riabilitativo”

 

Premessa da scenario

 

 

 

 

Sono , per il mio ruolo di cofondatore del Consiglio Unitario dei Musicoterapisti Italiani per la professione sociosanitaria CUM-SANITA’ , sommerso da attività di stupenda animazione musicale , musica IN terapia , musica di ambiente , musica di coccolamento , musica funzionale diffusa generalmente accompagnata dalla bellissima frase :-“La musica fa bene”.
Ora , nel massimo rispetto della funzione sociale , coinvolgente , comunicativa , umana , etc. , della musica in generale ,  rispettosamente mi permetto di osservare che la musica può anche essere usata negativamente ( ricordate Arancia Meccanica e Qualcuno volò sul nido del cuculo? ) o per indurre stati d’animo artificialmente. Non credo che la sommatoria ” musica più medico ” significhi terapia ; mi sembra che la musica abbia molte valenze in un contesto adeguato , collegata alla cultura del contesto . Non credo che la musica abbia una dimensione nobile allorché viene utilizzata per indurre stati d’animo , come fosse una pillola. La presenza della musica o della danza in un reparto ospedaliero o in un centro di riabilitazione è potente come impatto , ma a volte rischia di essere un vaso fiorito in una casa malandata. La descrizione di un’esperienza simile suscita generalmente nell’osservatore ammirazione ed emozione , come una parete colorata in un reparto pediatrico , ma ciò non basta a definire l’evento terapeutico. La terapia quando avviene in un contesto corale , condiviso , empatico , ha una musica interna già di per sè.
In contesti disarmonici e scoordinati è innegabile verificare che la musica armonica proposta da professionisti formati ha a volte il potere di agire da contenitore positivo , ma in generale non è la musica che conta ma il musicoterapista , non è il mezzo ma il modo. Per questo non sono del parere di chiamare terapia la musica o la danza quando si svolge in un contesto sanitario. La musicoterapia , per l’esperienza di tutta una vita , è un’altra cosa ; non è musica più terapia ma è musica come terapia , è un incontro tra il mondo della musica e quello della terapia , che non restano uguali a se’ stessi ma cambiano qualcosa entrambe. E’ una terza cosa che crescerà nel rispetto e nella differenza con la musica ( o la danza) IN terapia.

 

 

Ora vediamo il panorama legislativo generale

 

 

A livello normativo l’importanza di interventi rivolti alla persona nella sua globalità è sancita sia dalla L. 328/2000 che dalla L. 833/78. La legge 328/2000 ha affrontato il tema dell’integrazione socio-sanitaria in diversi articoli:

  • 3; ” […] Programmazione e organizzazione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali secondo i principi dell’integrazione con i servizi sanitari […]”
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  • 18; “[…] Il piano nazionale indica le modalità di attuazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali e le azioni da integrare e coordinare con le politiche sanitarie […]”
  • 19; La legge prevede che le attività socio-sanitarie siano considerate nei piani di zona PDZ e nella programmazione sanitaria. Le attività socio-sanitarie devono essere programmate da Comune e ASL congiuntamente e espresse nei PDZ e nei programmi delle attività territoriali dei distretti sanitari.
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L’integrazione socio sanitaria richiama l’attenzione al benessere globale dell’individuo, anche in base alla nuova idea di salute dell’OMS, concepita come un insieme di benessere fisico, psichico e sociale. I problemi presentati dalle persone comprendono spesso componenti sanitarie e sociali: pensiamo alle difficoltà delle persone disabili, agli anziani non autosufficienti, alle persone con patologia di HIV, alle giovani madri sole, alle patologie cronico-degenerative, alla tossicodipendenze e alle patologie psichiatriche.

Nel servizio sociale i principi di unitarietà e integrità della persona guardano alla persona come a un’unità complessa, rifuggendo da ogni settorializzazione e frammentazione.

L’integrazione socio-sanitaria avviene a diversi livelli:

  • istituzionale; ci si riferisce alla collaborazione tra diverse istituzioni quali ASL, Comune, Regione che danno luogo a consorzi e unioni approvando piani integrati per raggiungere obiettivi comuni suddividendosi la responsabilità. Gli strumenti giuridiciche vengono utilizzati sono gli accordi di programma, le deleghe, le convenzioni.
  • gestionale;ci riferiamo a una metodologia di lavoro per progetti. All’interno del distretto e nei servizi si individuano configurazioni organizzative utili per garantire un efficace svolgimento delle attività: équipe multi professionale, gruppi di lavoro.
  • professionale;si fa riferimento al lavoro di operatori sociali e sanitari che integrano competenze e abilità all’interno di équipe multi professionali quali le Unità Valutazione Geriatrica (U.V.G.)
  • e le Unità Valutazione Handicap (U.V.H.).

La definizione di prestazioni socio-sanitarie è offerta dal D. Lgs 229/99 art. 3 septies che le definisce “Attività atte a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni di salute della persona che richiedono unitariamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale in grado di garantire, anche nel lungo periodo, la continuità tra le azioni di cura e quelle di riabilitazione”. Le prestazioni socio-sanitarie comprendono:

  • prestazioni sanitarie a rilevanza sociale; sono assicurate dall’ASL e comprese nei LEA (prevenzione, promozione della salute..)
  • prestazioni sociali a rilevanza sanitaria; sono di competenza del Comune ( assistenza domiciliare per persone non autosufficienti; inserimento sociale di persone disabili; …)
  • prestazioni socio-sanitarie a integrazione sanitaria;sono assicurate dall’ASL e comprese nei Livelli essenziali di assistenza (LEA)
  • – Si tratta di prestazioni con un’alta intensità della componente sanitaria. Riguardano prevalentemente le aree materno infantile, anziani, handicap, patologie psichiatriche, patologie da infezioni per h.i.v.

Rappresenta luogo privilegiato dell’ ISS , integrazione socio-sanitaria la porta unica di accesso o punto unico di accesso, PUA . Si tratta di una modalità organizzativa dell’accoglienza la cui importanza è sostenuta anche nel Piano Nazionale degli interventi e servizi sociali 2001-2003. Il PUA è finalizzato a realizzare l’accesso unificato al sistema integrato di interventi e servizi. La programmazione e gestione della PUA vanno concordate da ASL e ente locale al fine di realizzare percorsi integrati per la persona evitandole continui spostamenti. L’accoglienza e la valutazione del bisogno è integrata a multidimensionale.

L’integrazione socio sanitaria è pertanto un mezzo per raggiungere traguardi impegnativi la cui attuazione sul territorio nazionale è però disomogenea. Al fine di offrire servizi integrati, inoltre, non è sufficiente inserire il professionista in ogni servizio, ma è fondamentale che non solo i professionisti, ma le prestazioni, spesso di competenza di enti differenti, siano integrate.

 

 

 

CONSIDERAZIONI

 

 

La legge da noi auspicata e realizzata il 22 dicembre 2017 e nota come Legge Lorenzin , come è noto , ha attivato l’area delle professioni sociosanitarie ed il Cum sta operando attivamente per procedere in una fase amministrativa complessa determinata dai cambiamenti del personale politico.

Le iniziative di alcuni colleghi   si sono collocate imprudentemente nell’area della legge 4 del 2013 , creando confusione tra il ruolo pedagogico ed il ruolo terapeutico ; in conseguenza di cio’ attualmente possiamo verificare l’esistenza di fatto di un  sistema  basato su due aree musicoterapiche , l’una ” pedagogica ” e l’altra clinica .

Nella nostra area , quella clinica , come sappiamo  è possibile individuare campi di intervento nei settori psichiatrico , della disabilità , della tossicodipendenza , in molteplici reparti ospedalieri , nelle patologie della comunicazione ,   in moltissimi altri settori del disagio  , sempre  all’interno delle équipes psico-medico-pedagogiche. Ciò colloca il musicoterapista clinico come evidenziato nell’area delle professioni sociosanitarie.

La nuova area delle professioni sociosanitarie ha inizialmente , è noto ,  al suo interno l’OSS , l’educatore professionale , il sociologo e l’assistente sociale , professioni che nelle intenzioni del legislatore collaborano all’interno dei piani riabilitativi di struttura ognuna con le sue specificità , coordinati e  supervisionati dalla  direzione sanitaria  responsabile .    Il musicoterapista clinico porterà auspicabilmente  il suo contributo originale ed innovativo  sia con sedute individuali che di gruppo , sia direttamente  in aree  istituzionali che  nei contesti  sociali del disagio    ,   sempre all’interno di équipes psico –medico-pedagogiche.

Tutto questo comporta come stiamo comprendendo un grosso lavoro per ora documentale e successivamente anche di elaborazione del profilo ed infine del corso di studi , che richiederà la novità culturale-tecnico-amministrativa determinata dall’incontro del mondo musicale con il mondo scientifico.

 

 

 

Rolando P Mancini, presidente Cum Sanita’

 

 

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Paolo Nuzzi editor

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