lettera agli studenti

DiPaolo Nuzzi

lettera agli studenti

Gentile studentessa , studente,

Ragioniamo.

In questo periodo storico che si prolunga ormai da trent’anni, in Italia si sta sperimentando di tutto, per quanto riguarda la musicoterapia. E mentre si sperimenta, ci si confronta, sia sul piano scientifico, epistemologico,  istituzionale che giuridico. I legislatori ci osservano e vedono che molte realtà (associazioni e singoli) svolgono attività di musicoterapia e attività di formazione in musicoterapia, usando metodi (nel primo caso) e indirizzi (nell’altro) ben diversi; per cui essi stessi sono disorientati e non si decidono ad accogliere istanze di riconoscimento, specialmente se esse riguardano i segmenti professionali della filiera della salute. Finché non troveremo l’unità nelle procedure di ricerca, di prassi e di formazione professionale, non approderemo a nulla.

Nel frattempo molti colleghi fanno interventi di musicoterapia sotto mentite spoglie; altri, come nel mio caso, si sono messi addosso un’associazione; il sottoscritto presidente del CUM-Sanità, ha svolto questa professione come musicoterapista in un centro di riabilitazione convenzionato con la Regione Lazio.

La formazione è, si sa, sia pubblica che privata. La pubblica è gestita dal Miur, l’esercizio delle professioni è gestito dal Ministero di giustizia che nel nostro caso si coordina con il Ministero della salute. Fare un corso può essere lecito , ma non ha nulla a che vedere con l’esercizio della professione.

Moralmente ritengo che la cosa vada comunicata o, quantomeno, chiarita. Se ci fosse stato il riconoscimento della professione non esisterebbe il CUM-Sanità che sta operando proprio per ottenerlo.

La legge 4 non abilita all’esercizio della professione ma cerca di ordinare il mondo delle associazioni non organizzate  escludendo l’area sanitaria , che compete alle professioni riconosciute che trova nel sito del Min. della Salute. Un corso anche ottimo non abilita all’esercizio di una professione con al suo interno la parola terapia. Per approfondire consulti www.musicoterapista.it , il movimento per il vero riconoscimento.

Esistono, inoltre, dei master approvati dai conservatori. Il problema  non è nelle competenze messe in campo dalla docenza dei master ma è tutto istituzionale.

Le eccezioni che si possono sollevare sono molte, riguardo il riconoscimento e la riconoscibilità del titolo rilasciato.

Non voglio tediarti citando leggi dello Stato e decreti Miur ma ti assicuro che:

1- la Musicoterapia in Italia non è riconosciuta e quindi non esiste percorso formativo riconosciuto nè possibilità di rilasciare un diploma, ma solo un attestato. Il diploma può essere rilasciato solo dopo percorsi formativi inseriti negli ordinamenti didattici e assegnati ai settori delle discipline mediche o psicologiche o conservatoriali;

2- Non può essere riconosciuto nessun percorso formativo che non abbia le succitate caratteristiche neanche se condotto da un istituto legalmente riconosciuto come può essere l’Università o il Conservatorio, in quanto il corso non potrebbe essere abilitante all’esercizio della professione sociosanitaria del musicoterapista clinico perché tale professione non è ancora stata istituita e legalizzata.

3- nell’allegato dei bandi ci sono spesso parecchie imprecisioni. Una fra tutte è l’asserzione che il professionista che uscirebbe dal master sarebbe tutelato dalla legge 4/2013. Niente di più inesatto, in quanto, come affermato nelle premesse, quella del musicoterapista è una professione sociosanitaria e tutte le professioni che interagiscono con le patologie  non possono essere garantite dalla legge 4 ma debbono essere garantite da pubblici elenchi depositati presso il Ministero della Salute e non presso il Ministero dello  Sviluppo Economico come lo sono le professioni che hanno aderito alla legge 4/2013.

  1. Vi è il CUM-Sanità (cumsanita@gmail.com) che sta perseguendo il percorso del riconoscimento della professione con il decreto cosiddetto “Lorenzin” che ha riattivato la Legge 328/2000 denominando il professionista come “Musicoterapista Clinico” e quindi ha inserito una nuova professione.
  2. Altra contraddizione evidente è quella in cui, mentre si definisce quella del musicoterapista una professione che fa interventi terapeutici e riabilitativi (professione sanitaria), si afferma talvolta che è “riconosciuta ” dalla Regione (le Regioni non possono riconoscere professionalità sanitarie – ci sono molte sentenze ed enunciati ministeriali a riguardo) e garantita dalla legge 4/2013 (anche qui ci sono svariati enunciati dei vari ministri della Salute che negano questa garanzia perché confermano nel contempo che la musicoterapia è una professione sanitaria)

Dopo questa succinta premessa posso dire che ben vengano le sperimentazioni delle Università e dei Conservatori, ma il Biennio di Specializzazione in Musicoterapia può essere istituito soltanto se il Biennio va a completare una laurea magistrale in musicoterapia specializzandola e questa non può essere istituita se prima non si istituisce il triennio formativo di base in Musicoterapia il quale ultimo naturalmente potrebbe soddisfare anche chi intende lavorare con la musicoterapia in un settore che non sia clinico (legge 4/2013).

Tieni però sempre presente ciò che ho detto e mettiti in contatto, se vuoi, con il CUM Sanità. Ti aspettiamo.

Rolando Proietti Mancini.

Presidente CUM Sanità.

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Paolo Nuzzi editor

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