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DiGiovanna Berna

NONUNADIMENO!

NON UNA DI MENO: L’8 MARZO NOI SCIOPERIAMO!

23 GENNAIO 2019 | NONUNADIMENO

L’8 marzo, in ogni continente, al grido di «Non Una di Meno!» sarà sciopero femminista. Interrompiamo ogni attività lavorativa e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita. Portiamo lo sciopero sui posti di lavoro e nelle case, nelle scuole e nelle università, negli ospedali e nelle

piazze. Incrociamo le braccia e rifiutiamo i ruoli e le gerarchie di genere. Fermiamo la produzione e la riproduzione della società. L’8 marzo noi scioperiamo!
In Italia una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima della violenza di un uomo, quasi 7 milioni di donne hanno subito violenza fisica e sessuale, ogni anno vengono uccise circa 200 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. Un milione e 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni di età. Un milione di donne ha subito stupri o tentati stupri. 420 mila donne hanno subito molestie e ricatti sessuali sul posto di lavoro. Meno della metà delle donne adulte è impiegata nel mercato del lavoro ufficiale, la discriminazione salariale va dal 20 al 40% a seconda delle professioni, un

terzo delle lavoratrici lascia il lavoro a causa della maternità.

Lo sciopero è la risposta a tutte le forme di violenza che sistematicamente colpiscono le nostre vite, in famiglia, sui posti di lavoro, per strada, negli ospedali, nelle scuole, dentro e fuori i confini.
Femminicidi. Stupri. Insulti e molestie per strada e sui posti di lavoro. Violenza domestica. Discriminazione e violenza sulle donne disabili. Il permesso di soggiorno condizionato al matrimonio. Infiniti ostacoli per

accedere all’aborto. Pratiche mediche e psichiatriche violente sui nostri corpi e sulle nostre vite. Precarietà che diventa doppio carico di lavoro e salari dimezzati. Un welfare ormai inesistente che si scarica sul lavoro di cura gratuito e sfruttato nell’impoverimento generale. Contro questa violenza strutturale, che nega la nostra libertà, noi scioperiamo!

Scioperiamo in tutto il mondo contro l’ascesa delle destre reazionarie che stringono un patto patriarcale e razzista con il neoliberalismo. Chiamiamo chiunque rifiuti quest’alleanza a scioperare con noi l’8 marzo. Dal Brasile all’Ungheria, dall’Italia alla Polonia, le politiche contro donne, lesbiche,

trans*, la difesa della famiglia e dell’ordine patriarcale, gli attacchi alla libertà di abortire vanno di pari passo con la guerra aperta contro persone migranti e rom. Patriarcato e razzismo sono armi di uno sfruttamento senza precedenti. Padri e padroni, governi e chiese, vogliono tutti «rimetterci a posto». Noi però al “nostro” posto non ci vogliamo stare e per questo l’8 marzo scioperiamo!

Scioperiamo perché rifiutiamo il disegno di legge Pillon su separazione e affido, che attacca le donne, strumentalizzando i figli. Combattiamo la legge Salvini, che impedisce la libertà e l’autodeterminazione delle migranti e dei migranti, mentre legittima la violenza razzista. Non sopportiamo gli attacchi all’«ideologia di genere», che nelle scuole e nelle università vogliono imporre l’ideologia patriarcale. Denunciamo il finto «reddito di cittadinanza» su base familiare, che ci costringerà a rimanere povere e lavorare a qualsiasi condizione e sotto il controllo opprimente dello

Stato. Rifiutiamo la finta flessibilità del congedo di maternità che continua a scaricare la cura dei figli solo sulle madri. Abbiamo invaso le piazze di ogni continente per reclamare la libertà di decidere delle nostre vite e sui nostri corpi, la libertà di muoverci, di autogestire le nostre relazioni al

di fuori della famiglia tradizionale, per liberarci dal ricatto della precarietà. Rivendichiamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale. Vogliamo aborto libero sicuro e gratuito. Vogliamo autonomia e libertà di scelta sulle nostre vite, vogliamo ridistribuire il carico del lavoro di cura. Vogliamo essere libere di andare dove vogliamo senza avere paura, di muoverci e di restare contro la violenza razzista e istituzionale. Vogliamo un permesso di

soggiorno europeo senza condizioni. Queste parole d’ordine raccolgono la forza di un movimento globale. L’8 marzo noi scioperiamo!
Il movimento femminista globale ha dato nuova forza e significato alla parola sciopero, svuotata da anni di politiche sindacali

concertative. Dobbiamo lottare perché chiunque possa scioperare indipendentemente dal tipo di contratto, nonostante il ricatto degli infiniti rinnovi e l’invisibilità del lavoro nero. Dobbiamo sostenerci a vicenda
e stringere relazioni di solidarietà per realizzare lo sciopero dal lavoro di cura, che è ancora così difficile far riconoscere come lavoro. Invitiamo

quindi tutti i sindacati a proclamare lo sciopero generale per il prossimo 8 marzo e a sostenere concretamente le delegate e lavoratrici che vogliono praticarlo, convocando le assemblee sindacali per organizzarlo e favorendo l’incontro tra lavoratrici e nodi territoriali di Non Una di Meno, nel rispetto dell’autonomia del movimento femminista. Lo sciopero è un’occasione unica per affermare la nostra forza e far sentire la nostra voce. Con lo sciopero dei e dai generi pratichiamo la liberazione di tutte le soggettività e affermiamo il diritto all’autodeterminazione sui propri corpi contro le violenze,

le patologizzazioni e psichiatrizzazioni imposte alle persone trans e intersex. Contro l’abilismo che discrimina le persone disabili rivendichiamo l’autodeterminazione e i desideri di tutti i soggetti.
Con lo sciopero dei consumi e dai consumi riaffermiamo la nostra volontà di imporre un cambio di sistema che disegni un altro modo di vivere sulla terra alternativo alla guerra, alle colonizzazioni, allo sfruttamento della terra, dei territori e dei corpi umani e animali.
Con lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo bloccheremo ogni ambito in cui si riproduce violenza economica, psicologica e fisica sulle

donne.
«Non una di meno» è il grido che esprime questa forza e questa voce. Contro la violenza patriarcale e razzista della società neoliberale, lo sciopero femminista è la risposta. Scioperiamo per inventare un tempo nuovo.
Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo!

DiGiovanna Berna

IL CUM SI SCHIERA CON I DIRITTI UMANI E CIVILI

8 MARZO: LE INIZIATIVE FP E FLC CGIL: “UNA GIORNATA DI MOBILITAZIONE, PER UNA BATTAGLIA CHE DURA TUTTO L’ANNO”

Pubblicato: 28 Febbraio 2019

Come ogni anno, per la giornata internazionale delle donne, la nostra Federazione coglie l’occasione per sostenere e rendere viva la mobilitazione continua e sostenere i temi politici di genere che caratterizzano la nostra azione sindacale, tutti i giorni, in tutte le sedi di confronto e in ogni posto di lavoro.

Tante le iniziative che si stanno organizzando: con la Segretaria Generale Serena Sorrentino e tante nostre compagne e compagni saremo in Città metropolitana, il 7 marzo (dalle ore 10) per l’iniziativa “Verso le Donne: prendiamoci cura dei nostri diritti”.

L’8 marzo, alla Direzione Generale Cinema e Spettacolo del Mibac, come ogni anno, è prevista la proiezione di un film simbolo, che questa volta sarà “Saremo giovani e bellissimi” di Letizia Lamartire, cui seguirà il dibattito con lavoratrici, lavoratori e rappresentanti del sindacato, delle istituzioni e della cultura. Sempre l’8 marzo, parteciperemo all’assemblea pubblica Cgil Cisl e Uil al Policlinico Umberto I (Aula Magna): “… Si chiamerà futura. La contrattazione di genere protagonista del cambiamento”.

Da sempre al fianco delle iniziative promosse dalla Rete Internazionale “Non Una di Meno”,

quest’anno la FP CGIL e la FLC CGIL di Roma e del Lazio hanno scelto di sostenere lo sciopero globale delle donne, che coinvolge in contemporanea circa 50 paesi nel mondo. E il pomeriggio dell’8 marzo, dalle 17, parteciperemo con i nostri fazzoletti rossi al corteo che attraverserà la città, da Piazza Vittorio a piazza Madonna di Loreto.

Questo il comunicato Fp e Flc Roma e Lazio:

“Anche quest’anno, per la giornata internazionale delle donne, le nostre Federazioni colgono l’occasione per sostenere e rendere viva la mobilitazione continua, ribadendo i temi politici di genere che caratterizzano la nostra azione sindacale, tutti i giorni, in tutte le sedi di confronto e in ogni posto di lavoro.

Ogni forma di mobilitazione è occasione per sostenere i nostri temi: dal contrasto alla violenza e alle discriminazioni sui luoghi di lavoro, alle disparità di accesso, retribuzione e carriera, al sostegno all’implementazione dei servizi sul territorio, come il potenziamento della rete dei consultori e dei centri antiviolenza, fino alla battaglia storica per la piena applicazione della legge 194, per cui a 40 anni di distanza, l’esercizio dell’obiezione di coscienza del personale sanitario, ha impedito il potenziamento dei reparti dedicati all’interruzione volontaria. Nonostante qualche correttivo, ancora oggi chi vi opera va incontro a carriere penalizzate e turni massacranti, così come non sempre è facile accedere al servizio per le donne che lo scelgono.

Contrastiamo in ogni modo il pericoloso arretramento sulle politiche familiari e di genere da parte di un Governo che ha da subito eliminato la parola “pari opportunità” dal nome dello stesso Ministero e dalla sua agenda politica, introducendo la norma sulla maternità “flessibile”, colpendo l’immigrazione, e di conseguenza anche le donne migranti, e presentando un DdL vergognoso come il 735 “Pillon” o con l’appoggio a esponenti del mondo anti-abortista e dei Family Day, come

nel recente caso ISTAT.

Riteniamo tutto ciò uno schiaffo alle faticose conquiste sui diritti di donne e minori avvenute dopo decenni di lotta in questo Paese.

Continuiamo a dare battaglia, anche nella politica locale, agli attacchi delle stesse istituzioni a realtà fondamentali per l’assistenza sociale, sanitaria e familiare alle donne, come la querelle sulla Casa Internazionale, messa al palo per questioni tecnico-economiche, cui sottende una profonda svalutazione delle attività svolte negli anni. Una presenza importante e vitale, come tante altre realtà dell’associazionismo romano, che ha colmato il vuoto di servizi al territorio lasciato nel tempo dalle stesse istituzioni.

La formazione riveste un ruolo centrale e strategico: dall’asilo nido all’università, l’educazione alle differenze deve essere una pratica diffusa che superi la cultura formale delle pari opportunità. Obiettivo della Scuola Pubblica e di tutto il settore della Conoscenza è far emergere le criticità e le relazioni di potere che si instaurano attraverso gli stereotipi maschili e femminili e che spesso sfociano nella violenza, fisica e psichica, di genere.

Mentre vengono tagliati i servizi, continuano a mancare gli asili nido e il pagamento delle mense, non più sostenibile per un numero sempre crescente di famiglie, mette in discussione la frequenza della scuola dell’infanzia e del tempo pieno nella scuola primaria, il lavoro di cura rimane prepotentemente sulle spalle delle donne, ostacolandone la piena realizzazione professionale e sociale.

Oltre alle tante iniziative sui posti di lavoro e all’importante iniziativa Cgil Cisl e Uil al Policlinico Umberto I sulla contrattazione di genere, quest’anno la FP CGIL e la FLC CGIL di Roma e del Lazio hanno scelto di sostenere lo sciopero globale delle donne, che coinvolge in contemporanea circa 50 paesi nel mondo, proclamando una giornata di sciopero regionale per il personale di tutti i comparti. Da sempre al fianco delle iniziative promosse dalla Rete Internazionale “Non Una di Meno”, il pomeriggio dell’8 marzo, dalle 17, parteciperemo con i nostri fazzoletti rossi al corteo che

attraverserà la città, da Piazza Vittorio a piazza Madonna di Loreto.

In ogni modo e in ogni luogo, l’8 marzo saremo pronti a ribadire che sui diritti delle donne, dei minori e di tutti coloro che subiscono discriminazioni, non si accettano passi indietro: le questioni di genere, complessivamente intese, come ogni questione che riguarda i diritti fondamentali della persona, sono cultura, prima ancora che norme da attuare”.

DiGiovanna Berna

Primo Comunicato Stampa Gruppo Promotore Intercategoriale

l GPI,  Gruppo Promotore Interdisciplinare, esprimendo i sentimenti di migliaia di operatori delle terapie psico/corporee ad indirizzo artistico e di tutte le professioni sociosanitarie interessate, si rivolge alle istituzioni, alla cittadinanza, alle forze politiche e sociali, alle fonti di comunicazione della tutela della salute e della cultura al fine di sensibilizzare le autorità preposte e la pubblica opinione a sostenere la richiesta di applicazione dell’art.5 della legge 3 gennaio 2018 riguardante l’attivazione dell’area sociosanitaria delle professioni.

A tale scopo propone una serie di iniziative di sollecitazione e tra queste la petizione online:

 https://www.change.org/p/ministro-salute-giulia-grillo-attivare-l-area-delle-professioni-sociosanitarie-applicare-l-art-5-della-legge-3-del-2018  .

A tutt’oggi questa area è stata istituita nell’art.5 della legge 3 dell’11 gennaio 2018, con giusta intuizione del legislatore in un settore, quale quello sociosanitario, ad elevata espansione per l’attuale quadro demografico e quello epidemiologico e in forza della mutata denominazione del nome del Ministero da “della Sanità” a “della Salute”,  che ha espanso la mission del Dicastero in uno spettro di intervento e di competenza che va oltre la concezione di ambito sanitario in senso stretto ed ora aderente al concetto di salute, proprio dell’OMS e del diritto sancito dall’art.32 della Costituzione Repubblicana.

E’ bene ricordare, altresì, che alcune figure professionali sono state inserite per rivedere le criticità di alcuni profili, quali l’Operatore Socio Sanitario, il doppio canale formativo universitario dell’educatore professionale in sanità e di quello nel sociale o l’incongruo inquadramento nel ruolo tecnico di alcune professioni quali l’assistente sociale ed il sociologo, che ne limita e circoscrive le potenzialità operative.

Ma l’attivazione di quest’area offre una legittimazione più adeguata a quelle professioni non riconosciute ancora nel SSN, in particolare nell’area dell’integrazione sociosanitaria, ma ritenute utili ed efficaci per il piano terapeutico, presenti in presidi sociosanitari pubblici e privati, ad iniziare dalle terapie psico/corporee ad indirizzo artistico.

Per quanto sopra esposto è di estrema importanza, per migliaia di operatori, utenti e familiari, che il Ministero della Salute attivi tutte le necessarie procedure per dar corso all’attuazione dell’area sociosanitaria  delle professioni.

Per il GPI Gruppo Promotore Interdisciplinare

Rolando P. Mancini – musicoterapista, portavoce

Mila Sanna –  Psicologa, Psicoterapeuta

Simonetta Ottone, Danzamovimentoterapeuta

Roma  22- 02-2019

DiGiovanna Berna

Il percorso nazionale per il vero riconoscimento

Comunicato sul percorso nazionale per il vero riconoscimento:

 In aggiornamento dello stato di avanzamento della vertenza per il vero riconoscimento, corre l’obbligo di comunicare alle variegate realtà di settore quanto segue:

– il contesto nazionale del percorso appare nella fase attuale complesso e disarticolato;

– una circolare del MISE pone specifici limiti alle Associazioni che hanno aderito alla legge 4, dati alla mano, per l’iscrizione nell’elenco previsto dalla legge stessa (che non costituisce riconoscimento);

– nel contempo risulta che talune regioni, nonostante la legislazione, istituiscano qualifiche professionali di “Musicoterapista” con un profilo dequalificante rispetto a quello del Musicoterapista Clinico, profilo per il quale lottiamo chiedendo l’applicazione e l’attuazione dell’art.5 della legge 3 del 2018.

– risulta anche che il MIUR abbia ipotizzato l’elaborazione di una proposta per un titolo congiunto abilitante alla professione, tutt’ora in alto mare;

–  è notizia recente che il Ministero della Salute ha previsto la realizzazione di 90 Master per le professioni dei terapisti regolamentati (e non è escluso che taluni contengano elementi di formazione post base in Musicoterapia).

 

Tutto ciò delinea il pericolo di una polverizzazione graduale della categoria e rafforza la nostra deliberazione di procedere verso:

il dossier “Documentazione Sociosanitaria Partecipata” per il Ministero della Salute, attualmente nella fase di verifica, controllo, razionalizzazione e formalizzazione nei tempi connessi al nostro lavoro di volontariato;

– l’attivazione celere di un Comitato Promotore di categoria, finalizzato ad un Coordinamento Unitario, azione valida per verificare nel breve periodo la concreta disponibilità di associazioni e singoli a procedere verso l’attuazione dell’art.5;

– l’attivazione del Comitato Promotore e del Coordinamento Nazionale inter categoria, per acquisire la forza sufficiente per la ragione sociale.

Nella fase attuale, in base alle energie umane disponibili  a livello organizzativo, si procede verso un miglioramento funzionale costituito da specifiche deleghe operative; illustri personalità del mondo scientifico/culturale/musicoterapico hanno accettato di fare parte del Comitato Promotore Categoriale, appoggiando la nostra causa, verso il Coordinamento Unitario, con cui verranno stabiliti anche i tempi ed i modi della consegna al Ministero della Salute del Dossier raccolto attraverso l’operazione “Documentazione Sociosanitaria Partecipata”, conclusasi il 31/12/2018.

Altre importanti iniziative, quali incontri istituzionali, convegni ed altro, sono in corso e verranno opportunamente documentati e divulgati.

 

Il direttivo CUM – Sanità

 

 

 

 

 

DiGiovanna Berna

Relazione del Presidente Rolando Proietti Mancini all’Assemblea Annuale CUM -Formia 15 Settembre 2018

 Assemblea CUM -Appunti del Presidente

Il Cum-Sanita, Consiglio Unitario Musicoterapisti Italiani per la professione sociosanitaria    ( gia’  attivo come Comitato Nazionale Musicoterapia Democratica  per un decennio ) e’ in attivita’ da 2 anni e nasce come movimento professionale per il riconoscimento nel ruolo sociosanitario.

Al fine del raggiungimento dell’obiettivo del riconoscimento della professione svolge periodicamente convegni e seminari , alcuni recentemente :-

-a Milano

-a Napoli

-a Formia

sui temi della musicoterapia nella scuola , nella sanita’ , nella societa’.

Stabilisce contatti costruttivi con numerose istituzioni:_

-Parlamento della Repubblica

-Ministero Salute

-Miur

-Regioni

-Provincie

-Comuni

-Sindacati

-Associazioni professionali

-Esponenti scientifici del settore

-Partiti politici regionali e nazionali

-Conservatori

-Centri di riabilitazione

Pubblica articoli di settore su quotidiani , siti e blog nazionali

Mantiene contatti professionali attraverso la rete con numerosi professionisti

E’ stato convocato in audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera per sollecitare l’attivazione dell’area delle professioni sociosanitarie  , ora art. 5   del DDL Lorenzin.

Fa parte della consulta delle professioni suscitata dalla Cgil Nazionale

Ha rapporti di collaborazione con l’AIM e di Consultazione con la Confiam e l’Apid ed altre realtà di settore

Ha realizzato una petizione nazionale per la ragione sociale raccogliendo 3347 firme

Ha in programmazione un convegno Ecm di informazione per le professioni sanitarie regolamentate.

Recentemente ha svolto audizioni presso la Regione Lombardia e Campania.

Recentemente:-

Ha inviato in data 7-2-2018 una lettera ufficiale agli uffici competenti del Ministero della Salute , avente come oggetto :-

“ Richiesta di avviamento delle procedure previste dalla legge 11 gennaio 2018, n. 3 * , Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonchè disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute

nello specifico proposta di valutazione di inserimento nell’area delle professioni sociosanitarie , art. 5 della normativa , della professione del musicoterapista.”

Ha incontrato presso la sede del Miur le dirigento del Ministero della Salute e del Miur Rinaldi e Lanzafame martedi’ 20 marzo 2018 avendo conferma dalla Dott.ssa Rinaldi di conferma dell’apertura della procedura di candidatura della professione all’interno dell’area delle professioni sociosanitarie ed in quel contesto la richiesta dell’invio preliminare della documentazione definita dossier musicoterapia.

Ha incontrato il Capo di Gabinetto del sottosegretario alla Salute Bartolazzi , Prof. Sciacchitano , il quale ha chiesto la contemporanea consegna del dossier al suo ufficio per il necessario ruolo del settore politico al fianco dei dirigenti amministrativi.

Organizzazione in schema

Attività :-

-rapporti con uffici legali ed esperti di settore

-rapporti con il commercialista

-esecuzioni direttive commercialista

-trasferte all’ufficio delle entrate

-contatti telefonici continui membri direttivo

-gestione amministrativa soci con permanente aggiornamento della documentazione

-richiesta di documentazione non pervenuta

-programmazione , preparazione , realizzazione assemblee direttivo e riunioni skype

-amministrazione riunioni

-ricerca di mercato nel settore siti web e copertura assicurativa

-rapporti frequenti con il webmaster

-rapporti con scuole di formazione

-rapporti con centri di riabilitazione

-rapporti con le professioni sanitarie

-rapporti sindacali

-rapporti ministeriali

-trasferte per diffusione della ragione sociale

-audizioni parlamentari e regionali

-programmazione e realizzazione convegni

-programmazione , realizzazione e gestione della documentazione sociosanitaria partecipata nazionale , DOSSIER

-razionalizzazione delle attivita’ permanente di segreteria

-consigli specifici a richieste di informazione

-programmazione , realizzazione permanente dell’economato

-osservatorio e contatti con il mondo degli studenti

-contatti permanenti per risoluzione delle criticità quotidiane

-rapporti con Aim , Confiam , Assisi , Consulta professioni , esperti di settore, Isfom , Conservatorio di Mantova , etc.

(alcune attività hanno subito ritardi o sospensioni per problematiche familiari che hanno ridotto l’attività del presidente).

Ipotesi -Bozza di strategie e tecniche di sviluppoDi fronte ad evidenti fenomeni di difficolta’ e disagio in ampi settori sociali riguardanti l’area della comunicazione , dell’espressivita’ e della gestione emozionale , riteniamo necessario sollecitare un percorso di confronto interdisciplinaretra tutti gli operatori sonori impegnati nell’area espressiva , artistica ,educativa , riabilitativa , terapeutica , in sintesi tra tutte le aree professionali che utilizzano prevalentemente l’elemento sonoro nei contesti artistici , sociosanitari , di ricerca.

Nello sviluppo della ricerca specialistica ( ad es. musicologica , etnomusicologia , musicoterapica , di psicologia della musica , ed esperienze collaterali) , insieme alla crescita e all’arricchimento scientifico e culturale , emerge la necessita’ di una messa in circuito delle esperienze che via via si compiono , facendo in modo che l’area espressiva ne usufruisca positivamente e dando piu’ forza alla dignita’ professionale degli operatori.

Nello sviluppo specialistico e di parcellizzazione della ricerca , molto spesso la musica viene inserita in ambiti educativi , riabilitativi e terapeutici.

E’ il caso ad es. della musicoterapia ; le esperienze di ricerca applicata in questo campo devono poter essere vivificanti e ricostituenti per molti ambienti sociali .

E’ generalmente noto , nello specifico , come il neonato entri a far parte di un ecosistema , anche sonoro , e lo modifichi (e ne vienga modificato ) profondamente ; egli tende a realizzare un processo di complementarieta’ anche e soprattutto con l’ambiente sonoro , attraverso un meccanismo interattivo che definisce i confini della reciproca compatibilita’.

Considerando negativamente lo stato dell’ecosistema sonoro metropolitano , si puo’ affermare che occorra una particolare capacita’ esplorativa e comunicativa ed una modificabilita’ ed adattabilita’ dei propri ritmi e scelte comportamentali , che non sono spontanee in generale ma che possono essere apprese con l’esperienza , soprattutto se guidati dall’interazione con persone esperte e professionalmente preparate.

Se cio’ vale per il bambino normodotato a maggior ragione vale per il disabile , il quale ha problemi (sensori sporchi) nell’esplorare e gestire l’ecosistema.

Scopo dell’operatore e’ quello di incrementare la variabilita’ e modificabilita’ adattiva sonora , attraverso la modulazione mirata delle perturbazioni presenti nella nicchia ecologica sonora (inizialmente nel dialogo sonoro).

Fondamentale sappiamo e’ l’esplorazione del confine tra limiti e possibilita’ sonore , facilitando l’individuo a produrre variabilita’ , autorganizzazione , riflessione , confronto , commento verbale e non verbale dell’esperienza stessa.

In questo particolare aspetto quindi educare e riabilitare (apprendimento in condizioni patologiche ) musicalmente e’ un processo con una base epistemologica comune :- significa consentire all’individuo , con o senza danno delle funzioni di comunicazione parametrica sonora , di continuare a costruire la propria identita’ sonora caratteristica , a variare i parametri sonori ed a costruire significato musicale , utilizzando la voce e gli strumenti musicali.

Uno di questi settori e’ il multiforme e variegato arcipelago di ricerca musicoterapica , il quale si sviluppa anche nel settore piu’ propriamente clinico e terapeutico. Si deve escludere dal mondo dell’espressivita’ sonora?

Intendiamo sviluppare una riflessione comune che contribuisca a collocare tali studi e ricerche nell’alveo del mondo della musica non confondendo la musicoterapia con la musica IN terapia.

A nostro avviso , nel massimo rispetto della funzione sociale , coinvolgente , comunicativa , umana , etc. , della musica in generale ,  osserviamo nello specifico che la musica può anche essere usata negativamente ( ricordate Arancia Meccanica e Qualcuno volò sul nido del cuculo? ) o per indurre stati d’animo artificialmente. La sommatoria ” musica piu’ medico ” non significa terapia ; la musica ha molte valenze in un contesto adeguato , collegata alla cultura dello stesso . La presenza della musica o della danza in un reparto ospedaliero o in un centro di riabilitazione e’ potente come impatto , ma a volte rischia di essere purtroppo un vaso fiorito in una casa malandata. La descrizione di un’esperienza simile suscita generalmente nell’osservatore ammirazione ed emozione , come una parete colorata in un reparto pediatrico , ma ciò non basta a definire l’evento come terapeutico. La terapia quando avviene in un contesto corale , condiviso , empatico , condotta da una equipe armonica , ha una musica interna già di per sè.
In contesti disarmonici e scoordinati e’ innegabile verificare che la musica “armonica” proposta da professionisti formati ha a volte il potere di agire da contenitore positivo , ma in generale non e’ la musica che conta ma il musicoterapista , non e’ il mezzo ma il modo. Per questo non siamo del parere di chiamare terapia la musica o la danza quando si svolge in un contesto sanitario. La musicoterapia , per l’esperienza di una storia partecipata di ricerca applicata mondiale , e’ un’altra cosa ; non e’ musica piu’ terapia ma e’ musica come terapia , e’ un incontro tra il mondo della musica e quello della terapia , che non restano uguali a se’ stessi ma cambiano qualcosa entrambi..

La musicoterapia caratterizzandosi culturalmente ed istituzionalmente come disciplina e ricerca autonoma dai contesti di formazione musicale , rischierebbe di indurre nell’immaginario collettivo un’idea conseguente di impoverimento della “musica intera” , privata della “musica interna” (rimarrebbe alla musica l’esposizione asettica estetico-intellettuale? La specializzazione esecutiva?).

Si pone quindi la questione della riappropriazione (ecologia della musica) da parte del mondo sonoro delle sue funzioni nel contesto delle contemporanee ricerche settoriali ed iperspecialistiche. Non si deve , a ns. avviso , sanitarizzare la musica , o “musicalizzare” le strutture socio-sanitarie attraverso la dislocazione ed il decentramento delle istituzioni musicali unitamente alla collocazione nelle strutture sociosanitarie di alcune attivita’ del circuito musicale pubblico e privato.

 

Ripetiamo pertanto che la musicoterapia non e’ musica piu’ terapia( si pensi alle evidenti differenze estetiche , di obiettivi , strategie e verifiche) ma e’ musica come terapia , e’ un incontro tra il mondo della musica e quello della terapia , che non restano uguali a se’ stessi ma cambiano qualcosa entrambi.

Intendiamo proporre al mondo artistico musicale , educativo , riabilitativo e terapeutico , musicologico e di ricerca , un processo di collocazione territoriale al quale invitiamo anche le strutture sociosanitarie locali che realizzano attivita’ musicali , i gruppi musicali , i centri educativi , i locali musicali , i centri di ricerca sonora , di etnomusicologia , di pedagogia e psicologia della musica , per dar vita ad un ARCIPELAGO SONORO ESPRESSIVO , centro studi e documentazione sulle funzioni ed i modi d’uso della musica “interna” e della musica “intera” , che intendiamo tutelare promuovendo il recupero e la rivitalizzazione delle sue varie funzioni. A tale scopo potremmo fare appello al mondo della musica istituzionale , e non , affiche’ si esprima in merito aderendo all’ipotesi culturale nascente sottoscrivendo a titolo di promotori un manifesto ed esponendo ad esempio sulla propria stampa di attivita’ la scritta :-QUESTO EVENTO (O ATTIVITA’) “ADERISCE ALL’ ARCIPELAGO SONORO ESPRESSIVO” o simile.

Territorialmente si potrebbe proporre di dare vita ad ARCHIVI SONORO ESPRESSIVI LOCALI , composti da :–esperienze musicali-gruppi musicali-insegnanti , scuole di musica-istituzioni musicali decentrate-esperienze musicoterapiche individuali e collettive-scuole statali e private , universita’-centri di riabilitazione con attivita’ sonore-centri sanitari con attivita’ sonore-centri socio-sanitari interessati-centri studi sonori e musicali-negozi musicali-biblioteche con settori sonori e musicali-centri ambientalisti impegnati nel campo dell’inquinamento sonoro-musicologi , etnomusicologi-persone interessate , etc.

Potrebbe essere compito dei firmatari di una proposta partecipata stilare un documento ed elaborare un TESTO INIZIALE l’accettazione del quale potrebbe essere necessaria per esporre una adesione che comunichi con il pubblico l’appartenenza alla RETE .

La presenteipotesi-bozza intende fare in modo che la MUSICA INTERA , in tutte le sue funzioni e potenzialita’ espressive , educative , riabilitative e terapeutiche , continui a vivere e svilupparsi nella sua complessita’ , globalita’ e totalita’ , nell’area comune e condivisa che potremmo definire ECOLOGIA DELLA MUSICA cosa che potrebbe permettere lo sviluppo della conoscenza e diffusione della musicoterapia vera in un contenitore piu’ vasto rendendo piu’ forti i musicoterapisti.

Rolando Proietti Mancini Presidente CUM

Formia li  15-9-2018

DiGiovanna Berna

L’intervento della Vice Presidente CUM Stefania Fusco al Convegno Nazionale del 15 Settembre 2018

Lo Stato dell’Arte nel Percorso del Riconoscimento del Musicoterapista

La musicoterapia italiana si diffonde e nel panorama lavorativo emergono contraddizioni evidenti; la situazione appare confusa e priva di tutele. I musicoterapisti operano generalmente nella libera professione, tra mille difficoltà, e sono pochi i professionisti assunti con contratto a tempo determinato e indeterminato; spesso viene usata la formula co.co.pro. Ci si trova nell’area dei cosiddetti atipici.
Essendo diffusa la pratica dell’appalto a cooperative socio-sanitarie, spesso i musicoterapisti affollano il settore dei soci cooperatori, soci con scarsi elementi partecipativi e poche garanzie.
Non stiamo parlando di Musica IN terapia, che prevede semplicemente la compresenza di personale sanitario, con il musicista ovviamente. Stiamo parlando di una professione sviluppata a livello mondiale e che abbisogna di un setting adeguato e di una appropriata formazione.
A fronte dei ritardi nel riconoscimento gran parte dell’attività si svolge in ambito formativo, una sorta di auto impiego, nel quale i musicoterapisti si impegnano in qualità’ di docenti in un sovradimensionato mondo di scuole e corsi non sempre di livello.
Da ciò se ne deduce che coloro che con fatica sono di fatto entrati nel sistema socio-sanitario, rischiano di veder vanificare i loro sforzi, rischiando addirittura l’espulsione a fronte di eventuali regolamentazioni imperfette e disattente.

Per comprendere meglio l’argomento va premesso che la Conferenza Stato-Regioni (Comunicato stampa n. 26 dell’11 febbraio 2013 del Ministero della Salute) delibero’ la esclusiva pertinenza delle professioni sanitarie nell’area diagnostica; preventiva, riabilitativa e terapeutica (e quindi non delle professioni del cosiddetto “benessere”).
Ecco inoltre il chiarimento del Ministro di allora, Balduzzi:
“Le attività di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione in campo sanitario sono attività di competenza e riservate alle professioni sanitarie.”
Lo ribadisce un provvedimento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, su proposta del Ministro della Salute, Prof. Renato Balduzzi, seguito all’approvazione della legge 4 del 14 gennaio 2013 con la quale si dettano norme per il riconoscimento delle professioni non organizzate, dalle quali restano fuori le attività riservate per legge alle professioni sanitarie.
La complessità dell’ambito di intervento delle 28 professioni laureate vigilate dal Ministero della Salute, interessate da una continua evoluzione scientifica, tecnologica, formativa ed di ordinamento, rende necessario un approfondimento tecnico e giuridico delle attività proprie delle professioni sanitarie attraverso una preliminare ricognizione delle funzioni di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione riservate alle professioni sanitarie. Il provvedimento ne affida la competenza al Consiglio Superiore di Sanità.
“Con questa attività ricognitiva – afferma il Ministro Balduzzi – si intende informare correttamente i cittadini su quali siano i professionisti a cui la legge affida la cura della loro salute e, nel contempo, dare garanzie ai professionisti della salute nella certezza che non vi possa essere sovrapposizione di competenze con altri operatori che non abbiano conseguito l’accreditamento formativo e professionale richiesto alle professioni sanitarie dall’attuale normativa, nazionale e dell’Unione Europea”.

Di fatto, per dribblare la normativa, accade che associazioni, che nei convegni e nei corsi illustrano le valenze terapeutiche delle proprie tecniche, non esitino successivamente a “modificarsi geneticamente” parlando genericamente di benessere , pedagogia, integrazione , etc., in una sorta di doppiezza e trasformismo deleteri.
La cosa e’ paradossale se si pensa che tali strutture formative hanno nel contempo contribuito alla presentazione di proposte di legge come da prassi giuridica, per percorrere correttamente ai fini del riconoscimento la strada delle leggi delle professioni sanitarie (cfr. proposta Sbrollini in materia di musicoterapia , etc.), con annessa necessaria laurea abilitante (hanno cioe’ tentato una strada potenzialmente corretta prima di aderire con modalità esclusive alla legge 4)..

In questo contesto si corre il rischio di gettare a mare l’immensa ricerca nei centri di riabilitazione, diurni, centri psico-medico-pedagogici , case-famiglia, comunità terapeutiche, il lavoro sul campo fatto per anni e anni otto ore al giorno, montagne di supervisioni, cartelle di osservazione, valutazione, riunioni d’equipe, collaborazioni interdisciplinari, meglio impostate delle rare attività libero professionali operative dei diplomati e diplomandi.

In merito alla legge 4 del 2013 va ancora una volta sottolineato che essa non si riferisce alle professioni che, come la nostra, si attengono all’area clinica, sanitaria e sociosanitaria.

Riteniamo che vada tutelato il lavoro esistente e passato denso di ricerca sul campo, patrimonio della musicoterapia, e, così, tutelare i pionieri della musicoterapia applicata, rispettando il loro lungo e affannoso cammino nelle istituzioni; i musicoterapisti e le musicoterapiste nelle istituzioni socio-sanitarie già esistono e non nasceranno certo anche dopo il logo dell’ennesima associazione.

Infatti nella storia della ricerca non nascono prima le scuole, i professori, le associazioni; nascono prima i ricercatori pionieri e coraggiosi, finanziati da aziende coraggiose che così, di fatto, contribuiscono alla ricerca, difficile anche in questo settore.

Occorre, inoltre, che una vera regolamentazione rispetti l’esistente e lo tuteli, anzi lo rafforzi, cosicché da esso si sviluppi ancor più la musicoterapia; occorre che i lavoratori precari trovino giustizia ed assunzione nel rispetto dei diritti umani e sindacali; occorre che vengano scritte nelle leggi norme transitorie democratiche e rispettose di questi nostri colleghi, sanatorie giuste nel rispetto e nella tutela dell’utenza.

Occorre che chi parla di nuova professione sappia che non si parte dall’anno zero né dalle auto referenze, ma dal lavoro collettivo di molti.

L’inserimento della figura professionale del musicoterapista all’interno dell’area delle professioni sociosanitarie attivate dalla legge Lorenzin, approvata definitivamente il 22 dicembre 2017, permetterà l’attivazione di bandi pubblici di concorso, per gli assunti l’acquisizione dei diritti civili e penali come le altre figure professionali attraverso i diritti contrattuali e sindacali del contratto del pubblico impiego relativo alla Sanità Pubblica e Privata, il diritto alla retribuzione della malattia, alle ferie, a permessi per particolari esigenze, alla prevenzione e alla sicurezza sui posti di lavoro, alla possibilità di attivare mutui bancari, al TFR, alla pensione per lavoratori dipendenti, oltre al diritto professionale di parità con le altre figure sanitarie, etc. (basta leggere il Contratto Collettivo Nazionale della Sanità Pubblica e Privata per capire).
E’ bene ricordare, altresì, che finora l’unica figura istituita in aderenza a tale area è quella dell’operatore sociosanitario mentre l’attivazione dell’area sociosanitaria porta sia a rivedere le criticità di alcuni profili, come sia il doppio canale formativo universitario dell’educatore professionale in sanità e nel sociale, sia l’incongruo inquadramento nel ruolo tecnico di alcune professioni quali l’assistente sociale ed il sociologo che ne limita e circoscrive le potenzialità operative.
L’attivazione di quest’area offre una legittimazione più adeguata, nell’area dell’integrazione sociosanitaria appunto, a quelle professioni non ancora riconosciute nel SSN, ma ritenute utili ed efficaci per il piano terapeutico, già presenti in presidi sociosanitari pubblici e privati, ad iniziare dal musicoterapista.

E’ bene ricordare che l’attivazione dell’area sociosanitaria porta sia a rivedere le criticità di alcuni profili, come sia il doppio canale formativo universitario dell’educatore professionale in sanità e nel sociale, sia l’inquadramento nel ruolo tecnico di alcune professioni quali l’assistente sociale ed il sociologo , oltre a collocare adeguatamente l’operatore socio sanitario.

In tale contesto il Cum-Sanità, in costante collegamento con le istituzioni, ha il compito di sollecitare la conclusione del percorso legislativo nel rispetto della storia dei musicoterapisti, evitando disattenzioni nella applicazione ed in particolare difendendo chi già e’ formato e già opera con serietà e professionalità nel settore. Il Cum-Sanità ricorda al legislatore che non si tratta solo di individuare un adeguato e moderno corso di formazione, ma di dialogare con la formazione esistente di buon livello; ricorda inoltre che non si comincia dall’anno zero essendo molti musicoterapisti di livello già inseriti nel mondo sociosanitario e di tutto abbiamo bisogno, ma non di togliere lavoro ai nostri colleghi e colleghe che coraggiosamente hanno scelto questa nuova stupenda professione.

S. Fusco – vicepresidente CUM

DiGiovanna Berna

Comunicato per proroga scadenza presentazione Dossier “Documentazione Sociosanitaria Partecipata” ed istruzioni invio lavori

Comunicato proroga scadenza presentazione Dossier “Documentazione Sociosanitaria Partecipata” ed istruzioni invio lavori.

Comunicato per Dossier “Documentazione Sociosanitaria Partecipata” da inviare al Ministero della Salute

In considerazione dell’adesione recente del CEP di Assisi, corso quadriennale di formazione in Musicoterapia, nella persona del prof. Enrico Ricci Bitti;
in considerazione dell’adesione recente dell’Isfom di Napoli, corso di formazione triennale in Musicoterapia, nella persona della prof.ssa Diana Facchini;
in considerazione della collaborazione in corso con l’associazione AIM, nelle persone delle dott.sse Mariagrazia Baroni e Marinella Maggiori;
in considerazione della collaborazione con il corso triennale di Musicoterapia del Conservatorio di Mantova, nella persona del dott. Livio Claudio Bressan;
in considerazione di altri contatti in corso, che saranno resi noti non appena definiti,
ed in considerazione della fase politica e dei contatti politici del presidente del CUM Rolando Proietti Mancini, che disegnano un nuovo rapporto da costruire con le nuove dirigenze, ed anche in considerazione del mutamento di alcune dirigenze in campo tecnico,
i commissari nominati per la gestione e verifica della documentazione sociosanitaria partecipata, Rolando Proietti Mancini e Giovanna Berna, ai fini della presentazione della candidatura della nostra associazione, ai sensi della legge Lorenzin del 22 dicembre 2017, decidono di definire la data del 31 dicembre 2018 quale termine ultimo della raccolta della documentazione, in regola ed in linea con le direttive ripetutamente trasmesse attraverso gli aggiornamenti dei responsabili.

Rolando Proietti Mancini Presidente CUM
Giovanna Berna Coordinatrice Scientifica CUM

Istruzioni per invio lavori al Dossier con alcune modifiche ed ulteriori informazioni

Gentilissimi Soci/e
I lavori ricevuti vengono depositati nell’archivio posto nell’area riservata del sito dell’associazione CUM “www.musicoterapista.it” ; tale area riservata contiene unicamente l’archivio, non vi è accesso per i soci/e del CUM, ma i lavori vi sono custoditi dal direttivo CUM secondo le norme indicate nella dichiarazione liberatoria, quindi senza ricevere alcun grado di pubblicità ed unicamente per essere sottoposti alla verifica del Ministero della Salute.

Nell’archivio, diviso nelle sezioni FORMAZIONE, CURRICULA, PRATICA MUSICOTERAPICA SOCIOSANITARIA, PUBBLICAZIONI, ATTI DEI CONVEGNI, DICHIARAZIONI LIBERATORIE, sono accettati unicamente file in formato PDF ed ogni lavoro viene posizionato nella sezione di appartenenza ed in un alloggiamento, al cui lato viene annotato il tipo di lavoro, il cognome dell’autore/autrice ed eventualmente la sigla di appartenenza alla propria associazione professionale.

Ogni alloggiamento può caricare unicamente documenti digitali in PDF delle massime dimensioni di 25 M bytes, spazio che comunque consente di archiviare documenti composti anche da centinaia di pagine, ma non foto, se non in PDF e non altri formati.
PERTANTO SE I FILE INVIATI NON POSSONO PARTIRE VIA MAIL, MA NECESSITANO DI SUPPORTI DI INVIO QUALI “WETRANSFER” E SIMILI, NON POTRANNO ESSERE PRESI IN CONSIDERAZIONE. (Sappiamo per esperienza che l’archivio li rigetta).

Per poter archiviare correttamente ogni lavoro inviato, questo viene trasferito dalla mail ad un archivio virtuale dropbox, da cui poi viene passato nell’archivio definitivo del sito, nella sezione di appartenenza e catalogato con il nome dell’autore/autrice, come già riferito.
PERTANTO È INDISPENSABILE CHE OGNI LAVORO SIA CONTENUTO IN UN PROPRIO FILE DISTINTO, MEGLIO NON ACCORPARE PIÙ LAVORI, CHE ABBIA UN TITOLO SEMPLICE ED IMMEDIATAMENTE RICONOSCIBILE E VI SIA UNA LIBERATORIA DEBITAMENTE COMPILATA E FIRMATA CHE ACCOMPAGNI I LAVORI.

È SUFFICIENTE UNA SOLA LIBERATORIA PER TUTTI I LAVORI PRESENTATI DA UNO STESSO AUTORE/AUTRICE.

COME NOMINARE I FILE:
Nel modo più semplice possibile:
Cosa c’è nel file, cosa è: tesi, articolo, relazione, curriculum, liberatoria, atti dei convegni ecc
Di chi è il lavoro: cognome dell’autore/autrice
(No titoli, luoghi, date; tutto ciò sarà visibile all’apertura del file)

Esempi:

Tesi Sempronio.pdf
Articolo Sempronio.pdf
Relazione Sempronio.pdf
Curriculum Sempronio.pdf
Liberatoria Sempronio.pdf
Atti Convegno Sempronio.pdf ecc.

Se un autore/un’autrice invia più articoli o più relazioni, apporrà un numero.
esempi:
Relazione 1 Sempronio.pdf
Relazione 2 Sempronio.pdf
Relazione 3 Sempronio.pdf

Articolo 1 Sempronio.pdf
Articolo 2 Sempronio.pdf
Articolo 3 Sempronio.pdf ecc.

I documenti virtuali vanno inviati a Giovanna Berna coordinatrice scientifica CUM:
coordscientificacum.berna@gmail.com
Si possono chiedere informazioni, previo appuntamento tramite mail o WA, al n. 3384723861

Per inviare materiale video contattare Paolo Nuzzi responsabile formazione CUM
formazione.cum@gmail.com

 

 

DiGiovanna Berna

Convegno Nazionale Formia (LT) 15 settembre 2018 Sala Convegni “Sorriso sul Mare”

 

 

DiPaolo Nuzzi

Relazione del Presidente del CUM SANITA’ Rolando Proietti Mancini al Convegno del 15 Settembre presso Centro di riabilitazione “Ico Salus Sorriso sul mare” (Formia)

“I risvolti sociali dell’intervento terapeutico riabilitativo”

 

Premessa da scenario

 

 

 

 

Sono , per il mio ruolo di cofondatore del Consiglio Unitario dei Musicoterapisti Italiani per la professione sociosanitaria CUM-SANITA’ , sommerso da attività di stupenda animazione musicale , musica IN terapia , musica di ambiente , musica di coccolamento , musica funzionale diffusa generalmente accompagnata dalla bellissima frase :-“La musica fa bene”.
Ora , nel massimo rispetto della funzione sociale , coinvolgente , comunicativa , umana , etc. , della musica in generale ,  rispettosamente mi permetto di osservare che la musica può anche essere usata negativamente ( ricordate Arancia Meccanica e Qualcuno volò sul nido del cuculo? ) o per indurre stati d’animo artificialmente. Non credo che la sommatoria ” musica più medico ” significhi terapia ; mi sembra che la musica abbia molte valenze in un contesto adeguato , collegata alla cultura del contesto . Non credo che la musica abbia una dimensione nobile allorché viene utilizzata per indurre stati d’animo , come fosse una pillola. La presenza della musica o della danza in un reparto ospedaliero o in un centro di riabilitazione è potente come impatto , ma a volte rischia di essere un vaso fiorito in una casa malandata. La descrizione di un’esperienza simile suscita generalmente nell’osservatore ammirazione ed emozione , come una parete colorata in un reparto pediatrico , ma ciò non basta a definire l’evento terapeutico. La terapia quando avviene in un contesto corale , condiviso , empatico , ha una musica interna già di per sè.
In contesti disarmonici e scoordinati è innegabile verificare che la musica armonica proposta da professionisti formati ha a volte il potere di agire da contenitore positivo , ma in generale non è la musica che conta ma il musicoterapista , non è il mezzo ma il modo. Per questo non sono del parere di chiamare terapia la musica o la danza quando si svolge in un contesto sanitario. La musicoterapia , per l’esperienza di tutta una vita , è un’altra cosa ; non è musica più terapia ma è musica come terapia , è un incontro tra il mondo della musica e quello della terapia , che non restano uguali a se’ stessi ma cambiano qualcosa entrambe. E’ una terza cosa che crescerà nel rispetto e nella differenza con la musica ( o la danza) IN terapia.

 

 

Ora vediamo il panorama legislativo generale

 

 

A livello normativo l’importanza di interventi rivolti alla persona nella sua globalità è sancita sia dalla L. 328/2000 che dalla L. 833/78. La legge 328/2000 ha affrontato il tema dell’integrazione socio-sanitaria in diversi articoli:

  • 3; ” […] Programmazione e organizzazione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali secondo i principi dell’integrazione con i servizi sanitari […]”
  • 6
  • 8
  • 12
  • 18; “[…] Il piano nazionale indica le modalità di attuazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali e le azioni da integrare e coordinare con le politiche sanitarie […]”
  • 19; La legge prevede che le attività socio-sanitarie siano considerate nei piani di zona PDZ e nella programmazione sanitaria. Le attività socio-sanitarie devono essere programmate da Comune e ASL congiuntamente e espresse nei PDZ e nei programmi delle attività territoriali dei distretti sanitari.
  • 22

L’integrazione socio sanitaria richiama l’attenzione al benessere globale dell’individuo, anche in base alla nuova idea di salute dell’OMS, concepita come un insieme di benessere fisico, psichico e sociale. I problemi presentati dalle persone comprendono spesso componenti sanitarie e sociali: pensiamo alle difficoltà delle persone disabili, agli anziani non autosufficienti, alle persone con patologia di HIV, alle giovani madri sole, alle patologie cronico-degenerative, alla tossicodipendenze e alle patologie psichiatriche.

Nel servizio sociale i principi di unitarietà e integrità della persona guardano alla persona come a un’unità complessa, rifuggendo da ogni settorializzazione e frammentazione.

L’integrazione socio-sanitaria avviene a diversi livelli:

  • istituzionale; ci si riferisce alla collaborazione tra diverse istituzioni quali ASL, Comune, Regione che danno luogo a consorzi e unioni approvando piani integrati per raggiungere obiettivi comuni suddividendosi la responsabilità. Gli strumenti giuridiciche vengono utilizzati sono gli accordi di programma, le deleghe, le convenzioni.
  • gestionale;ci riferiamo a una metodologia di lavoro per progetti. All’interno del distretto e nei servizi si individuano configurazioni organizzative utili per garantire un efficace svolgimento delle attività: équipe multi professionale, gruppi di lavoro.
  • professionale;si fa riferimento al lavoro di operatori sociali e sanitari che integrano competenze e abilità all’interno di équipe multi professionali quali le Unità Valutazione Geriatrica (U.V.G.)
  • e le Unità Valutazione Handicap (U.V.H.).

La definizione di prestazioni socio-sanitarie è offerta dal D. Lgs 229/99 art. 3 septies che le definisce “Attività atte a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni di salute della persona che richiedono unitariamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale in grado di garantire, anche nel lungo periodo, la continuità tra le azioni di cura e quelle di riabilitazione”. Le prestazioni socio-sanitarie comprendono:

  • prestazioni sanitarie a rilevanza sociale; sono assicurate dall’ASL e comprese nei LEA (prevenzione, promozione della salute..)
  • prestazioni sociali a rilevanza sanitaria; sono di competenza del Comune ( assistenza domiciliare per persone non autosufficienti; inserimento sociale di persone disabili; …)
  • prestazioni socio-sanitarie a integrazione sanitaria;sono assicurate dall’ASL e comprese nei Livelli essenziali di assistenza (LEA)
  • – Si tratta di prestazioni con un’alta intensità della componente sanitaria. Riguardano prevalentemente le aree materno infantile, anziani, handicap, patologie psichiatriche, patologie da infezioni per h.i.v.

Rappresenta luogo privilegiato dell’ ISS , integrazione socio-sanitaria la porta unica di accesso o punto unico di accesso, PUA . Si tratta di una modalità organizzativa dell’accoglienza la cui importanza è sostenuta anche nel Piano Nazionale degli interventi e servizi sociali 2001-2003. Il PUA è finalizzato a realizzare l’accesso unificato al sistema integrato di interventi e servizi. La programmazione e gestione della PUA vanno concordate da ASL e ente locale al fine di realizzare percorsi integrati per la persona evitandole continui spostamenti. L’accoglienza e la valutazione del bisogno è integrata a multidimensionale.

L’integrazione socio sanitaria è pertanto un mezzo per raggiungere traguardi impegnativi la cui attuazione sul territorio nazionale è però disomogenea. Al fine di offrire servizi integrati, inoltre, non è sufficiente inserire il professionista in ogni servizio, ma è fondamentale che non solo i professionisti, ma le prestazioni, spesso di competenza di enti differenti, siano integrate.

 

 

 

CONSIDERAZIONI

 

 

La legge da noi auspicata e realizzata il 22 dicembre 2017 e nota come Legge Lorenzin , come è noto , ha attivato l’area delle professioni sociosanitarie ed il Cum sta operando attivamente per procedere in una fase amministrativa complessa determinata dai cambiamenti del personale politico.

Le iniziative di alcuni colleghi   si sono collocate imprudentemente nell’area della legge 4 del 2013 , creando confusione tra il ruolo pedagogico ed il ruolo terapeutico ; in conseguenza di cio’ attualmente possiamo verificare l’esistenza di fatto di un  sistema  basato su due aree musicoterapiche , l’una ” pedagogica ” e l’altra clinica .

Nella nostra area , quella clinica , come sappiamo  è possibile individuare campi di intervento nei settori psichiatrico , della disabilità , della tossicodipendenza , in molteplici reparti ospedalieri , nelle patologie della comunicazione ,   in moltissimi altri settori del disagio  , sempre  all’interno delle équipes psico-medico-pedagogiche. Ciò colloca il musicoterapista clinico come evidenziato nell’area delle professioni sociosanitarie.

La nuova area delle professioni sociosanitarie ha inizialmente , è noto ,  al suo interno l’OSS , l’educatore professionale , il sociologo e l’assistente sociale , professioni che nelle intenzioni del legislatore collaborano all’interno dei piani riabilitativi di struttura ognuna con le sue specificità , coordinati e  supervisionati dalla  direzione sanitaria  responsabile .    Il musicoterapista clinico porterà auspicabilmente  il suo contributo originale ed innovativo  sia con sedute individuali che di gruppo , sia direttamente  in aree  istituzionali che  nei contesti  sociali del disagio    ,   sempre all’interno di équipes psico –medico-pedagogiche.

Tutto questo comporta come stiamo comprendendo un grosso lavoro per ora documentale e successivamente anche di elaborazione del profilo ed infine del corso di studi , che richiederà la novità culturale-tecnico-amministrativa determinata dall’incontro del mondo musicale con il mondo scientifico.

 

 

 

Rolando P Mancini, presidente Cum Sanita’

 

 

DiGiovanna Berna

Comunicato Stampa Convegno 15 settembre 2018

 

Comunicato Stampa

 

II Convegno Nazionale MUSICOTERAPIA Terapeutico/Riabilitativa e Sociale

La Struttura Sorriso Sul Mare ospiterà anche quest’anno, come già nel 2017, il II Convegno Nazionale di Musicoterapia del CUM (Consiglio Unitario Musicoterapisti Italiani). Il convegno avrà luogo il 15 settembre p.v,  presso la Struttura in Via Appia Nuova 72 a Formia dalle ore 9.30 alle ore 13.30 grazie alla disponibilità della Famiglia Sarra rappresentata oggi nella persona di Jolanda Sarra, che, nella continuità dei principi della famiglia (cura particolare dei degenti), crede fermamente nella validità di questi trattamenti. Sono infatti molti anni che questo tipo di attività viene svolto presso la struttura.

 

All’avvenimento saranno presenti la Dott.ssa Jolanda Sarra (Socia Onoraria CUM) insieme a buona parte della dirigenza della Sorriso Sul Mare, i vertici del CUM  rappresentati tra gli altri dal PresidenteDott. Rolando Proietti Mancini e alcune cariche istituzionali.

 

Il Convegno si propone di presentare e mettere a confronto le Esperienze di Musicoterapia, di illustrare i risvolti sociali dell’intervento terapeutico-riabilitativo, fare il punto sullo stato dell’arte del percorso di riconoscimento della figura del Musicoterapista e delle prospettive in funzione delle novità legislative sulle professioni Sanitarie e Sociosanitarie. Verranno affrontate le problematiche inerenti la prevenzione e l’assistenza sanitaria nel trattamento del Paziente e gli aspetti emozionali nella relazione musicoterapica e tra gli altri argomenti gli aspetti legati all’esibizione in pubblico delle persone con disabilità.

 

È il secondo convegno che viene ospitato presso Sorriso sul Mare e fa seguito a quello effettuato lo scorso anno, durante il quale i principi del CUM e della struttura hanno affinato le sinergie e sviluppato gli intenti comuni. L’intervento musicoterapico è destinato in prima istanza agli ospiti della struttura stessa, ma l’auspicio è che lo stesso possa essere adottato e replicato sempre di più presso gli altri istituti psichiatrici.