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DiGiovanna Berna

Relazione del Presidente Rolando Proietti Mancini all’Assemblea Annuale CUM -Formia 15 Settembre 2018

 Assemblea CUM -Appunti del Presidente

Il Cum-Sanita, Consiglio Unitario Musicoterapisti Italiani per la professione sociosanitaria    ( gia’  attivo come Comitato Nazionale Musicoterapia Democratica  per un decennio ) e’ in attivita’ da 2 anni e nasce come movimento professionale per il riconoscimento nel ruolo sociosanitario.

Al fine del raggiungimento dell’obiettivo del riconoscimento della professione svolge periodicamente convegni e seminari , alcuni recentemente :-

-a Milano

-a Napoli

-a Formia

sui temi della musicoterapia nella scuola , nella sanita’ , nella societa’.

Stabilisce contatti costruttivi con numerose istituzioni:_

-Parlamento della Repubblica

-Ministero Salute

-Miur

-Regioni

-Provincie

-Comuni

-Sindacati

-Associazioni professionali

-Esponenti scientifici del settore

-Partiti politici regionali e nazionali

-Conservatori

-Centri di riabilitazione

Pubblica articoli di settore su quotidiani , siti e blog nazionali

Mantiene contatti professionali attraverso la rete con numerosi professionisti

E’ stato convocato in audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera per sollecitare l’attivazione dell’area delle professioni sociosanitarie  , ora art. 5   del DDL Lorenzin.

Fa parte della consulta delle professioni suscitata dalla Cgil Nazionale

Ha rapporti di collaborazione con l’AIM e di Consultazione con la Confiam e l’Apid ed altre realtà di settore

Ha realizzato una petizione nazionale per la ragione sociale raccogliendo 3347 firme

Ha in programmazione un convegno Ecm di informazione per le professioni sanitarie regolamentate.

Recentemente ha svolto audizioni presso la Regione Lombardia e Campania.

Recentemente:-

Ha inviato in data 7-2-2018 una lettera ufficiale agli uffici competenti del Ministero della Salute , avente come oggetto :-

“ Richiesta di avviamento delle procedure previste dalla legge 11 gennaio 2018, n. 3 * , Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonchè disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute

nello specifico proposta di valutazione di inserimento nell’area delle professioni sociosanitarie , art. 5 della normativa , della professione del musicoterapista.”

Ha incontrato presso la sede del Miur le dirigento del Ministero della Salute e del Miur Rinaldi e Lanzafame martedi’ 20 marzo 2018 avendo conferma dalla Dott.ssa Rinaldi di conferma dell’apertura della procedura di candidatura della professione all’interno dell’area delle professioni sociosanitarie ed in quel contesto la richiesta dell’invio preliminare della documentazione definita dossier musicoterapia.

Ha incontrato il Capo di Gabinetto del sottosegretario alla Salute Bartolazzi , Prof. Sciacchitano , il quale ha chiesto la contemporanea consegna del dossier al suo ufficio per il necessario ruolo del settore politico al fianco dei dirigenti amministrativi.

Organizzazione in schema

Attività :-

-rapporti con uffici legali ed esperti di settore

-rapporti con il commercialista

-esecuzioni direttive commercialista

-trasferte all’ufficio delle entrate

-contatti telefonici continui membri direttivo

-gestione amministrativa soci con permanente aggiornamento della documentazione

-richiesta di documentazione non pervenuta

-programmazione , preparazione , realizzazione assemblee direttivo e riunioni skype

-amministrazione riunioni

-ricerca di mercato nel settore siti web e copertura assicurativa

-rapporti frequenti con il webmaster

-rapporti con scuole di formazione

-rapporti con centri di riabilitazione

-rapporti con le professioni sanitarie

-rapporti sindacali

-rapporti ministeriali

-trasferte per diffusione della ragione sociale

-audizioni parlamentari e regionali

-programmazione e realizzazione convegni

-programmazione , realizzazione e gestione della documentazione sociosanitaria partecipata nazionale , DOSSIER

-razionalizzazione delle attivita’ permanente di segreteria

-consigli specifici a richieste di informazione

-programmazione , realizzazione permanente dell’economato

-osservatorio e contatti con il mondo degli studenti

-contatti permanenti per risoluzione delle criticità quotidiane

-rapporti con Aim , Confiam , Assisi , Consulta professioni , esperti di settore, Isfom , Conservatorio di Mantova , etc.

(alcune attività hanno subito ritardi o sospensioni per problematiche familiari che hanno ridotto l’attività del presidente).

Ipotesi -Bozza di strategie e tecniche di sviluppoDi fronte ad evidenti fenomeni di difficolta’ e disagio in ampi settori sociali riguardanti l’area della comunicazione , dell’espressivita’ e della gestione emozionale , riteniamo necessario sollecitare un percorso di confronto interdisciplinaretra tutti gli operatori sonori impegnati nell’area espressiva , artistica ,educativa , riabilitativa , terapeutica , in sintesi tra tutte le aree professionali che utilizzano prevalentemente l’elemento sonoro nei contesti artistici , sociosanitari , di ricerca.

Nello sviluppo della ricerca specialistica ( ad es. musicologica , etnomusicologia , musicoterapica , di psicologia della musica , ed esperienze collaterali) , insieme alla crescita e all’arricchimento scientifico e culturale , emerge la necessita’ di una messa in circuito delle esperienze che via via si compiono , facendo in modo che l’area espressiva ne usufruisca positivamente e dando piu’ forza alla dignita’ professionale degli operatori.

Nello sviluppo specialistico e di parcellizzazione della ricerca , molto spesso la musica viene inserita in ambiti educativi , riabilitativi e terapeutici.

E’ il caso ad es. della musicoterapia ; le esperienze di ricerca applicata in questo campo devono poter essere vivificanti e ricostituenti per molti ambienti sociali .

E’ generalmente noto , nello specifico , come il neonato entri a far parte di un ecosistema , anche sonoro , e lo modifichi (e ne vienga modificato ) profondamente ; egli tende a realizzare un processo di complementarieta’ anche e soprattutto con l’ambiente sonoro , attraverso un meccanismo interattivo che definisce i confini della reciproca compatibilita’.

Considerando negativamente lo stato dell’ecosistema sonoro metropolitano , si puo’ affermare che occorra una particolare capacita’ esplorativa e comunicativa ed una modificabilita’ ed adattabilita’ dei propri ritmi e scelte comportamentali , che non sono spontanee in generale ma che possono essere apprese con l’esperienza , soprattutto se guidati dall’interazione con persone esperte e professionalmente preparate.

Se cio’ vale per il bambino normodotato a maggior ragione vale per il disabile , il quale ha problemi (sensori sporchi) nell’esplorare e gestire l’ecosistema.

Scopo dell’operatore e’ quello di incrementare la variabilita’ e modificabilita’ adattiva sonora , attraverso la modulazione mirata delle perturbazioni presenti nella nicchia ecologica sonora (inizialmente nel dialogo sonoro).

Fondamentale sappiamo e’ l’esplorazione del confine tra limiti e possibilita’ sonore , facilitando l’individuo a produrre variabilita’ , autorganizzazione , riflessione , confronto , commento verbale e non verbale dell’esperienza stessa.

In questo particolare aspetto quindi educare e riabilitare (apprendimento in condizioni patologiche ) musicalmente e’ un processo con una base epistemologica comune :- significa consentire all’individuo , con o senza danno delle funzioni di comunicazione parametrica sonora , di continuare a costruire la propria identita’ sonora caratteristica , a variare i parametri sonori ed a costruire significato musicale , utilizzando la voce e gli strumenti musicali.

Uno di questi settori e’ il multiforme e variegato arcipelago di ricerca musicoterapica , il quale si sviluppa anche nel settore piu’ propriamente clinico e terapeutico. Si deve escludere dal mondo dell’espressivita’ sonora?

Intendiamo sviluppare una riflessione comune che contribuisca a collocare tali studi e ricerche nell’alveo del mondo della musica non confondendo la musicoterapia con la musica IN terapia.

A nostro avviso , nel massimo rispetto della funzione sociale , coinvolgente , comunicativa , umana , etc. , della musica in generale ,  osserviamo nello specifico che la musica può anche essere usata negativamente ( ricordate Arancia Meccanica e Qualcuno volò sul nido del cuculo? ) o per indurre stati d’animo artificialmente. La sommatoria ” musica piu’ medico ” non significa terapia ; la musica ha molte valenze in un contesto adeguato , collegata alla cultura dello stesso . La presenza della musica o della danza in un reparto ospedaliero o in un centro di riabilitazione e’ potente come impatto , ma a volte rischia di essere purtroppo un vaso fiorito in una casa malandata. La descrizione di un’esperienza simile suscita generalmente nell’osservatore ammirazione ed emozione , come una parete colorata in un reparto pediatrico , ma ciò non basta a definire l’evento come terapeutico. La terapia quando avviene in un contesto corale , condiviso , empatico , condotta da una equipe armonica , ha una musica interna già di per sè.
In contesti disarmonici e scoordinati e’ innegabile verificare che la musica “armonica” proposta da professionisti formati ha a volte il potere di agire da contenitore positivo , ma in generale non e’ la musica che conta ma il musicoterapista , non e’ il mezzo ma il modo. Per questo non siamo del parere di chiamare terapia la musica o la danza quando si svolge in un contesto sanitario. La musicoterapia , per l’esperienza di una storia partecipata di ricerca applicata mondiale , e’ un’altra cosa ; non e’ musica piu’ terapia ma e’ musica come terapia , e’ un incontro tra il mondo della musica e quello della terapia , che non restano uguali a se’ stessi ma cambiano qualcosa entrambi..

La musicoterapia caratterizzandosi culturalmente ed istituzionalmente come disciplina e ricerca autonoma dai contesti di formazione musicale , rischierebbe di indurre nell’immaginario collettivo un’idea conseguente di impoverimento della “musica intera” , privata della “musica interna” (rimarrebbe alla musica l’esposizione asettica estetico-intellettuale? La specializzazione esecutiva?).

Si pone quindi la questione della riappropriazione (ecologia della musica) da parte del mondo sonoro delle sue funzioni nel contesto delle contemporanee ricerche settoriali ed iperspecialistiche. Non si deve , a ns. avviso , sanitarizzare la musica , o “musicalizzare” le strutture socio-sanitarie attraverso la dislocazione ed il decentramento delle istituzioni musicali unitamente alla collocazione nelle strutture sociosanitarie di alcune attivita’ del circuito musicale pubblico e privato.

 

Ripetiamo pertanto che la musicoterapia non e’ musica piu’ terapia( si pensi alle evidenti differenze estetiche , di obiettivi , strategie e verifiche) ma e’ musica come terapia , e’ un incontro tra il mondo della musica e quello della terapia , che non restano uguali a se’ stessi ma cambiano qualcosa entrambi.

Intendiamo proporre al mondo artistico musicale , educativo , riabilitativo e terapeutico , musicologico e di ricerca , un processo di collocazione territoriale al quale invitiamo anche le strutture sociosanitarie locali che realizzano attivita’ musicali , i gruppi musicali , i centri educativi , i locali musicali , i centri di ricerca sonora , di etnomusicologia , di pedagogia e psicologia della musica , per dar vita ad un ARCIPELAGO SONORO ESPRESSIVO , centro studi e documentazione sulle funzioni ed i modi d’uso della musica “interna” e della musica “intera” , che intendiamo tutelare promuovendo il recupero e la rivitalizzazione delle sue varie funzioni. A tale scopo potremmo fare appello al mondo della musica istituzionale , e non , affiche’ si esprima in merito aderendo all’ipotesi culturale nascente sottoscrivendo a titolo di promotori un manifesto ed esponendo ad esempio sulla propria stampa di attivita’ la scritta :-QUESTO EVENTO (O ATTIVITA’) “ADERISCE ALL’ ARCIPELAGO SONORO ESPRESSIVO” o simile.

Territorialmente si potrebbe proporre di dare vita ad ARCHIVI SONORO ESPRESSIVI LOCALI , composti da :–esperienze musicali-gruppi musicali-insegnanti , scuole di musica-istituzioni musicali decentrate-esperienze musicoterapiche individuali e collettive-scuole statali e private , universita’-centri di riabilitazione con attivita’ sonore-centri sanitari con attivita’ sonore-centri socio-sanitari interessati-centri studi sonori e musicali-negozi musicali-biblioteche con settori sonori e musicali-centri ambientalisti impegnati nel campo dell’inquinamento sonoro-musicologi , etnomusicologi-persone interessate , etc.

Potrebbe essere compito dei firmatari di una proposta partecipata stilare un documento ed elaborare un TESTO INIZIALE l’accettazione del quale potrebbe essere necessaria per esporre una adesione che comunichi con il pubblico l’appartenenza alla RETE .

La presenteipotesi-bozza intende fare in modo che la MUSICA INTERA , in tutte le sue funzioni e potenzialita’ espressive , educative , riabilitative e terapeutiche , continui a vivere e svilupparsi nella sua complessita’ , globalita’ e totalita’ , nell’area comune e condivisa che potremmo definire ECOLOGIA DELLA MUSICA cosa che potrebbe permettere lo sviluppo della conoscenza e diffusione della musicoterapia vera in un contenitore piu’ vasto rendendo piu’ forti i musicoterapisti.

Rolando Proietti Mancini Presidente CUM

Formia li  15-9-2018

DiGiovanna Berna

L’intervento della Vice Presidente CUM Stefania Fusco al Convegno Nazionale del 15 Settembre 2018

Lo Stato dell’Arte nel Percorso del Riconoscimento del Musicoterapista

La musicoterapia italiana si diffonde e nel panorama lavorativo emergono contraddizioni evidenti; la situazione appare confusa e priva di tutele. I musicoterapisti operano generalmente nella libera professione, tra mille difficoltà, e sono pochi i professionisti assunti con contratto a tempo determinato e indeterminato; spesso viene usata la formula co.co.pro. Ci si trova nell’area dei cosiddetti atipici.
Essendo diffusa la pratica dell’appalto a cooperative socio-sanitarie, spesso i musicoterapisti affollano il settore dei soci cooperatori, soci con scarsi elementi partecipativi e poche garanzie.
Non stiamo parlando di Musica IN terapia, che prevede semplicemente la compresenza di personale sanitario, con il musicista ovviamente. Stiamo parlando di una professione sviluppata a livello mondiale e che abbisogna di un setting adeguato e di una appropriata formazione.
A fronte dei ritardi nel riconoscimento gran parte dell’attività si svolge in ambito formativo, una sorta di auto impiego, nel quale i musicoterapisti si impegnano in qualità’ di docenti in un sovradimensionato mondo di scuole e corsi non sempre di livello.
Da ciò se ne deduce che coloro che con fatica sono di fatto entrati nel sistema socio-sanitario, rischiano di veder vanificare i loro sforzi, rischiando addirittura l’espulsione a fronte di eventuali regolamentazioni imperfette e disattente.

Per comprendere meglio l’argomento va premesso che la Conferenza Stato-Regioni (Comunicato stampa n. 26 dell’11 febbraio 2013 del Ministero della Salute) delibero’ la esclusiva pertinenza delle professioni sanitarie nell’area diagnostica; preventiva, riabilitativa e terapeutica (e quindi non delle professioni del cosiddetto “benessere”).
Ecco inoltre il chiarimento del Ministro di allora, Balduzzi:
“Le attività di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione in campo sanitario sono attività di competenza e riservate alle professioni sanitarie.”
Lo ribadisce un provvedimento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, su proposta del Ministro della Salute, Prof. Renato Balduzzi, seguito all’approvazione della legge 4 del 14 gennaio 2013 con la quale si dettano norme per il riconoscimento delle professioni non organizzate, dalle quali restano fuori le attività riservate per legge alle professioni sanitarie.
La complessità dell’ambito di intervento delle 28 professioni laureate vigilate dal Ministero della Salute, interessate da una continua evoluzione scientifica, tecnologica, formativa ed di ordinamento, rende necessario un approfondimento tecnico e giuridico delle attività proprie delle professioni sanitarie attraverso una preliminare ricognizione delle funzioni di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione riservate alle professioni sanitarie. Il provvedimento ne affida la competenza al Consiglio Superiore di Sanità.
“Con questa attività ricognitiva – afferma il Ministro Balduzzi – si intende informare correttamente i cittadini su quali siano i professionisti a cui la legge affida la cura della loro salute e, nel contempo, dare garanzie ai professionisti della salute nella certezza che non vi possa essere sovrapposizione di competenze con altri operatori che non abbiano conseguito l’accreditamento formativo e professionale richiesto alle professioni sanitarie dall’attuale normativa, nazionale e dell’Unione Europea”.

Di fatto, per dribblare la normativa, accade che associazioni, che nei convegni e nei corsi illustrano le valenze terapeutiche delle proprie tecniche, non esitino successivamente a “modificarsi geneticamente” parlando genericamente di benessere , pedagogia, integrazione , etc., in una sorta di doppiezza e trasformismo deleteri.
La cosa e’ paradossale se si pensa che tali strutture formative hanno nel contempo contribuito alla presentazione di proposte di legge come da prassi giuridica, per percorrere correttamente ai fini del riconoscimento la strada delle leggi delle professioni sanitarie (cfr. proposta Sbrollini in materia di musicoterapia , etc.), con annessa necessaria laurea abilitante (hanno cioe’ tentato una strada potenzialmente corretta prima di aderire con modalità esclusive alla legge 4)..

In questo contesto si corre il rischio di gettare a mare l’immensa ricerca nei centri di riabilitazione, diurni, centri psico-medico-pedagogici , case-famiglia, comunità terapeutiche, il lavoro sul campo fatto per anni e anni otto ore al giorno, montagne di supervisioni, cartelle di osservazione, valutazione, riunioni d’equipe, collaborazioni interdisciplinari, meglio impostate delle rare attività libero professionali operative dei diplomati e diplomandi.

In merito alla legge 4 del 2013 va ancora una volta sottolineato che essa non si riferisce alle professioni che, come la nostra, si attengono all’area clinica, sanitaria e sociosanitaria.

Riteniamo che vada tutelato il lavoro esistente e passato denso di ricerca sul campo, patrimonio della musicoterapia, e, così, tutelare i pionieri della musicoterapia applicata, rispettando il loro lungo e affannoso cammino nelle istituzioni; i musicoterapisti e le musicoterapiste nelle istituzioni socio-sanitarie già esistono e non nasceranno certo anche dopo il logo dell’ennesima associazione.

Infatti nella storia della ricerca non nascono prima le scuole, i professori, le associazioni; nascono prima i ricercatori pionieri e coraggiosi, finanziati da aziende coraggiose che così, di fatto, contribuiscono alla ricerca, difficile anche in questo settore.

Occorre, inoltre, che una vera regolamentazione rispetti l’esistente e lo tuteli, anzi lo rafforzi, cosicché da esso si sviluppi ancor più la musicoterapia; occorre che i lavoratori precari trovino giustizia ed assunzione nel rispetto dei diritti umani e sindacali; occorre che vengano scritte nelle leggi norme transitorie democratiche e rispettose di questi nostri colleghi, sanatorie giuste nel rispetto e nella tutela dell’utenza.

Occorre che chi parla di nuova professione sappia che non si parte dall’anno zero né dalle auto referenze, ma dal lavoro collettivo di molti.

L’inserimento della figura professionale del musicoterapista all’interno dell’area delle professioni sociosanitarie attivate dalla legge Lorenzin, approvata definitivamente il 22 dicembre 2017, permetterà l’attivazione di bandi pubblici di concorso, per gli assunti l’acquisizione dei diritti civili e penali come le altre figure professionali attraverso i diritti contrattuali e sindacali del contratto del pubblico impiego relativo alla Sanità Pubblica e Privata, il diritto alla retribuzione della malattia, alle ferie, a permessi per particolari esigenze, alla prevenzione e alla sicurezza sui posti di lavoro, alla possibilità di attivare mutui bancari, al TFR, alla pensione per lavoratori dipendenti, oltre al diritto professionale di parità con le altre figure sanitarie, etc. (basta leggere il Contratto Collettivo Nazionale della Sanità Pubblica e Privata per capire).
E’ bene ricordare, altresì, che finora l’unica figura istituita in aderenza a tale area è quella dell’operatore sociosanitario mentre l’attivazione dell’area sociosanitaria porta sia a rivedere le criticità di alcuni profili, come sia il doppio canale formativo universitario dell’educatore professionale in sanità e nel sociale, sia l’incongruo inquadramento nel ruolo tecnico di alcune professioni quali l’assistente sociale ed il sociologo che ne limita e circoscrive le potenzialità operative.
L’attivazione di quest’area offre una legittimazione più adeguata, nell’area dell’integrazione sociosanitaria appunto, a quelle professioni non ancora riconosciute nel SSN, ma ritenute utili ed efficaci per il piano terapeutico, già presenti in presidi sociosanitari pubblici e privati, ad iniziare dal musicoterapista.

E’ bene ricordare che l’attivazione dell’area sociosanitaria porta sia a rivedere le criticità di alcuni profili, come sia il doppio canale formativo universitario dell’educatore professionale in sanità e nel sociale, sia l’inquadramento nel ruolo tecnico di alcune professioni quali l’assistente sociale ed il sociologo , oltre a collocare adeguatamente l’operatore socio sanitario.

In tale contesto il Cum-Sanità, in costante collegamento con le istituzioni, ha il compito di sollecitare la conclusione del percorso legislativo nel rispetto della storia dei musicoterapisti, evitando disattenzioni nella applicazione ed in particolare difendendo chi già e’ formato e già opera con serietà e professionalità nel settore. Il Cum-Sanità ricorda al legislatore che non si tratta solo di individuare un adeguato e moderno corso di formazione, ma di dialogare con la formazione esistente di buon livello; ricorda inoltre che non si comincia dall’anno zero essendo molti musicoterapisti di livello già inseriti nel mondo sociosanitario e di tutto abbiamo bisogno, ma non di togliere lavoro ai nostri colleghi e colleghe che coraggiosamente hanno scelto questa nuova stupenda professione.

S. Fusco – vicepresidente CUM

DiGiovanna Berna

Comunicato per proroga scadenza presentazione Dossier “Documentazione Sociosanitaria Partecipata” ed istruzioni invio lavori

Comunicato proroga scadenza presentazione Dossier “Documentazione Sociosanitaria Partecipata” ed istruzioni invio lavori.

Comunicato per Dossier “Documentazione Sociosanitaria Partecipata” da inviare al Ministero della Salute

In considerazione dell’adesione recente del CEP di Assisi, corso quadriennale di formazione in Musicoterapia, nella persona del prof. Enrico Ricci Bitti;
in considerazione dell’adesione recente dell’Isfom di Napoli, corso di formazione triennale in Musicoterapia, nella persona della prof.ssa Diana Facchini;
in considerazione della collaborazione in corso con l’associazione AIM, nelle persone delle dott.sse Mariagrazia Baroni e Marinella Maggiori;
in considerazione della collaborazione con il corso triennale di Musicoterapia del Conservatorio di Mantova, nella persona del dott. Livio Claudio Bressan;
in considerazione di altri contatti in corso, che saranno resi noti non appena definiti,
ed in considerazione della fase politica e dei contatti politici del presidente del CUM Rolando Proietti Mancini, che disegnano un nuovo rapporto da costruire con le nuove dirigenze, ed anche in considerazione del mutamento di alcune dirigenze in campo tecnico,
i commissari nominati per la gestione e verifica della documentazione sociosanitaria partecipata, Rolando Proietti Mancini e Giovanna Berna, ai fini della presentazione della candidatura della nostra associazione, ai sensi della legge Lorenzin del 22 dicembre 2017, decidono di definire la data del 31 dicembre 2018 quale termine ultimo della raccolta della documentazione, in regola ed in linea con le direttive ripetutamente trasmesse attraverso gli aggiornamenti dei responsabili.

Rolando Proietti Mancini Presidente CUM
Giovanna Berna Coordinatrice Scientifica CUM

Istruzioni per invio lavori al Dossier con alcune modifiche ed ulteriori informazioni

Gentilissimi Soci/e
I lavori ricevuti vengono depositati nell’archivio posto nell’area riservata del sito dell’associazione CUM “www.musicoterapista.it” ; tale area riservata contiene unicamente l’archivio, non vi è accesso per i soci/e del CUM, ma i lavori vi sono custoditi dal direttivo CUM secondo le norme indicate nella dichiarazione liberatoria, quindi senza ricevere alcun grado di pubblicità ed unicamente per essere sottoposti alla verifica del Ministero della Salute.

Nell’archivio, diviso nelle sezioni FORMAZIONE, CURRICULA, PRATICA MUSICOTERAPICA SOCIOSANITARIA, PUBBLICAZIONI, ATTI DEI CONVEGNI, DICHIARAZIONI LIBERATORIE, sono accettati unicamente file in formato PDF ed ogni lavoro viene posizionato nella sezione di appartenenza ed in un alloggiamento, al cui lato viene annotato il tipo di lavoro, il cognome dell’autore/autrice ed eventualmente la sigla di appartenenza alla propria associazione professionale.

Ogni alloggiamento può caricare unicamente documenti digitali in PDF delle massime dimensioni di 25 M bytes, spazio che comunque consente di archiviare documenti composti anche da centinaia di pagine, ma non foto, se non in PDF e non altri formati.
PERTANTO SE I FILE INVIATI NON POSSONO PARTIRE VIA MAIL, MA NECESSITANO DI SUPPORTI DI INVIO QUALI “WETRANSFER” E SIMILI, NON POTRANNO ESSERE PRESI IN CONSIDERAZIONE. (Sappiamo per esperienza che l’archivio li rigetta).

Per poter archiviare correttamente ogni lavoro inviato, questo viene trasferito dalla mail ad un archivio virtuale dropbox, da cui poi viene passato nell’archivio definitivo del sito, nella sezione di appartenenza e catalogato con il nome dell’autore/autrice, come già riferito.
PERTANTO È INDISPENSABILE CHE OGNI LAVORO SIA CONTENUTO IN UN PROPRIO FILE DISTINTO, MEGLIO NON ACCORPARE PIÙ LAVORI, CHE ABBIA UN TITOLO SEMPLICE ED IMMEDIATAMENTE RICONOSCIBILE E VI SIA UNA LIBERATORIA DEBITAMENTE COMPILATA E FIRMATA CHE ACCOMPAGNI I LAVORI.

È SUFFICIENTE UNA SOLA LIBERATORIA PER TUTTI I LAVORI PRESENTATI DA UNO STESSO AUTORE/AUTRICE.

COME NOMINARE I FILE:
Nel modo più semplice possibile:
Cosa c’è nel file, cosa è: tesi, articolo, relazione, curriculum, liberatoria, atti dei convegni ecc
Di chi è il lavoro: cognome dell’autore/autrice
(No titoli, luoghi, date; tutto ciò sarà visibile all’apertura del file)

Esempi:

Tesi Sempronio.pdf
Articolo Sempronio.pdf
Relazione Sempronio.pdf
Curriculum Sempronio.pdf
Liberatoria Sempronio.pdf
Atti Convegno Sempronio.pdf ecc.

Se un autore/un’autrice invia più articoli o più relazioni, apporrà un numero.
esempi:
Relazione 1 Sempronio.pdf
Relazione 2 Sempronio.pdf
Relazione 3 Sempronio.pdf

Articolo 1 Sempronio.pdf
Articolo 2 Sempronio.pdf
Articolo 3 Sempronio.pdf ecc.

I documenti virtuali vanno inviati a Giovanna Berna coordinatrice scientifica CUM:
coordscientificacum.berna@gmail.com
Si possono chiedere informazioni, previo appuntamento tramite mail o WA, al n. 3384723861

Per inviare materiale video contattare Paolo Nuzzi responsabile formazione CUM
formazione.cum@gmail.com

 

 

DiGiovanna Berna

Convegno Nazionale Formia (LT) 15 settembre 2018 Sala Convegni “Sorriso sul Mare”

 

 

DiPaolo Nuzzi

Relazione del Presidente del CUM SANITA’ Rolando Proietti Mancini al Convegno del 15 Settembre presso Centro di riabilitazione “Ico Salus Sorriso sul mare” (Formia)

“I risvolti sociali dell’intervento terapeutico riabilitativo”

 

Premessa da scenario

 

 

 

 

Sono , per il mio ruolo di cofondatore del Consiglio Unitario dei Musicoterapisti Italiani per la professione sociosanitaria CUM-SANITA’ , sommerso da attività di stupenda animazione musicale , musica IN terapia , musica di ambiente , musica di coccolamento , musica funzionale diffusa generalmente accompagnata dalla bellissima frase :-“La musica fa bene”.
Ora , nel massimo rispetto della funzione sociale , coinvolgente , comunicativa , umana , etc. , della musica in generale ,  rispettosamente mi permetto di osservare che la musica può anche essere usata negativamente ( ricordate Arancia Meccanica e Qualcuno volò sul nido del cuculo? ) o per indurre stati d’animo artificialmente. Non credo che la sommatoria ” musica più medico ” significhi terapia ; mi sembra che la musica abbia molte valenze in un contesto adeguato , collegata alla cultura del contesto . Non credo che la musica abbia una dimensione nobile allorché viene utilizzata per indurre stati d’animo , come fosse una pillola. La presenza della musica o della danza in un reparto ospedaliero o in un centro di riabilitazione è potente come impatto , ma a volte rischia di essere un vaso fiorito in una casa malandata. La descrizione di un’esperienza simile suscita generalmente nell’osservatore ammirazione ed emozione , come una parete colorata in un reparto pediatrico , ma ciò non basta a definire l’evento terapeutico. La terapia quando avviene in un contesto corale , condiviso , empatico , ha una musica interna già di per sè.
In contesti disarmonici e scoordinati è innegabile verificare che la musica armonica proposta da professionisti formati ha a volte il potere di agire da contenitore positivo , ma in generale non è la musica che conta ma il musicoterapista , non è il mezzo ma il modo. Per questo non sono del parere di chiamare terapia la musica o la danza quando si svolge in un contesto sanitario. La musicoterapia , per l’esperienza di tutta una vita , è un’altra cosa ; non è musica più terapia ma è musica come terapia , è un incontro tra il mondo della musica e quello della terapia , che non restano uguali a se’ stessi ma cambiano qualcosa entrambe. E’ una terza cosa che crescerà nel rispetto e nella differenza con la musica ( o la danza) IN terapia.

 

 

Ora vediamo il panorama legislativo generale

 

 

A livello normativo l’importanza di interventi rivolti alla persona nella sua globalità è sancita sia dalla L. 328/2000 che dalla L. 833/78. La legge 328/2000 ha affrontato il tema dell’integrazione socio-sanitaria in diversi articoli:

  • 3; ” […] Programmazione e organizzazione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali secondo i principi dell’integrazione con i servizi sanitari […]”
  • 6
  • 8
  • 12
  • 18; “[…] Il piano nazionale indica le modalità di attuazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali e le azioni da integrare e coordinare con le politiche sanitarie […]”
  • 19; La legge prevede che le attività socio-sanitarie siano considerate nei piani di zona PDZ e nella programmazione sanitaria. Le attività socio-sanitarie devono essere programmate da Comune e ASL congiuntamente e espresse nei PDZ e nei programmi delle attività territoriali dei distretti sanitari.
  • 22

L’integrazione socio sanitaria richiama l’attenzione al benessere globale dell’individuo, anche in base alla nuova idea di salute dell’OMS, concepita come un insieme di benessere fisico, psichico e sociale. I problemi presentati dalle persone comprendono spesso componenti sanitarie e sociali: pensiamo alle difficoltà delle persone disabili, agli anziani non autosufficienti, alle persone con patologia di HIV, alle giovani madri sole, alle patologie cronico-degenerative, alla tossicodipendenze e alle patologie psichiatriche.

Nel servizio sociale i principi di unitarietà e integrità della persona guardano alla persona come a un’unità complessa, rifuggendo da ogni settorializzazione e frammentazione.

L’integrazione socio-sanitaria avviene a diversi livelli:

  • istituzionale; ci si riferisce alla collaborazione tra diverse istituzioni quali ASL, Comune, Regione che danno luogo a consorzi e unioni approvando piani integrati per raggiungere obiettivi comuni suddividendosi la responsabilità. Gli strumenti giuridiciche vengono utilizzati sono gli accordi di programma, le deleghe, le convenzioni.
  • gestionale;ci riferiamo a una metodologia di lavoro per progetti. All’interno del distretto e nei servizi si individuano configurazioni organizzative utili per garantire un efficace svolgimento delle attività: équipe multi professionale, gruppi di lavoro.
  • professionale;si fa riferimento al lavoro di operatori sociali e sanitari che integrano competenze e abilità all’interno di équipe multi professionali quali le Unità Valutazione Geriatrica (U.V.G.)
  • e le Unità Valutazione Handicap (U.V.H.).

La definizione di prestazioni socio-sanitarie è offerta dal D. Lgs 229/99 art. 3 septies che le definisce “Attività atte a soddisfare, mediante percorsi assistenziali integrati, bisogni di salute della persona che richiedono unitariamente prestazioni sanitarie e azioni di protezione sociale in grado di garantire, anche nel lungo periodo, la continuità tra le azioni di cura e quelle di riabilitazione”. Le prestazioni socio-sanitarie comprendono:

  • prestazioni sanitarie a rilevanza sociale; sono assicurate dall’ASL e comprese nei LEA (prevenzione, promozione della salute..)
  • prestazioni sociali a rilevanza sanitaria; sono di competenza del Comune ( assistenza domiciliare per persone non autosufficienti; inserimento sociale di persone disabili; …)
  • prestazioni socio-sanitarie a integrazione sanitaria;sono assicurate dall’ASL e comprese nei Livelli essenziali di assistenza (LEA)
  • – Si tratta di prestazioni con un’alta intensità della componente sanitaria. Riguardano prevalentemente le aree materno infantile, anziani, handicap, patologie psichiatriche, patologie da infezioni per h.i.v.

Rappresenta luogo privilegiato dell’ ISS , integrazione socio-sanitaria la porta unica di accesso o punto unico di accesso, PUA . Si tratta di una modalità organizzativa dell’accoglienza la cui importanza è sostenuta anche nel Piano Nazionale degli interventi e servizi sociali 2001-2003. Il PUA è finalizzato a realizzare l’accesso unificato al sistema integrato di interventi e servizi. La programmazione e gestione della PUA vanno concordate da ASL e ente locale al fine di realizzare percorsi integrati per la persona evitandole continui spostamenti. L’accoglienza e la valutazione del bisogno è integrata a multidimensionale.

L’integrazione socio sanitaria è pertanto un mezzo per raggiungere traguardi impegnativi la cui attuazione sul territorio nazionale è però disomogenea. Al fine di offrire servizi integrati, inoltre, non è sufficiente inserire il professionista in ogni servizio, ma è fondamentale che non solo i professionisti, ma le prestazioni, spesso di competenza di enti differenti, siano integrate.

 

 

 

CONSIDERAZIONI

 

 

La legge da noi auspicata e realizzata il 22 dicembre 2017 e nota come Legge Lorenzin , come è noto , ha attivato l’area delle professioni sociosanitarie ed il Cum sta operando attivamente per procedere in una fase amministrativa complessa determinata dai cambiamenti del personale politico.

Le iniziative di alcuni colleghi   si sono collocate imprudentemente nell’area della legge 4 del 2013 , creando confusione tra il ruolo pedagogico ed il ruolo terapeutico ; in conseguenza di cio’ attualmente possiamo verificare l’esistenza di fatto di un  sistema  basato su due aree musicoterapiche , l’una ” pedagogica ” e l’altra clinica .

Nella nostra area , quella clinica , come sappiamo  è possibile individuare campi di intervento nei settori psichiatrico , della disabilità , della tossicodipendenza , in molteplici reparti ospedalieri , nelle patologie della comunicazione ,   in moltissimi altri settori del disagio  , sempre  all’interno delle équipes psico-medico-pedagogiche. Ciò colloca il musicoterapista clinico come evidenziato nell’area delle professioni sociosanitarie.

La nuova area delle professioni sociosanitarie ha inizialmente , è noto ,  al suo interno l’OSS , l’educatore professionale , il sociologo e l’assistente sociale , professioni che nelle intenzioni del legislatore collaborano all’interno dei piani riabilitativi di struttura ognuna con le sue specificità , coordinati e  supervisionati dalla  direzione sanitaria  responsabile .    Il musicoterapista clinico porterà auspicabilmente  il suo contributo originale ed innovativo  sia con sedute individuali che di gruppo , sia direttamente  in aree  istituzionali che  nei contesti  sociali del disagio    ,   sempre all’interno di équipes psico –medico-pedagogiche.

Tutto questo comporta come stiamo comprendendo un grosso lavoro per ora documentale e successivamente anche di elaborazione del profilo ed infine del corso di studi , che richiederà la novità culturale-tecnico-amministrativa determinata dall’incontro del mondo musicale con il mondo scientifico.

 

 

 

Rolando P Mancini, presidente Cum Sanita’

 

 

DiGiovanna Berna

Comunicato Stampa Convegno 15 settembre 2018

 

Comunicato Stampa

 

II Convegno Nazionale MUSICOTERAPIA Terapeutico/Riabilitativa e Sociale

La Struttura Sorriso Sul Mare ospiterà anche quest’anno, come già nel 2017, il II Convegno Nazionale di Musicoterapia del CUM (Consiglio Unitario Musicoterapisti Italiani). Il convegno avrà luogo il 15 settembre p.v,  presso la Struttura in Via Appia Nuova 72 a Formia dalle ore 9.30 alle ore 13.30 grazie alla disponibilità della Famiglia Sarra rappresentata oggi nella persona di Jolanda Sarra, che, nella continuità dei principi della famiglia (cura particolare dei degenti), crede fermamente nella validità di questi trattamenti. Sono infatti molti anni che questo tipo di attività viene svolto presso la struttura.

 

All’avvenimento saranno presenti la Dott.ssa Jolanda Sarra (Socia Onoraria CUM) insieme a buona parte della dirigenza della Sorriso Sul Mare, i vertici del CUM  rappresentati tra gli altri dal PresidenteDott. Rolando Proietti Mancini e alcune cariche istituzionali.

 

Il Convegno si propone di presentare e mettere a confronto le Esperienze di Musicoterapia, di illustrare i risvolti sociali dell’intervento terapeutico-riabilitativo, fare il punto sullo stato dell’arte del percorso di riconoscimento della figura del Musicoterapista e delle prospettive in funzione delle novità legislative sulle professioni Sanitarie e Sociosanitarie. Verranno affrontate le problematiche inerenti la prevenzione e l’assistenza sanitaria nel trattamento del Paziente e gli aspetti emozionali nella relazione musicoterapica e tra gli altri argomenti gli aspetti legati all’esibizione in pubblico delle persone con disabilità.

 

È il secondo convegno che viene ospitato presso Sorriso sul Mare e fa seguito a quello effettuato lo scorso anno, durante il quale i principi del CUM e della struttura hanno affinato le sinergie e sviluppato gli intenti comuni. L’intervento musicoterapico è destinato in prima istanza agli ospiti della struttura stessa, ma l’auspicio è che lo stesso possa essere adottato e replicato sempre di più presso gli altri istituti psichiatrici.

 

 

 

 

 

DiPaolo Nuzzi

lettera agli studenti

Gentile studentessa , studente,

Ragioniamo.

In questo periodo storico che si prolunga ormai da trent’anni, in Italia si sta sperimentando di tutto, per quanto riguarda la musicoterapia. E mentre si sperimenta, ci si confronta, sia sul piano scientifico, epistemologico,  istituzionale che giuridico. I legislatori ci osservano e vedono che molte realtà (associazioni e singoli) svolgono attività di musicoterapia e attività di formazione in musicoterapia, usando metodi (nel primo caso) e indirizzi (nell’altro) ben diversi; per cui essi stessi sono disorientati e non si decidono ad accogliere istanze di riconoscimento, specialmente se esse riguardano i segmenti professionali della filiera della salute. Finché non troveremo l’unità nelle procedure di ricerca, di prassi e di formazione professionale, non approderemo a nulla.

Nel frattempo molti colleghi fanno interventi di musicoterapia sotto mentite spoglie; altri, come nel mio caso, si sono messi addosso un’associazione; il sottoscritto presidente del CUM-Sanità, ha svolto questa professione come musicoterapista in un centro di riabilitazione convenzionato con la Regione Lazio.

La formazione è, si sa, sia pubblica che privata. La pubblica è gestita dal Miur, l’esercizio delle professioni è gestito dal Ministero di giustizia che nel nostro caso si coordina con il Ministero della salute. Fare un corso può essere lecito , ma non ha nulla a che vedere con l’esercizio della professione.

Moralmente ritengo che la cosa vada comunicata o, quantomeno, chiarita. Se ci fosse stato il riconoscimento della professione non esisterebbe il CUM-Sanità che sta operando proprio per ottenerlo.

La legge 4 non abilita all’esercizio della professione ma cerca di ordinare il mondo delle associazioni non organizzate  escludendo l’area sanitaria , che compete alle professioni riconosciute che trova nel sito del Min. della Salute. Un corso anche ottimo non abilita all’esercizio di una professione con al suo interno la parola terapia. Per approfondire consulti www.musicoterapista.it , il movimento per il vero riconoscimento.

Esistono, inoltre, dei master approvati dai conservatori. Il problema  non è nelle competenze messe in campo dalla docenza dei master ma è tutto istituzionale.

Le eccezioni che si possono sollevare sono molte, riguardo il riconoscimento e la riconoscibilità del titolo rilasciato.

Non voglio tediarti citando leggi dello Stato e decreti Miur ma ti assicuro che:

1- la Musicoterapia in Italia non è riconosciuta e quindi non esiste percorso formativo riconosciuto nè possibilità di rilasciare un diploma, ma solo un attestato. Il diploma può essere rilasciato solo dopo percorsi formativi inseriti negli ordinamenti didattici e assegnati ai settori delle discipline mediche o psicologiche o conservatoriali;

2- Non può essere riconosciuto nessun percorso formativo che non abbia le succitate caratteristiche neanche se condotto da un istituto legalmente riconosciuto come può essere l’Università o il Conservatorio, in quanto il corso non potrebbe essere abilitante all’esercizio della professione sociosanitaria del musicoterapista clinico perché tale professione non è ancora stata istituita e legalizzata.

3- nell’allegato dei bandi ci sono spesso parecchie imprecisioni. Una fra tutte è l’asserzione che il professionista che uscirebbe dal master sarebbe tutelato dalla legge 4/2013. Niente di più inesatto, in quanto, come affermato nelle premesse, quella del musicoterapista è una professione sociosanitaria e tutte le professioni che interagiscono con le patologie  non possono essere garantite dalla legge 4 ma debbono essere garantite da pubblici elenchi depositati presso il Ministero della Salute e non presso il Ministero dello  Sviluppo Economico come lo sono le professioni che hanno aderito alla legge 4/2013.

  1. Vi è il CUM-Sanità (cumsanita@gmail.com) che sta perseguendo il percorso del riconoscimento della professione con il decreto cosiddetto “Lorenzin” che ha riattivato la Legge 328/2000 denominando il professionista come “Musicoterapista Clinico” e quindi ha inserito una nuova professione.
  2. Altra contraddizione evidente è quella in cui, mentre si definisce quella del musicoterapista una professione che fa interventi terapeutici e riabilitativi (professione sanitaria), si afferma talvolta che è “riconosciuta ” dalla Regione (le Regioni non possono riconoscere professionalità sanitarie – ci sono molte sentenze ed enunciati ministeriali a riguardo) e garantita dalla legge 4/2013 (anche qui ci sono svariati enunciati dei vari ministri della Salute che negano questa garanzia perché confermano nel contempo che la musicoterapia è una professione sanitaria)

Dopo questa succinta premessa posso dire che ben vengano le sperimentazioni delle Università e dei Conservatori, ma il Biennio di Specializzazione in Musicoterapia può essere istituito soltanto se il Biennio va a completare una laurea magistrale in musicoterapia specializzandola e questa non può essere istituita se prima non si istituisce il triennio formativo di base in Musicoterapia il quale ultimo naturalmente potrebbe soddisfare anche chi intende lavorare con la musicoterapia in un settore che non sia clinico (legge 4/2013).

Tieni però sempre presente ciò che ho detto e mettiti in contatto, se vuoi, con il CUM Sanità. Ti aspettiamo.

Rolando Proietti Mancini.

Presidente CUM Sanità.

DiGiovanna Berna

Verbale incontro CUM/CEP

  Verbale Incontro Cum-Sanità – Consiglio di Direzione del Corso Quadriennale di Musicoterapia di Assisi

In data 21 luglio 2018 si è tenuto in Assisi un incontro tra il Consiglio di direzione del Corso Quadriennale di Musicoterapia nelle persone di Laura Castaldo, Leonello Conficoni, Teresa De Angelis e Pio Enrico Ricci Bitti e le rappresentanze del Cum-Sanità, Consiglio Unitario Musicoterapisti Italiani per la professione sociosanitaria, nelle persone del Presidente Rolando Proietti Mancini e del Tesoriere Francesco Pirone.

In prima istanza il Presidente del Cum ha relazionato sul percorso, effettuato dalla associazione, per la richiesta alle autorità competenti dell’attivazione dell’area delle professioni socio-sanitarie, dettagliando sulla necessità di predisporre una adeguata documentazione sulla realtà della professione del musicoterapista come da richiesta ministeriale. Nel contempo il Presidente di Cum-Sanità ha richiesto a questo scopo la adesione all’iniziativa da parte del Corso di Assisi, in considerazione del ruolo svolto negli ultimi decenni nell’ambito della formazione dei musicoterapisti.

Ricci Bitti, a nome del Consiglio di Direzione , ha sottolineato il ruolo prettamente formativo del Corso di Assisi, indicando l’opportunità che l’iniziativa proposta si basi prevalentemente sulle realtà professionali esistenti in Italia, individuando come interlocutori privilegiati i professionisti e le organizzazioni professionali che aggregano i professionisti della musicoterapia che già operano in ambito socio-sanitario; egli ha riconosciuto le oggettive difficoltà che rendono problematico il percorso di attivazione dell’area delle professioni sociosanitarie (fra cui quella del musicoterapista) e, a nome del Corso di Assisi, ha manifestato l’interesse del Corso stesso per l’iniziativa proposta da Cum-Sanità, manifestando la disponibilità a partecipare alla raccolta della documentazione sopra menzionata, per quanto possibile ad una istituzione che si occupa di formazione, nel rispetto delle tutele dei diritti degli autori di tale documentazione.

Ringraziando per il sostegno mostrato dalla Scuola di Musicoterapia di Assisi, Rolando Proietti Mancini, a nome del Cum-Sanità, ha garantito che ogni documento utilizzato allo scopo sarà protetto dalle norme vigenti e che la documentazione sarà presentata alle autorità competenti non come Cum-Sanità ma come Documentazione Sociosanitaria Partecipata nel rispetto delle Associazioni (fra cui l’AIM) e delle Scuole partecipanti, con riferimento esplicito della provenienza.

Per il Consiglio di Direzione del Corso Quadriennale di Musicoterapia di Assisi

Pio Enrico Ricci Bitti

Per il Consiglio Unitario dei Musicoterapisti Italiani per la professione sociosanitaria

Rolando Proietti Mancini

Assisi, 21 luglio 2018

DiPaolo Nuzzi

Il Direttore del Corso di Musicoterapia del Conservatorio di Mantova accorda il suo contributo al “Dossier Documentazione Sociosanitaria Partecipata”

Il direttore del corso di Musicoterapia  del Conservatorio di Mantova, dott. Livio Claudio Bressan, medico plurispecialista e neurologo al Bassini di Milano, nonché musicista pluridiplomato in Conservatorio e quest’anno insignito del prestigioso premio “Rosa Camuna”, conferitogli dalla regione Lombardia per meriti medico/scientifici per l’applicazione di terapie complementari, tra cui la Musicoterapia, ai pazienti affetti da Parkinson ed Altzheimer, approva l’operato del CUM per il riconoscimento della figura professionale del/ della Musicoterapista in ambito sociosanitario e accorda il   contributo del Conservatorio di Mantova al “Dossier Documentazione Sociosanitaria Partecipata”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONSIGLIO UNITARIO DEI MUSICOTERAPISTI ITALIANI-CUM-SANITA’

REGISTRATO ALLA AGENZIA DELLE ENTRATE – DIREZIONE PROVINCIALE 1 DI ROMA – UFFICIO TERRITORIALE DI ROMA 2 AURELIO

 

N.8143   SERIE 3    DATA   12-10-2016 – CODICE FISCALE     97906320581

 

 

 

 

 

 

DiPaolo Nuzzi

I “creativi” della legge 4/2013 ROLANDO P. MANCINI – già operatore presso l’Opera “Don Guanella” di Roma

La legge 4 del 2013 fu approvata di corsa, all’ultimo istante del Governo Monti, per facilitare il miglioramento organizzativo delle professioni  emergenti, escludendole però tassativamente dall’area sanitaria ( ricordo inoltre a tutti la deliberazione del febbraio 2013 approvata dalla Conferenza Stato-Regioni su proposta dell’allora Ministro Balduzzi ).

Dopo 5 anni dall’entrata in vigore e dall’applicazione incontrollata di detta legge, dobbiamo però constatare l’esistenza di un enorme numero di “nuovi professionisti” pseudosanitari, che INVECE DI PROCEDERE CON UNA RICHIESTA DI RICONOSCIMENTO AL MINISTERO DELLA SALUTE, si auto-referenziano come tali, utilizzando subdolamente la legge 4 per esercitare attività a volte di rilievo, ma in taluni casi di pessimo livello.

Vedasi ad esempio una inchiesta di Nadia Toffa delle “Iene”, che cito a margine, e la propaganda di  uno dei tanti, infiniti corsi, che promettono la possibilità di esercitare una professione con il suffisso “terapia”.

La legge 4/2103 rimanda anche alle cosiddette NORME UNI ( che andrebbero elaborate nel rispetto delle normative legislative di settore ) , che dovrebbero stabilire alcune regole tecniche (non obbligatorie) per i nuovi professionisti .

Il fatto è che le cosiddette NORME UNI sono state emanate anche per professioni con il suffisso “terapia”  da commissioni composte da esponenti delle associazioni dei professionisti interessati , ponendo nei corsi necessari per ottenerle spesso contenuti squisitamente sanitari.

Che significa ciò?

Significa che talune associazioni comunicano subliminalmente, nelle loro pubblicità, la possibilità di poter fare “terapia” frequentando il loro corsi, con possibili ricadute negative sui corsisti e sull’utenza.

Mi chiedo, e chiedo a chi di dovere, stante questa situazione, se non sia giunto il momento, non più rinviabile, di rivedere, revisionare, migliorare detta legge 4 del 2013, dando al Ministero reali strumenti di controllo e intervento, perché tanti giovani cercano ovviamente di entrare nel mondo sanitario in modo originale con “certificazioni creative” di ogni tipo, auto qualificandosi, per quello che arbitrariamente dicono di essere, citando, sul proprio curriculum: “in base alla legge 4 del 2013”, e ritrovandosi poi anche beffati dalla assenza di sbocchi occupazionali.

Ossequi.
 
Inchiesta Iene: Le false cure che non guariscono
(Dopo il minuto 13,30 la fattucchiera afferma che “glielo permette la legge 4 del 2013”, e nessuno smentisce….)

PRIMO ESEMPIO                  

           https://www.afiw.it/corsi-regionali/musicoterapista/ 

    

                          SECONDO ESEMPIO

 http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/toffa-cancro-le-false-cure-che-non-guariscono_764851.html