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DiFrancesco Pirone

Il CUM è vicino al popolo Curdo!

Il CUM è vicino al popolo Curdo e si unisce alla risposta dell’ARCI, ANPI, CGIL, Lega Ambiente e Friday for Future, all’appello alla comunità internazionale, contro le azioni criminali del governo turco appoggiato da una politica di abbandono da parte del governo americano che ha ritirato le proprie truppe. Di fatto sia il governo americano che quello turco hanno volontariamente violato l’accordo negoziato tra l’amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale e lo stato turco. Il governo americano smette i panni di mediatore, colui che aveva contribuito a creare un area di stabilità e convivenza nella Siria settentrionale e orientale facendola sprofondare in un periodo sanguinoso, assumendo le vesti di un sedicente “Ponzio Pilato”. Ciò ha permesso al governo turco di lanciare l’orrenda offensiva.
Lo scopo del governo turco è quello di creare una sorta di zona cuscinetto lungo il confine tra Turchia e Siria, nel territorio al momento controllato dalle milizie curde dopo la fine del califfato dell’Isis. Allontanare dal confine con la Turchia le milizie dell’Ypg, le unità combattenti di protezione popolare curde, considerate dal governo turco un gruppo terroristico alla stregua del Pkk, i paramilitari del Partito dei lavoratori curdo che da decenni si battono per vedere riconosciuta l’autonomia curda in territorio turco. Non da poco è da considerare l’incognita del destino dei miliziani dell’Isis attualmente nelle carceri siriane, che i curdi stimano in dodicimila, e dei loro settantamila familiari.
Infatti,: “ l’idea di consegnare i combattenti dell’ISIS responsabili, catturati e imprigionati nel Nord – Est della Siria negli ultimi anni allo stato turco è ironica e ridicola, poiché molti di questi combattenti provenivano dalla Turchia ed erano sostenuti proprio dallo stato turco. Questi 70.000 prigionieri dell’ISIS attualmente sotto la custodia delle autorità dell’ amministrazione autonoma rappresentano un immediato rischio per la sicurezza a livello regionale e internazionale in quanto vi è un grande pericolo per queste popolazioni di prigionieri che agiscono da incubatrice per la rinascita del cosiddetto Stato islamico(ISIS).
Un’invasione turca e la conseguente crisi della sicurezza porranno le basi per una rinascita dell’ ISIS che avrà come obiettivo l’amministrazione autonoma democratica instituita dai popoli della regione e mirerà a sostituirla con un cosiddetto “Stato Islamico” mediante genocidio, femminicidio e etnocidio, non solo dei curdi, ma anche di altri gruppi etnici e religiosi indigeni della regione, tra cui arabi, cristiani (armeni, assiri, caldei e siriaci), turkmeni, ceceni, alleviti e yazidi. Molti di questi gruppi hanno ricevuto, per la prima volta, voce nei loro affari con l’istituzione dell’amministrazione autonoma democratica, e ora affrontano massacri per mano dell’esercito turco e dei loro alleati jihadisti. Erdogan ha chiarito le sue intenzioni sui curdi della Siria sia al presidente degli Stati Uniti Trump che al resto del mondo. Nel giugno 2019 in una conferenza stampa a seguito della conclusione del vertice del G20 a Osaka, il presidente degli Stati Uniti Trump ha dichiarato: “Erdogan aveva un esercito di 65.000 uomini al confine e avrebbe spazzato via i curdi, che ci hanno aiutato con ISIS “, e in seguito ha continuato,” E l’ho chiamato e gli ho chiesto di non farlo … E lui non l’ha fatto. “Lo stato turco sotto la guida di Erdogan ha apertamente perseguito strategie politiche interne ed esterne volte all’eliminazione del Popolo curdo. Erdogan e il suo regime autoritario rappresentano la dittatura totalitaria, il militarismo e la violenta persecuzione delle minoranze mentre i curdi e i loro alleati nella Siria settentrionale e orientale rappresentano una mentalità democratica e la promozione della parità di genere e della coesistenza pacifica di tutti i popoli e le religioni. Più di 11.000 uomini e donne delle forze di sicurezza della Siria del Nord – Est hanno dato la vita per liberare questa regione dall’ISIS, proteggendo i popoli della Siria settentrionale e orientale e offrendo loro un futuro migliore e oltre 22.000 sono stati feriti nella lotta di questa dura campagna. Un’invasione della regione da parte delle forze turche creerà circostanze che permetteranno all’ISIS di riorganizzarsi e commettere crimini contro l’umanità, diventando ancora una volta una minaccia per tutto il Medio Oriente, l’Europa e il mondo causando morte e distruzione indicibili e costringendo milioni di persone a fuggire dalle loro case diventando rifugiati. Pertanto, chiediamo alle Nazioni Unite, all’Unione Europea, al Consiglio d’Europa, ed agli altri membri della Coalizione Globale di sconfiggere l’ISIS e al Congresso degli Stati Uniti di prendere una posizione chiara contro le aspirazioni della Turchia di invadere e occupare il Nord – Est della Siria. Facciamo un appello inoltre alle comunità internazionali e alle organizzazioni della società civile di tutto il mondo di agire immediatamente contro la minaccia del risveglio dell’ISIS e dell’annientamento dei popoli del Nord – Est della Siria da parte della Turchia.
Consiglio Esecutivo del KNK  (Notizia tratta da: https://www.ciavula.it/2019/10/ciavula-con-kurdi-contro-governo-turco/)

Nelle piazze si radunano donne, uomini, ragazze, ragazzi, bambine, bambini – l’umanità – che gridano no! a questo ennessimo precipitare in tempi bui, a questa ferocia bellica. Voci democratiche che non si smarriscono nel deserto
dell’indifferenza.
La Comune Internazionalista del Rojava «fa a appello alla resistenza a livello mondiale contro l’aggressione turca alla Siria del nord e dell’est e chiede un fronte antifascista contro la guerra. La Turchia mercoledì con il nome „Operazione Fonte di Pace“ ha iniziato una guerra di aggressione contro le zone di amministrazione autonoma della Siria del nord e dell’est. La Comune Internazionalista invita a mobilitarsi e a difendere il Rojava. „Le Forze Imperialiste hanno deciso di entrare in guerra. Le truppe sul posto sventolano le bandiere della Turchia e dello “Stato Islamico”, la decisione però non è stata presa solo a Ankara, ma anche nel palazzi di Washington, Mosca, Parigi e Berlino».

I militanti internazionalisti ricordano cosa vogliono davvero cancellare i militari turchi e i loro alleati jihadisti: «Fin
dall’inizio la Rivoluzione del Rojava è stata una rivoluzione internazionalista. Una rivoluzione per liberare da secoli di colonialismo, oppressione e dittature non solo la popolazione curda della Siria, ma anche il Medio Oriente. E è stata una rivoluzione internazionalista, dato che molti internazionalisti si sono uniti a questa rivoluzione, hanno combattuto sul fronte più avanzato contro ‚lo “Stato Islamico” e il fascismo turco, lavorato negli ospedali, piantato alberi e partecipato alla costruzione di una società democratica, ecologica, basata sulla liberazione delle donne. E molti rivoluzionari in tutto il mondo si sono uniti alla lotta perché la rivoluzione in Siria ci ha mostrato che un altro mondo non solo è davvero possibile, ma viene anche costruito quotidianamente. Oggi è arrivato il momento di mostrare quello che abbiamo costruito collettivamente negli ultimi anni nello spirito della comunanza e dell’internazionalismo in tutto il mondo. Oggi è arrivato il tempo di mettere in pratica ancora una volta l’internazionalismo con la difesa della rivoluzione per difendere in questo modo le nostre speranze, i nostri desideri e i nostri sogni. Anche se ci troviamo di fronte al secondo più grande esercito della Nato, con migliaia di bande islamiste come carne da cannone, sappiamo che dietro a questa rivoluzione sono schierati milioni di rivoluzionari, amici, sorelle e fratelli. E con tutti loro, con tutti voi, eleveremo la nostra protesta politica al livello della resistenza politica fino a quando non ci saranno più esportazioni di armi verso la Turchia, fino a quando il regime fascista turco sarà sconfitto. E’ ora di rafforzare le nostre azioni come fronte antifascista contro la guerra! La rivoluzione nel nordest della Siria vincerà e il fascismo turco sarà battuto se saremo tutti uniti! Viva l’internazionalismo antifascista! Solidarietà con le forze antifasciste in Turchia, in Kurdistan e in tutto il Medio Oriente!»

I genitori e la sorella, Alessandro, Annalisa e Chiara, di Lorenzo “Orso Tekoser” Orsetti, morto il 18 marzo 2019 in
Rojava combattendo con le YPg e le SDF contro il Daesh, ultimamente su Repubblica, scrivono che

 «Questa aggressione militare turca si può ancora fermare, se c’è una mobilitazione generale. Vi chiediamo: se abbiamo pianto per Lorenzo riconoscendo la bellezza del suo gesto davvero non vogliamo fare nulla per impedire questa nuova guerra? Abbiamo ancora voglia di scendere in piazza, protestare, gridare il nostro sdegno e la nostra rabbia indicando i mandanti e le colpe, mostrando la nostra voglia di un mondo più giusto e umano? Il governo italiano prenderà posizione? E il Comune di Firenze? E la Regione Toscana? Tutto serve per fermare questa aggressione e serve ora. Lorenzo ha combattuto a Afrin nel 2018, dove sono stati migliaia i morti causati dall’invasione turca: vogliamo continuare a sostenere Erdogan, l’esercito turco e l’Isis in questa guerra ingiusta fornendo armi con le nostre fabbriche e soldi dell’Unione Europea per non aprire il corridoio balcanico ai migranti? Molti hanno pianto per Lorenzo-Orso Tekoser combattente colpiti dalla sua morte, ma ora potrebbe morire nuovamente e con lui tanti giovani curdi e altri popoli che vivono nel Rojava. Non facciamolo morire nuovamente, facendo morire gli ideali e la causa per la quale si è sacrificato. Lorenzo ci ha mostrato che nessuna causa è così lontana e così estranea alla nostra vita e che spesso è questione di scelte».

All’appello hanno risposto Arci, Anpi, Cgil, Legambiente che, con un comunicato congiunto sottolineano:

«Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili.  A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite – il Presidente della Turchia RecepTayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale.
L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze
occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di
sangue. La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori».
Anpi, Arci, Cgil e Legambiente ricordano che «La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti» e concludono: «Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché: cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio siriano abitato storicamente dalla popolazione curda; si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale; si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti; si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano; si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite».

13 Ottobre 2019, Francesco Pirone.

DiGiovanna Berna

Comunicato per istituzione Sondaggio 10/09/2019

 

 

Carissime Socie, carissimi Soci,

in questa fase della nostra vita associativa occorre a tutti noi un’analisi approfondita della situazione, al fine di verificare lo stato dei lavori per il raggiungimento della ragione sociale e predisporre le basi per una scelta meditata e congiunta.

Il cambio di posizione dell’AIM, con la dissociazione dal percorso unitario di riconoscimento del ruolo sociosanitario, è certamente un atto grave: l’AIM dichiara di non svolgere, né direttamente e né indirettamente, attività sanitaria e sociosanitaria, contrariamente alla posizione precedente.

Ferma restando la nostra determinazione unitaria, non possiamo non prendere atto della novità negativa, che indica, a nostro avviso, una visione di declassamento professionale, per quanto legittima.

Non abbiamo infatti alcuna riserva nei confronti di chi opera esclusivamente nel settore educativo, come testimonia il nostro statuto, e nell’ambito del sistema duale auspichiamo contatti e confronti non turbati da repentini cambi di posizione.

Ma tornando alla nostra ragione sociale, l’obiettivo di sollecitare l’applicazione dell’art. 5 della legge 3 dell’11 gennaio 2018 è invariato e coinvolge vaste aree di operatori e di operatrici anche di professioni attigue, come dimostra la nostra attività intercategoriale con associazioni che, come l’AIM, hanno fatto richiesta, peraltro rifiutata, di inserimento nell’elenco del Mise previsto dalla legge 4.

Infatti, contrariamente a quanto sembri essere opinione diffusa, non esiste alcun divieto di percorrere il riconoscimento sociosanitario per chi intende essere incluso nella legge 4, come dimostra ad esempio l’esperienza degli Osteopati, che si uniformarono alla legge 4  chiedendo il riconoscimento sanitario, che ottennero.

Al fine di evitare un ulteriore rallentamento al processo che abbiamo avviato insieme, intendiamo sentire la categoria, ascoltando la maggior parte di operatori/operatrici possibile sul tema.

Intendiamo istituire a tale scopo un sondaggio nazionale basato su una semplice ed esplicita domanda, rivolto agli operatori ed alle operatrici, agli studenti ed alle studentesse ed alle persone tutte che a vario titolo sono vicine alla nostra professione.

La domanda è la seguente:
Desideri che la figura del/della Musicoterapista venga riconosciuta come professione sociosanitaria, così come da iter già avviato dalla legge Lorenzin (n. 3 2018) art. 5 (istituzione dell’area professioni sociosanitarie)?

Sì (sono favorevole)
No (sono contrario/a)

A tale scopo rivolgiamo a tutte le Socie ed a tutti i Soci del Cum – Sanità l’appello a partecipare al sondaggio ed a diffonderlo. La procedura di voto è semplicissima: basta cliccare sull’apposito link, sul nostro sito www.musicoterapista.it, inserire la propria mail e rispondere alla domanda. La privacy e la segretezza della risposta sono garantite.

Cordiali saluti
il Direttivo CUM – Sanità

DiPaolo Nuzzi

sondaggio sul riconoscimento del/della musicoterapista

Buongiorno a tutti e tutte,

 

Finalmente è online il sondaggio per chiedere di esprimervi direttamente sul riconoscimento della professione del/della musicoterapista.

Di seguito il link per votare:

 

https://docs.google.com/forms/d/1MXwdILzy9SagZuh3UMP10ZoqXNx10HFNVaaMbg08qoA/edit

 

 

DiGiovanna Berna

Convegno Nazionale 25 Maggio 2019 – Sala dei Gessi – Piazza Salvemini 21 – Firenze

DiGiovanna Berna

Programma Convegno Nazionale 25 Maggio 2019 – Firenze

DiGiovanna Berna

Primo Comunicato Stampa Gruppo Promotore Intercategoriale

l GPI,  Gruppo Promotore Interdisciplinare, esprimendo i sentimenti di migliaia di operatori delle terapie psico/corporee ad indirizzo artistico e di tutte le professioni sociosanitarie interessate, si rivolge alle istituzioni, alla cittadinanza, alle forze politiche e sociali, alle fonti di comunicazione della tutela della salute e della cultura al fine di sensibilizzare le autorità preposte e la pubblica opinione a sostenere la richiesta di applicazione dell’art.5 della legge 3 gennaio 2018 riguardante l’attivazione dell’area sociosanitaria delle professioni.

A tale scopo propone una serie di iniziative di sollecitazione e tra queste la petizione online:

 https://www.change.org/p/ministro-salute-giulia-grillo-attivare-l-area-delle-professioni-sociosanitarie-applicare-l-art-5-della-legge-3-del-2018  .

A tutt’oggi questa area è stata istituita nell’art.5 della legge 3 dell’11 gennaio 2018, con giusta intuizione del legislatore in un settore, quale quello sociosanitario, ad elevata espansione per l’attuale quadro demografico e quello epidemiologico e in forza della mutata denominazione del nome del Ministero da “della Sanità” a “della Salute”,  che ha espanso la mission del Dicastero in uno spettro di intervento e di competenza che va oltre la concezione di ambito sanitario in senso stretto ed ora aderente al concetto di salute, proprio dell’OMS e del diritto sancito dall’art.32 della Costituzione Repubblicana.

E’ bene ricordare, altresì, che alcune figure professionali sono state inserite per rivedere le criticità di alcuni profili, quali l’Operatore Socio Sanitario, il doppio canale formativo universitario dell’educatore professionale in sanità e di quello nel sociale o l’incongruo inquadramento nel ruolo tecnico di alcune professioni quali l’assistente sociale ed il sociologo, che ne limita e circoscrive le potenzialità operative.

Ma l’attivazione di quest’area offre una legittimazione più adeguata a quelle professioni non riconosciute ancora nel SSN, in particolare nell’area dell’integrazione sociosanitaria, ma ritenute utili ed efficaci per il piano terapeutico, presenti in presidi sociosanitari pubblici e privati, ad iniziare dalle terapie psico/corporee ad indirizzo artistico.

Per quanto sopra esposto è di estrema importanza, per migliaia di operatori, utenti e familiari, che il Ministero della Salute attivi tutte le necessarie procedure per dar corso all’attuazione dell’area sociosanitaria  delle professioni.

Per il GPI Gruppo Promotore Interdisciplinare

Rolando P. Mancini – musicoterapista, portavoce

Mila Sanna –  Psicologa, Psicoterapeuta

Simonetta Ottone, Danzamovimentoterapeuta

Roma  22- 02-2019

DiGiovanna Berna

L’intervento della Vice Presidente CUM Stefania Fusco al Convegno Nazionale del 15 Settembre 2018

Lo Stato dell’Arte nel Percorso del Riconoscimento del Musicoterapista

La musicoterapia italiana si diffonde e nel panorama lavorativo emergono contraddizioni evidenti; la situazione appare confusa e priva di tutele. I musicoterapisti operano generalmente nella libera professione, tra mille difficoltà, e sono pochi i professionisti assunti con contratto a tempo determinato e indeterminato; spesso viene usata la formula co.co.pro. Ci si trova nell’area dei cosiddetti atipici.
Essendo diffusa la pratica dell’appalto a cooperative socio-sanitarie, spesso i musicoterapisti affollano il settore dei soci cooperatori, soci con scarsi elementi partecipativi e poche garanzie.
Non stiamo parlando di Musica IN terapia, che prevede semplicemente la compresenza di personale sanitario, con il musicista ovviamente. Stiamo parlando di una professione sviluppata a livello mondiale e che abbisogna di un setting adeguato e di una appropriata formazione.
A fronte dei ritardi nel riconoscimento gran parte dell’attività si svolge in ambito formativo, una sorta di auto impiego, nel quale i musicoterapisti si impegnano in qualità’ di docenti in un sovradimensionato mondo di scuole e corsi non sempre di livello.
Da ciò se ne deduce che coloro che con fatica sono di fatto entrati nel sistema socio-sanitario, rischiano di veder vanificare i loro sforzi, rischiando addirittura l’espulsione a fronte di eventuali regolamentazioni imperfette e disattente.

Per comprendere meglio l’argomento va premesso che la Conferenza Stato-Regioni (Comunicato stampa n. 26 dell’11 febbraio 2013 del Ministero della Salute) delibero’ la esclusiva pertinenza delle professioni sanitarie nell’area diagnostica; preventiva, riabilitativa e terapeutica (e quindi non delle professioni del cosiddetto “benessere”).
Ecco inoltre il chiarimento del Ministro di allora, Balduzzi:
“Le attività di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione in campo sanitario sono attività di competenza e riservate alle professioni sanitarie.”
Lo ribadisce un provvedimento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, su proposta del Ministro della Salute, Prof. Renato Balduzzi, seguito all’approvazione della legge 4 del 14 gennaio 2013 con la quale si dettano norme per il riconoscimento delle professioni non organizzate, dalle quali restano fuori le attività riservate per legge alle professioni sanitarie.
La complessità dell’ambito di intervento delle 28 professioni laureate vigilate dal Ministero della Salute, interessate da una continua evoluzione scientifica, tecnologica, formativa ed di ordinamento, rende necessario un approfondimento tecnico e giuridico delle attività proprie delle professioni sanitarie attraverso una preliminare ricognizione delle funzioni di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione riservate alle professioni sanitarie. Il provvedimento ne affida la competenza al Consiglio Superiore di Sanità.
“Con questa attività ricognitiva – afferma il Ministro Balduzzi – si intende informare correttamente i cittadini su quali siano i professionisti a cui la legge affida la cura della loro salute e, nel contempo, dare garanzie ai professionisti della salute nella certezza che non vi possa essere sovrapposizione di competenze con altri operatori che non abbiano conseguito l’accreditamento formativo e professionale richiesto alle professioni sanitarie dall’attuale normativa, nazionale e dell’Unione Europea”.

Di fatto, per dribblare la normativa, accade che associazioni, che nei convegni e nei corsi illustrano le valenze terapeutiche delle proprie tecniche, non esitino successivamente a “modificarsi geneticamente” parlando genericamente di benessere , pedagogia, integrazione , etc., in una sorta di doppiezza e trasformismo deleteri.
La cosa e’ paradossale se si pensa che tali strutture formative hanno nel contempo contribuito alla presentazione di proposte di legge come da prassi giuridica, per percorrere correttamente ai fini del riconoscimento la strada delle leggi delle professioni sanitarie (cfr. proposta Sbrollini in materia di musicoterapia , etc.), con annessa necessaria laurea abilitante (hanno cioe’ tentato una strada potenzialmente corretta prima di aderire con modalità esclusive alla legge 4)..

In questo contesto si corre il rischio di gettare a mare l’immensa ricerca nei centri di riabilitazione, diurni, centri psico-medico-pedagogici , case-famiglia, comunità terapeutiche, il lavoro sul campo fatto per anni e anni otto ore al giorno, montagne di supervisioni, cartelle di osservazione, valutazione, riunioni d’equipe, collaborazioni interdisciplinari, meglio impostate delle rare attività libero professionali operative dei diplomati e diplomandi.

In merito alla legge 4 del 2013 va ancora una volta sottolineato che essa non si riferisce alle professioni che, come la nostra, si attengono all’area clinica, sanitaria e sociosanitaria.

Riteniamo che vada tutelato il lavoro esistente e passato denso di ricerca sul campo, patrimonio della musicoterapia, e, così, tutelare i pionieri della musicoterapia applicata, rispettando il loro lungo e affannoso cammino nelle istituzioni; i musicoterapisti e le musicoterapiste nelle istituzioni socio-sanitarie già esistono e non nasceranno certo anche dopo il logo dell’ennesima associazione.

Infatti nella storia della ricerca non nascono prima le scuole, i professori, le associazioni; nascono prima i ricercatori pionieri e coraggiosi, finanziati da aziende coraggiose che così, di fatto, contribuiscono alla ricerca, difficile anche in questo settore.

Occorre, inoltre, che una vera regolamentazione rispetti l’esistente e lo tuteli, anzi lo rafforzi, cosicché da esso si sviluppi ancor più la musicoterapia; occorre che i lavoratori precari trovino giustizia ed assunzione nel rispetto dei diritti umani e sindacali; occorre che vengano scritte nelle leggi norme transitorie democratiche e rispettose di questi nostri colleghi, sanatorie giuste nel rispetto e nella tutela dell’utenza.

Occorre che chi parla di nuova professione sappia che non si parte dall’anno zero né dalle auto referenze, ma dal lavoro collettivo di molti.

L’inserimento della figura professionale del musicoterapista all’interno dell’area delle professioni sociosanitarie attivate dalla legge Lorenzin, approvata definitivamente il 22 dicembre 2017, permetterà l’attivazione di bandi pubblici di concorso, per gli assunti l’acquisizione dei diritti civili e penali come le altre figure professionali attraverso i diritti contrattuali e sindacali del contratto del pubblico impiego relativo alla Sanità Pubblica e Privata, il diritto alla retribuzione della malattia, alle ferie, a permessi per particolari esigenze, alla prevenzione e alla sicurezza sui posti di lavoro, alla possibilità di attivare mutui bancari, al TFR, alla pensione per lavoratori dipendenti, oltre al diritto professionale di parità con le altre figure sanitarie, etc. (basta leggere il Contratto Collettivo Nazionale della Sanità Pubblica e Privata per capire).
E’ bene ricordare, altresì, che finora l’unica figura istituita in aderenza a tale area è quella dell’operatore sociosanitario mentre l’attivazione dell’area sociosanitaria porta sia a rivedere le criticità di alcuni profili, come sia il doppio canale formativo universitario dell’educatore professionale in sanità e nel sociale, sia l’incongruo inquadramento nel ruolo tecnico di alcune professioni quali l’assistente sociale ed il sociologo che ne limita e circoscrive le potenzialità operative.
L’attivazione di quest’area offre una legittimazione più adeguata, nell’area dell’integrazione sociosanitaria appunto, a quelle professioni non ancora riconosciute nel SSN, ma ritenute utili ed efficaci per il piano terapeutico, già presenti in presidi sociosanitari pubblici e privati, ad iniziare dal musicoterapista.

E’ bene ricordare che l’attivazione dell’area sociosanitaria porta sia a rivedere le criticità di alcuni profili, come sia il doppio canale formativo universitario dell’educatore professionale in sanità e nel sociale, sia l’inquadramento nel ruolo tecnico di alcune professioni quali l’assistente sociale ed il sociologo , oltre a collocare adeguatamente l’operatore socio sanitario.

In tale contesto il Cum-Sanità, in costante collegamento con le istituzioni, ha il compito di sollecitare la conclusione del percorso legislativo nel rispetto della storia dei musicoterapisti, evitando disattenzioni nella applicazione ed in particolare difendendo chi già e’ formato e già opera con serietà e professionalità nel settore. Il Cum-Sanità ricorda al legislatore che non si tratta solo di individuare un adeguato e moderno corso di formazione, ma di dialogare con la formazione esistente di buon livello; ricorda inoltre che non si comincia dall’anno zero essendo molti musicoterapisti di livello già inseriti nel mondo sociosanitario e di tutto abbiamo bisogno, ma non di togliere lavoro ai nostri colleghi e colleghe che coraggiosamente hanno scelto questa nuova stupenda professione.

S. Fusco – vicepresidente CUM

DiGiovanna Berna

Convegno Nazionale Formia (LT) 15 settembre 2018 Sala Convegni “Sorriso sul Mare”

 

 

DiGiovanna Berna

Comunicato Stampa Convegno 15 settembre 2018

 

Comunicato Stampa

 

II Convegno Nazionale MUSICOTERAPIA Terapeutico/Riabilitativa e Sociale

La Struttura Sorriso Sul Mare ospiterà anche quest’anno, come già nel 2017, il II Convegno Nazionale di Musicoterapia del CUM (Consiglio Unitario Musicoterapisti Italiani). Il convegno avrà luogo il 15 settembre p.v,  presso la Struttura in Via Appia Nuova 72 a Formia dalle ore 9.30 alle ore 13.30 grazie alla disponibilità della Famiglia Sarra rappresentata oggi nella persona di Jolanda Sarra, che, nella continuità dei principi della famiglia (cura particolare dei degenti), crede fermamente nella validità di questi trattamenti. Sono infatti molti anni che questo tipo di attività viene svolto presso la struttura.

 

All’avvenimento saranno presenti la Dott.ssa Jolanda Sarra (Socia Onoraria CUM) insieme a buona parte della dirigenza della Sorriso Sul Mare, i vertici del CUM  rappresentati tra gli altri dal PresidenteDott. Rolando Proietti Mancini e alcune cariche istituzionali.

 

Il Convegno si propone di presentare e mettere a confronto le Esperienze di Musicoterapia, di illustrare i risvolti sociali dell’intervento terapeutico-riabilitativo, fare il punto sullo stato dell’arte del percorso di riconoscimento della figura del Musicoterapista e delle prospettive in funzione delle novità legislative sulle professioni Sanitarie e Sociosanitarie. Verranno affrontate le problematiche inerenti la prevenzione e l’assistenza sanitaria nel trattamento del Paziente e gli aspetti emozionali nella relazione musicoterapica e tra gli altri argomenti gli aspetti legati all’esibizione in pubblico delle persone con disabilità.

 

È il secondo convegno che viene ospitato presso Sorriso sul Mare e fa seguito a quello effettuato lo scorso anno, durante il quale i principi del CUM e della struttura hanno affinato le sinergie e sviluppato gli intenti comuni. L’intervento musicoterapico è destinato in prima istanza agli ospiti della struttura stessa, ma l’auspicio è che lo stesso possa essere adottato e replicato sempre di più presso gli altri istituti psichiatrici.

 

 

 

 

 

DiPaolo Nuzzi

lettera agli studenti

Gentile studentessa , studente,

Ragioniamo.

In questo periodo storico che si prolunga ormai da trent’anni, in Italia si sta sperimentando di tutto, per quanto riguarda la musicoterapia. E mentre si sperimenta, ci si confronta, sia sul piano scientifico, epistemologico,  istituzionale che giuridico. I legislatori ci osservano e vedono che molte realtà (associazioni e singoli) svolgono attività di musicoterapia e attività di formazione in musicoterapia, usando metodi (nel primo caso) e indirizzi (nell’altro) ben diversi; per cui essi stessi sono disorientati e non si decidono ad accogliere istanze di riconoscimento, specialmente se esse riguardano i segmenti professionali della filiera della salute. Finché non troveremo l’unità nelle procedure di ricerca, di prassi e di formazione professionale, non approderemo a nulla.

Nel frattempo molti colleghi fanno interventi di musicoterapia sotto mentite spoglie; altri, come nel mio caso, si sono messi addosso un’associazione; il sottoscritto presidente del CUM-Sanità, ha svolto questa professione come musicoterapista in un centro di riabilitazione convenzionato con la Regione Lazio.

La formazione è, si sa, sia pubblica che privata. La pubblica è gestita dal Miur, l’esercizio delle professioni è gestito dal Ministero di giustizia che nel nostro caso si coordina con il Ministero della salute. Fare un corso può essere lecito , ma non ha nulla a che vedere con l’esercizio della professione.

Moralmente ritengo che la cosa vada comunicata o, quantomeno, chiarita. Se ci fosse stato il riconoscimento della professione non esisterebbe il CUM-Sanità che sta operando proprio per ottenerlo.

La legge 4 non abilita all’esercizio della professione ma cerca di ordinare il mondo delle associazioni non organizzate  escludendo l’area sanitaria , che compete alle professioni riconosciute che trova nel sito del Min. della Salute. Un corso anche ottimo non abilita all’esercizio di una professione con al suo interno la parola terapia. Per approfondire consulti www.musicoterapista.it , il movimento per il vero riconoscimento.

Esistono, inoltre, dei master approvati dai conservatori. Il problema  non è nelle competenze messe in campo dalla docenza dei master ma è tutto istituzionale.

Le eccezioni che si possono sollevare sono molte, riguardo il riconoscimento e la riconoscibilità del titolo rilasciato.

Non voglio tediarti citando leggi dello Stato e decreti Miur ma ti assicuro che:

1- la Musicoterapia in Italia non è riconosciuta e quindi non esiste percorso formativo riconosciuto nè possibilità di rilasciare un diploma, ma solo un attestato. Il diploma può essere rilasciato solo dopo percorsi formativi inseriti negli ordinamenti didattici e assegnati ai settori delle discipline mediche o psicologiche o conservatoriali;

2- Non può essere riconosciuto nessun percorso formativo che non abbia le succitate caratteristiche neanche se condotto da un istituto legalmente riconosciuto come può essere l’Università o il Conservatorio, in quanto il corso non potrebbe essere abilitante all’esercizio della professione sociosanitaria del musicoterapista clinico perché tale professione non è ancora stata istituita e legalizzata.

3- nell’allegato dei bandi ci sono spesso parecchie imprecisioni. Una fra tutte è l’asserzione che il professionista che uscirebbe dal master sarebbe tutelato dalla legge 4/2013. Niente di più inesatto, in quanto, come affermato nelle premesse, quella del musicoterapista è una professione sociosanitaria e tutte le professioni che interagiscono con le patologie  non possono essere garantite dalla legge 4 ma debbono essere garantite da pubblici elenchi depositati presso il Ministero della Salute e non presso il Ministero dello  Sviluppo Economico come lo sono le professioni che hanno aderito alla legge 4/2013.

  1. Vi è il CUM-Sanità (cumsanita@gmail.com) che sta perseguendo il percorso del riconoscimento della professione con il decreto cosiddetto “Lorenzin” che ha riattivato la Legge 328/2000 denominando il professionista come “Musicoterapista Clinico” e quindi ha inserito una nuova professione.
  2. Altra contraddizione evidente è quella in cui, mentre si definisce quella del musicoterapista una professione che fa interventi terapeutici e riabilitativi (professione sanitaria), si afferma talvolta che è “riconosciuta ” dalla Regione (le Regioni non possono riconoscere professionalità sanitarie – ci sono molte sentenze ed enunciati ministeriali a riguardo) e garantita dalla legge 4/2013 (anche qui ci sono svariati enunciati dei vari ministri della Salute che negano questa garanzia perché confermano nel contempo che la musicoterapia è una professione sanitaria)

Dopo questa succinta premessa posso dire che ben vengano le sperimentazioni delle Università e dei Conservatori, ma il Biennio di Specializzazione in Musicoterapia può essere istituito soltanto se il Biennio va a completare una laurea magistrale in musicoterapia specializzandola e questa non può essere istituita se prima non si istituisce il triennio formativo di base in Musicoterapia il quale ultimo naturalmente potrebbe soddisfare anche chi intende lavorare con la musicoterapia in un settore che non sia clinico (legge 4/2013).

Tieni però sempre presente ciò che ho detto e mettiti in contatto, se vuoi, con il CUM Sanità. Ti aspettiamo.

Rolando Proietti Mancini.

Presidente CUM Sanità.