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DiGiovanna Berna

Musicoterapia ed Inclusione

Musicoterapia ed inclusione
Parlare di Musicoterapia ed inclusione appare sin da subito un pleonasmo.
La Musicoterapia è inclusione.
Presumere di entrare, attraverso il mezzo sonoro,  in una relazione terapeutico/riabilitativa,  in una relazione di aiuto, in una relazione che faciliti e promuova l’espressione di sé, la comunicazione con l’altro, l’integrazione di tutti e tutte  fra tutti e tutte,  pensando che qualcuno possa esserne  escluso è, appunto, un atto di presunzione.
L’articolo n.4 dello statuto del Consiglio Unitario dei Musicoterapisti Italiani per la Professione Sociosanitaria recita quanto segue:

Art. 4

“L’Associazione non persegue fini di lucro, è apartitica, aconfessionale, indipendente e sostiene la difesa dei diritti civili , della pace, della cooperazione tra i popoli contro ogni forma di emarginazione, razzismo e coercizione dei più deboli.”

Questo articolo non contiene semplici indicazioni generiche, ma un preciso impegno, professionale, sociale  ed umano.
Professionale, perché io sono Musicoterapista e sono solidale, con la sofferenza, con la  diversità, con chi è emarginato, stigmatizzato, escluso.
Sociale, perché abito nel mondo e lo devo  condividere  con ogni altro essere umano, perché non è mia la terra, non sua, non è “loro”, ma di noi tutti che, insieme, la calpestiamo.
Umano, perché non smetterò questa veste con l’orario di lavoro, ma la indosserò sempre, sarà la mia pelle, non la mia veste, in ogni istante della mia vita.
Io sono Musicoterapista e sono solidale, e sono  consapevole, devo essere consapevole,  che davanti a me c’è sempre un altro essere umano.
Noi Musicoterapiste e Musicoterapisti siamo chiamati a prendere una precisa posizione contro il razzismo.
Non sto parlando di politica, il razzismo non è politica, non è proposta per la convivenza civile, non è libertà di pensiero.
Sicuramente  è un reato contro l’articolo n.3 della costituzione italiana che dice:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Ma anche in ogni altro  luogo del mondo, non solo in Italia, il  razzismo è soprattutto una  gravissima e colpevole violazione dei diritti umani.
Viviamo un oscuro tempo in cui il razzismo, in tutte le sue ripugnanti forme, tenta,  strisciando, di addormentare le nostre coscienze, di atrofizzare i nostri pensieri,  inaridire le nostre anime, rendere insensibili i nostri cuori,  seppellire la nostra umanità.
Io sono Musicoterapista e la mia coscienza deve vigilare sempre sulle azioni che compio nei confronti dell’altro sofferente;
io sono Musicoterapista e i miei pensieri devono potersi tradurre in suoni e parole che sappiano cantare e suonare tutte le melodie e mai risuonino come una condanna;
io sono Musicoterapista e la mia anima deve essere un terreno fertile per coltivare, attraverso la creatività, sentimenti ed emozioni;
io sono Musicoterapista ed il mio cuore non può essere insensibile, ma deve saper battere con tutti i ritmi del mondo.
Io sono Musicoterapista e sono, suono,  da essere umano per e con un altro essere umano.
Solo disumanizzando l’altro diventa possibile renderlo diverso, animale da soma, schiavo sessuale, capro espiatorio delle mie  paure, carne da cannone e da macello.
Io sono Musicoterapista e il mio campo d’azione non è il dorato salotto dei privilegi e delle risate che strappano lacrime; il  mio campo d’azione è nella trincea dell’umana sofferenza.
Ogni essere umano è (anche) un essere musicale, che vive in quella terra di nessuno, di tutti, in cui i confini sono aboliti.
E soltanto in questi luoghi potremo comporre, insieme, “la musica che guarisce”.
Giovanna Berna Coordinatrice Scientifica CUM – Musicoterapista presso ICO SALUS – Sorriso sul Mare – FORMIA (LT)
DiGiovanna Berna

Il CUM – Sanità aderisce alla giornata del 7 luglio 2018 “Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità”

Il“Consiglio Unitario Musicoterapisti Italiani per la Professione sociosanitaria – CUM-SANITA’” aderisce alla giornata del 7 Luglio 2018 “Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità”.

Siamo per una coscienza internazionale, contro le discriminazioni, per la promozione di pari opportunità, per affermare e vivere appieno ciò che è sancito nella “Dichiarazione Universale dei Diritti della Donna e dell’Uomo”, per la protezione e la promozione dei diritti umani e dei diritti civili, sempre più a rischio insieme alla libertà delle persone.

“I diritti sono un percorso di pace tendente alla riduzione della sofferenza umana”
Johan Galtung, premio Nobel per la pace.

DiPaolo Nuzzi

Il Direttore del Corso di Musicoterapia del Conservatorio di Mantova accorda il suo contributo al “Dossier Documentazione Sociosanitaria Partecipata”

Il direttore del corso di Musicoterapia  del Conservatorio di Mantova, dott. Livio Claudio Bressan, medico plurispecialista e neurologo al Bassini di Milano, nonché musicista pluridiplomato in Conservatorio e quest’anno insignito del prestigioso premio “Rosa Camuna”, conferitogli dalla regione Lombardia per meriti medico/scientifici per l’applicazione di terapie complementari, tra cui la Musicoterapia, ai pazienti affetti da Parkinson ed Altzheimer, approva l’operato del CUM per il riconoscimento della figura professionale del/ della Musicoterapista in ambito sociosanitario e accorda il   contributo del Conservatorio di Mantova al “Dossier Documentazione Sociosanitaria Partecipata”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONSIGLIO UNITARIO DEI MUSICOTERAPISTI ITALIANI-CUM-SANITA’

REGISTRATO ALLA AGENZIA DELLE ENTRATE – DIREZIONE PROVINCIALE 1 DI ROMA – UFFICIO TERRITORIALE DI ROMA 2 AURELIO

 

N.8143   SERIE 3    DATA   12-10-2016 – CODICE FISCALE     97906320581

 

 

 

 

 

 

DiPaolo Nuzzi

I “creativi” della legge 4/2013 ROLANDO P. MANCINI – già operatore presso l’Opera “Don Guanella” di Roma

La legge 4 del 2013 fu approvata di corsa, all’ultimo istante del Governo Monti, per facilitare il miglioramento organizzativo delle professioni  emergenti, escludendole però tassativamente dall’area sanitaria ( ricordo inoltre a tutti la deliberazione del febbraio 2013 approvata dalla Conferenza Stato-Regioni su proposta dell’allora Ministro Balduzzi ).

Dopo 5 anni dall’entrata in vigore e dall’applicazione incontrollata di detta legge, dobbiamo però constatare l’esistenza di un enorme numero di “nuovi professionisti” pseudosanitari, che INVECE DI PROCEDERE CON UNA RICHIESTA DI RICONOSCIMENTO AL MINISTERO DELLA SALUTE, si auto-referenziano come tali, utilizzando subdolamente la legge 4 per esercitare attività a volte di rilievo, ma in taluni casi di pessimo livello.

Vedasi ad esempio una inchiesta di Nadia Toffa delle “Iene”, che cito a margine, e la propaganda di  uno dei tanti, infiniti corsi, che promettono la possibilità di esercitare una professione con il suffisso “terapia”.

La legge 4/2103 rimanda anche alle cosiddette NORME UNI ( che andrebbero elaborate nel rispetto delle normative legislative di settore ) , che dovrebbero stabilire alcune regole tecniche (non obbligatorie) per i nuovi professionisti .

Il fatto è che le cosiddette NORME UNI sono state emanate anche per professioni con il suffisso “terapia”  da commissioni composte da esponenti delle associazioni dei professionisti interessati , ponendo nei corsi necessari per ottenerle spesso contenuti squisitamente sanitari.

Che significa ciò?

Significa che talune associazioni comunicano subliminalmente, nelle loro pubblicità, la possibilità di poter fare “terapia” frequentando il loro corsi, con possibili ricadute negative sui corsisti e sull’utenza.

Mi chiedo, e chiedo a chi di dovere, stante questa situazione, se non sia giunto il momento, non più rinviabile, di rivedere, revisionare, migliorare detta legge 4 del 2013, dando al Ministero reali strumenti di controllo e intervento, perché tanti giovani cercano ovviamente di entrare nel mondo sanitario in modo originale con “certificazioni creative” di ogni tipo, auto qualificandosi, per quello che arbitrariamente dicono di essere, citando, sul proprio curriculum: “in base alla legge 4 del 2013”, e ritrovandosi poi anche beffati dalla assenza di sbocchi occupazionali.

Ossequi.
 
Inchiesta Iene: Le false cure che non guariscono
(Dopo il minuto 13,30 la fattucchiera afferma che “glielo permette la legge 4 del 2013”, e nessuno smentisce….)

PRIMO ESEMPIO                  

           https://www.afiw.it/corsi-regionali/musicoterapista/ 

    

                          SECONDO ESEMPIO

 http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/toffa-cancro-le-false-cure-che-non-guariscono_764851.html      

 

 

DiPaolo Nuzzi

RIFLESSIONI SUL MUSICOTERAPISTA , IL MUSICISTA DI CORSIA E L’UTILIZZO DELLA MUSICOTERAPIA DA PARTE DELLE ALTRE FIGURE PROFESSIONALI.

Gentili colleghi ,
premetto a questa riflessione un ringraziamento per l’aiuto morale e concreto ricevuto in un periodo difficile ; sono lieto della solidarietà che ricevo che evidenzia per noi tutti l’importanza della vicinanza umana che non sempre la nostra categoria e’ stata in grado di esprimere in passato.
Sono , per il mio ruolo di cofondatore del Consiglio Unitario dei Musicoterapisti Italiani per la professione sociosanitaria CUM-SANITA’ , sommerso da attività di stupenda animazione musicale , musica IN terapia , musica di ambiente , musica di coccolamento , musica funzionale diffusa generalmente accompagnata dalla bellissima frase :-“La musica fa bene”.
Ora , nel massimo rispetto della funzione sociale , coinvolgente , comunicativa , umana , etc. , della musica in generale ,  rispettosamente mi permetto di osservare che la musica può anche essere usata negativamente ( ricordate Arancia Meccanica e Qualcuno volò sul nido del cuculo? ) o per indurre stati d’animo artificialmente. Non credo che la sommatoria ” musica piu’ medico ” significhi terapia ; mi sembra che la musica abbia molte valenze in un contesto adeguato , collegata alla cultura del contesto . Non credo che la musica abbia una dimensione nobile allorchè viene utilizzata per indurre stati d’animo , come fosse una pillola. La presenza della musica o della danza in un reparto ospedaliero o in un centro di riabilitazione e’ potente come impatto , ma a volte rischia di essere un vaso fiorito in una casa malandata. La descrizione di un’esperienza simile suscita generalmente nell’osservatore ammirazione ed emozione , come una parete colorata in un reparto pediatrico , ma ciò non basta a definire l’evento terapeutico. La terapia quando avviene in un contesto corale , condiviso , empatico , ha una musica interna già di per sè.
In contesti disarmonici e scoordinati e’ innegabile verificare che la musica armonica proposta da professionisti formati ha a volte il potere di agire da contenitore positivo , ma in generale non e’ la musica che conta ma il musicoterapista , non e’ il mezzo ma il modo. Per questo non sono del parere di chiamare terapia la musica o la danza quando si svolge in un contesto sanitario. La musicoterapia , per l’esperienza di tutta una vita , e’ un’altra cosa ; non e’ musica piu’ terapia ma e’ musica come terapia , e’ un incontro tra il mondo della musica e quello della terapia , che non restano uguali a se’ stessi ma cambiano qualcosa entrambe. E’ una terza cosa che crescerà nel rispetto e nella differenza con la musica ( o la danza) IN terapia. Possiamo utilizzare quindi nel  percorso di riconoscimento il termine musicoterapista clinico per l’area riabilitativa  , da distinguere dal fratello musicoterapista professionale che opera nel terreno sociale ( scolastico e inclusivo) , senza fare classifiche di importanza al nostro interno ma di ruolo e competenza. E’ questo che chiamiamo sistema duale. Cio’ comporta necessariamente una agibilità ed una abilitazione professionale istituzionale migliore rispetto all’utilizzazione della legge 4 , che contiene evidenti divieti operativi in campo sanitario e sociosanitario. 

 

 

Ossequi

 


Rolando P. Mancini
DiWebmaster

Comunicato Direttivo CUM

Il Direttivo CUM-SANITA’, alla luce della legge  del 3 gennaio 2018

– considerando la possibilita’ di inserimento nell’area sociosanitaria della professione

– preso atto dell’auspicio della categoria a candidarsi nel settore

– in continuita’ con la storia della categoria, lo stato della ricerca scientifica e la settorialita’   educativa, riabilitativa e terapeutica

– nel rispetto e necessita’ di collaborazione tra tutte le  musicoterapiste ed i musicoterapisti , nell’ottica di un costante progredire e in un coordinamento solidale e virtuoso

-in base alla propria declaratoria “per la professione sociosanitaria”

ha richiesto immediatamente dopo l’approvazione della legge alle autorita’ preposte  di conoscere le procedure di candidatura della categoria .

Nel contempo ha avviato contatti di conoscenza con scuole ed associazioni di settore nell’auspicio di una raccolta comune di documentazione  e nel rispetto delle autonome impostazioni e rappresentatività.

Il CUM-SANITA’ fa appello a tutte le associazioni ed i colleghi indistintamente, invitando tutti  a partecipare alla elaborazione della documentazione scientifica necessaria alla procedura, sollecitando tutte e tutti  a concentrarsi su cio’ che unisce.

Il CUM-SANITA’  conferma il sistema duale della professione, educativo e clinico, senza classificazioni di superiorita’ di un settore sull’altro,  nel rispetto della normativa sulle professioni sanitarie e sociosanitarie.

Il CUM SANITA’ comunica inoltre  la determinazione a procedere in quanto affermato anche di fronte a comportamenti confusi o contraddittori .

Il CUM-SANITA’  intende infine proteggere le formazioni acquisite dei colleghi/e e le scuole esistenti attraverso la proposta e la deliberazione di norme transitorie e possibili convenzioni con le Universita’.

Il CUM-SANITA’  infine prevede di istituire una commissione tecnica composta da personalita’ del mondo scientifico e da esperti legislativi.

CUM – SANITÀ
Roma 3 maggio 2018

DiWebmaster

“Dialogo AIM e CUM-Sanità: l’attenzione comune al Ddl Lorenzin a vantaggio dei professionisti della Musicoterapia”

Il giorno 27 febbraio 2018 si è svolto un incontro Skype tra Rolando Proietti Mancini, Presidente CUM-Sanità, Marta Mistrangelo, Coordinatrice per il Nord Italia CUM-Sanità, Mariagrazia Baroni, Presidente AIM, Marinella Maggiori, Vice-Presidente AIM.

Come primo argomento i presenti hanno presentato le finalità delle due associazioni ed hanno condiviso l’impegno comune di seguire gli sviluppi del Ddl Lorenzin ora convertito in Legge.

Sono stati quindi programmati incontri periodici di scambio e condivisione tra le due associazioni al fine di comprendere lo sviluppo di attuazione dell’ art. 5 della Legge 3 dell’11 gennaio 2018 (che tratta dell’istituzione delle nuove professioni socio-sanitarie) e per verificare la possibilità di candidatura della figura del Professionista della Musicoterapia nell’area socio-sanitaria.

In questi incontri cercheremo di conoscere primariamente i criteri (decreti attuativi) e le possibili modalità con cui avviare le procedure per raggiungere  l’obiettivo sopra citato .

E’ emerso da entrambe le parti un interesse a creare un osservatorio che possa portare avanti azioni comuni a vantaggio dei professionisti della musicoterapia che attualmente già operano e/o opereranno in futuro nel settore socio- sanitario.

La Presidente di AIM ha inoltre comunicato che, a seguito dell’invito ricevuto dal Presidente del CUM e della coordinatrice del Nord d’Italia del CUM ad intervenire al prossimo Convegno da loro organizzato che si terrà a Milano il 3 marzo 2018, sarà presente un membro del Direttivo dell’AIM, Mauro Sarcinella , come rappresentante dell’associazione a testimonianza del confronto iniziato, che porterà i saluti e leggerà ai presenti questo comunicato.

Si stabilisce inoltre di dare conoscenza dell’incontro sui rispettivi canali di informazione ufficiali, per rendere nota la posizione delle due associazioni al Mondo della Musicoterapia Italiana.

 

 AIM-associazione Italiana Professionisti della Musicoterapia e CUM -Sanità

 

Mariagrazia Baroni

Marinella Maggiori

Marta Mistrangelo

Rolando Proietti Mancini