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DiGiovanna Berna

Il CUM – Sanità aderisce alla giornata del 7 luglio 2018 “Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità”

Il“Consiglio Unitario Musicoterapisti Italiani per la Professione sociosanitaria – CUM-SANITA’” aderisce alla giornata del 7 Luglio 2018 “Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità”.

Siamo per una coscienza internazionale, contro le discriminazioni, per la promozione di pari opportunità, per affermare e vivere appieno ciò che è sancito nella “Dichiarazione Universale dei Diritti della Donna e dell’Uomo”, per la protezione e la promozione dei diritti umani e dei diritti civili, sempre più a rischio insieme alla libertà delle persone.

“I diritti sono un percorso di pace tendente alla riduzione della sofferenza umana”
Johan Galtung, premio Nobel per la pace.

DiPaolo Nuzzi

Il Direttore del Corso di Musicoterapia del Conservatorio di Mantova accorda il suo contributo al “Dossier Documentazione Sociosanitaria Partecipata”

Il direttore del corso di Musicoterapia  del Conservatorio di Mantova, dott. Livio Claudio Bressan, medico plurispecialista e neurologo al Bassini di Milano, nonché musicista pluridiplomato in Conservatorio e quest’anno insignito del prestigioso premio “Rosa Camuna”, conferitogli dalla regione Lombardia per meriti medico/scientifici per l’applicazione di terapie complementari, tra cui la Musicoterapia, ai pazienti affetti da Parkinson ed Altzheimer, approva l’operato del CUM per il riconoscimento della figura professionale del/ della Musicoterapista in ambito sociosanitario e accorda il   contributo del Conservatorio di Mantova al “Dossier Documentazione Sociosanitaria Partecipata”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONSIGLIO UNITARIO DEI MUSICOTERAPISTI ITALIANI-CUM-SANITA’

REGISTRATO ALLA AGENZIA DELLE ENTRATE – DIREZIONE PROVINCIALE 1 DI ROMA – UFFICIO TERRITORIALE DI ROMA 2 AURELIO

 

N.8143   SERIE 3    DATA   12-10-2016 – CODICE FISCALE     97906320581

 

 

 

 

 

 

DiPaolo Nuzzi

I “creativi” della legge 4/2013 ROLANDO P. MANCINI – già operatore presso l’Opera “Don Guanella” di Roma

La legge 4 del 2013 fu approvata di corsa, all’ultimo istante del Governo Monti, per facilitare il miglioramento organizzativo delle professioni  emergenti, escludendole però tassativamente dall’area sanitaria ( ricordo inoltre a tutti la deliberazione del febbraio 2013 approvata dalla Conferenza Stato-Regioni su proposta dell’allora Ministro Balduzzi ).

Dopo 5 anni dall’entrata in vigore e dall’applicazione incontrollata di detta legge, dobbiamo però constatare l’esistenza di un enorme numero di “nuovi professionisti” pseudosanitari, che INVECE DI PROCEDERE CON UNA RICHIESTA DI RICONOSCIMENTO AL MINISTERO DELLA SALUTE, si auto-referenziano come tali, utilizzando subdolamente la legge 4 per esercitare attività a volte di rilievo, ma in taluni casi di pessimo livello.

Vedasi ad esempio una inchiesta di Nadia Toffa delle “Iene”, che cito a margine, e la propaganda di  uno dei tanti, infiniti corsi, che promettono la possibilità di esercitare una professione con il suffisso “terapia”.

La legge 4/2103 rimanda anche alle cosiddette NORME UNI ( che andrebbero elaborate nel rispetto delle normative legislative di settore ) , che dovrebbero stabilire alcune regole tecniche (non obbligatorie) per i nuovi professionisti .

Il fatto è che le cosiddette NORME UNI sono state emanate anche per professioni con il suffisso “terapia”  da commissioni composte da esponenti delle associazioni dei professionisti interessati , ponendo nei corsi necessari per ottenerle spesso contenuti squisitamente sanitari.

Che significa ciò?

Significa che talune associazioni comunicano subliminalmente, nelle loro pubblicità, la possibilità di poter fare “terapia” frequentando il loro corsi, con possibili ricadute negative sui corsisti e sull’utenza.

Mi chiedo, e chiedo a chi di dovere, stante questa situazione, se non sia giunto il momento, non più rinviabile, di rivedere, revisionare, migliorare detta legge 4 del 2013, dando al Ministero reali strumenti di controllo e intervento, perché tanti giovani cercano ovviamente di entrare nel mondo sanitario in modo originale con “certificazioni creative” di ogni tipo, auto qualificandosi, per quello che arbitrariamente dicono di essere, citando, sul proprio curriculum: “in base alla legge 4 del 2013”, e ritrovandosi poi anche beffati dalla assenza di sbocchi occupazionali.

Ossequi.
 
Inchiesta Iene: Le false cure che non guariscono
(Dopo il minuto 13,30 la fattucchiera afferma che “glielo permette la legge 4 del 2013”, e nessuno smentisce….)

PRIMO ESEMPIO                  

           https://www.afiw.it/corsi-regionali/musicoterapista/ 

    

                          SECONDO ESEMPIO

 http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/toffa-cancro-le-false-cure-che-non-guariscono_764851.html      

 

 

DiPaolo Nuzzi

RIFLESSIONI SUL MUSICOTERAPISTA , IL MUSICISTA DI CORSIA E L’UTILIZZO DELLA MUSICOTERAPIA DA PARTE DELLE ALTRE FIGURE PROFESSIONALI.

Gentili colleghi ,
premetto a questa riflessione un ringraziamento per l’aiuto morale e concreto ricevuto in un periodo difficile ; sono lieto della solidarietà che ricevo che evidenzia per noi tutti l’importanza della vicinanza umana che non sempre la nostra categoria e’ stata in grado di esprimere in passato.
Sono , per il mio ruolo di cofondatore del Consiglio Unitario dei Musicoterapisti Italiani per la professione sociosanitaria CUM-SANITA’ , sommerso da attività di stupenda animazione musicale , musica IN terapia , musica di ambiente , musica di coccolamento , musica funzionale diffusa generalmente accompagnata dalla bellissima frase :-“La musica fa bene”.
Ora , nel massimo rispetto della funzione sociale , coinvolgente , comunicativa , umana , etc. , della musica in generale ,  rispettosamente mi permetto di osservare che la musica può anche essere usata negativamente ( ricordate Arancia Meccanica e Qualcuno volò sul nido del cuculo? ) o per indurre stati d’animo artificialmente. Non credo che la sommatoria ” musica piu’ medico ” significhi terapia ; mi sembra che la musica abbia molte valenze in un contesto adeguato , collegata alla cultura del contesto . Non credo che la musica abbia una dimensione nobile allorchè viene utilizzata per indurre stati d’animo , come fosse una pillola. La presenza della musica o della danza in un reparto ospedaliero o in un centro di riabilitazione e’ potente come impatto , ma a volte rischia di essere un vaso fiorito in una casa malandata. La descrizione di un’esperienza simile suscita generalmente nell’osservatore ammirazione ed emozione , come una parete colorata in un reparto pediatrico , ma ciò non basta a definire l’evento terapeutico. La terapia quando avviene in un contesto corale , condiviso , empatico , ha una musica interna già di per sè.
In contesti disarmonici e scoordinati e’ innegabile verificare che la musica armonica proposta da professionisti formati ha a volte il potere di agire da contenitore positivo , ma in generale non e’ la musica che conta ma il musicoterapista , non e’ il mezzo ma il modo. Per questo non sono del parere di chiamare terapia la musica o la danza quando si svolge in un contesto sanitario. La musicoterapia , per l’esperienza di tutta una vita , e’ un’altra cosa ; non e’ musica piu’ terapia ma e’ musica come terapia , e’ un incontro tra il mondo della musica e quello della terapia , che non restano uguali a se’ stessi ma cambiano qualcosa entrambe. E’ una terza cosa che crescerà nel rispetto e nella differenza con la musica ( o la danza) IN terapia. Possiamo utilizzare quindi nel  percorso di riconoscimento il termine musicoterapista clinico per l’area riabilitativa  , da distinguere dal fratello musicoterapista professionale che opera nel terreno sociale ( scolastico e inclusivo) , senza fare classifiche di importanza al nostro interno ma di ruolo e competenza. E’ questo che chiamiamo sistema duale. Cio’ comporta necessariamente una agibilità ed una abilitazione professionale istituzionale migliore rispetto all’utilizzazione della legge 4 , che contiene evidenti divieti operativi in campo sanitario e sociosanitario. 

 

 

Ossequi

 


Rolando P. Mancini
DiWebmaster

Comunicato Direttivo CUM

Il Direttivo CUM-SANITA’, alla luce della legge  del 3 gennaio 2018

– considerando la possibilita’ di inserimento nell’area sociosanitaria della professione

– preso atto dell’auspicio della categoria a candidarsi nel settore

– in continuita’ con la storia della categoria, lo stato della ricerca scientifica e la settorialita’   educativa, riabilitativa e terapeutica

– nel rispetto e necessita’ di collaborazione tra tutte le  musicoterapiste ed i musicoterapisti , nell’ottica di un costante progredire e in un coordinamento solidale e virtuoso

-in base alla propria declaratoria “per la professione sociosanitaria”

ha richiesto immediatamente dopo l’approvazione della legge alle autorita’ preposte  di conoscere le procedure di candidatura della categoria .

Nel contempo ha avviato contatti di conoscenza con scuole ed associazioni di settore nell’auspicio di una raccolta comune di documentazione  e nel rispetto delle autonome impostazioni e rappresentatività.

Il CUM-SANITA’ fa appello a tutte le associazioni ed i colleghi indistintamente, invitando tutti  a partecipare alla elaborazione della documentazione scientifica necessaria alla procedura, sollecitando tutte e tutti  a concentrarsi su cio’ che unisce.

Il CUM-SANITA’  conferma il sistema duale della professione, educativo e clinico, senza classificazioni di superiorita’ di un settore sull’altro,  nel rispetto della normativa sulle professioni sanitarie e sociosanitarie.

Il CUM SANITA’ comunica inoltre  la determinazione a procedere in quanto affermato anche di fronte a comportamenti confusi o contraddittori .

Il CUM-SANITA’  intende infine proteggere le formazioni acquisite dei colleghi/e e le scuole esistenti attraverso la proposta e la deliberazione di norme transitorie e possibili convenzioni con le Universita’.

Il CUM-SANITA’  infine prevede di istituire una commissione tecnica composta da personalita’ del mondo scientifico e da esperti legislativi.

CUM – SANITÀ
Roma 3 maggio 2018