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DiGiovanna Berna

Comunicato per istituzione Sondaggio 10/09/2019

 

 

Carissime Socie, carissimi Soci,

in questa fase della nostra vita associativa occorre a tutti noi un’analisi approfondita della situazione, al fine di verificare lo stato dei lavori per il raggiungimento della ragione sociale e predisporre le basi per una scelta meditata e congiunta.

Il cambio di posizione dell’AIM, con la dissociazione dal percorso unitario di riconoscimento del ruolo sociosanitario, è certamente un atto grave: l’AIM dichiara di non svolgere, né direttamente e né indirettamente, attività sanitaria e sociosanitaria, contrariamente alla posizione precedente.

Ferma restando la nostra determinazione unitaria, non possiamo non prendere atto della novità negativa, che indica, a nostro avviso, una visione di declassamento professionale, per quanto legittima.

Non abbiamo infatti alcuna riserva nei confronti di chi opera esclusivamente nel settore educativo, come testimonia il nostro statuto, e nell’ambito del sistema duale auspichiamo contatti e confronti non turbati da repentini cambi di posizione.

Ma tornando alla nostra ragione sociale, l’obiettivo di sollecitare l’applicazione dell’art. 5 della legge 3 dell’11 gennaio 2018 è invariato e coinvolge vaste aree di operatori e di operatrici anche di professioni attigue, come dimostra la nostra attività intercategoriale con associazioni che, come l’AIM, hanno fatto richiesta, peraltro rifiutata, di inserimento nell’elenco del Mise previsto dalla legge 4.

Infatti, contrariamente a quanto sembri essere opinione diffusa, non esiste alcun divieto di percorrere il riconoscimento sociosanitario per chi intende essere incluso nella legge 4, come dimostra ad esempio l’esperienza degli Osteopati, che si uniformarono alla legge 4  chiedendo il riconoscimento sanitario, che ottennero.

Al fine di evitare un ulteriore rallentamento al processo che abbiamo avviato insieme, intendiamo sentire la categoria, ascoltando la maggior parte di operatori/operatrici possibile sul tema.

Intendiamo istituire a tale scopo un sondaggio nazionale basato su una semplice ed esplicita domanda, rivolto agli operatori ed alle operatrici, agli studenti ed alle studentesse ed alle persone tutte che a vario titolo sono vicine alla nostra professione.

La domanda è la seguente:
Desideri che la figura del/della Musicoterapista venga riconosciuta come professione sociosanitaria, così come da iter già avviato dalla legge Lorenzin (n. 3 2018) art. 5 (istituzione dell’area professioni sociosanitarie)?

Sì (sono favorevole)
No (sono contrario/a)

A tale scopo rivolgiamo a tutte le Socie ed a tutti i Soci del Cum – Sanità l’appello a partecipare al sondaggio ed a diffonderlo. La procedura di voto è semplicissima: basta cliccare sull’apposito link, sul nostro sito www.musicoterapista.it, inserire la propria mail e rispondere alla domanda. La privacy e la segretezza della risposta sono garantite.

Cordiali saluti
il Direttivo CUM – Sanità

DiGiovanna Berna

Riflessione su SEA WATCH: perché il CUM – Sanità non può restare muto, assente su chi vuole calpestare il diritto umano alla vita.

 

 

“….Se chiedo a ciascuno di voi

Che sogna di cambiare la vita sulla terra

Come si forma il mostro del potere

Lì, proprio lì, dove vivete,

Siete sicuri di sapervi rispondere

Esattamente?

 

Ciascuno umilmente si informi

Umile ma responsabile riferisca a chi non sa:

dai campi coi cartelli a quelli nuovi, più ipocriti,

Auschwitz sta figliando nel mondo,

non sentite l’odore del fumo?

I figli, pur diversi, gli assomigliano”.

 

 

Introduco la riflessione con degli estratti, molto eloquenti, a mio parere, tratti dal libro di  Danilo Dolci “Non sentite l’odore del fumo”. Vorrei che ci prendessero per mano e ci conducessero a riflettere e a meditare su ciò che non dobbiamo diventare: Golem che ripudiano la collettività, la solidarietà, il non sentirsi umano.

L’azione della Capitana Carole Rackete e del suo equipaggio ha dimostrato che si può portare il masso sulla cima del monte, parafrasando Sisifo ma superandolo: il migrante con il suo masso composto di vita, di dignità, di amore, pregno di essenza umana, lo spinge sulla montagna dell’indifferenza governata da un Golem e seppur naufragando, trova chi in nome del valore della vita umana è al di sopra di ogni altra considerazione: sfida fulmini e saette pur di salvarlo.

L’esigenza del CUM – Sanità è di testimoniare la sua partecipazione e la sua solidarietà, aggiungendosi alle tante altre voci che gridano di restare umani: umanità…ora e sempre umanità.

Da un lato c’è chi vuole restituire la vita a dei naufraghi, con spirito solidale e tanto coraggio, sfida le leggi, dall’altro lato c’è un Golem che legifera con l’intenzione di erigere muri, vietare l’ingresso al migrante, di calpestare i diritti umani.

Il CUM – Sanità, pur non entrando nello specifico legislativo, è dalla parte di chi “violando” le leggi ha ubbidito solo ad una legge: quella del mare.  Un naufrago va salvato costi quel che costi.

E poi l’azione di Sea Watch ha risposto a queste domande:

1) Perché le ONG vengono in Italia?

Perché le leggi internazionali chiedono di portare i migranti nel PRIMO porto SICURO.

2) Perché non li riportano in Libia?

Perché la Libia non è un porto sicuro: c’è la guerra e ci sono i campi di concentramento.

3) Perché non li portano in Tunisia?

Perché la Tunisia non ha firmato la Convenzione di Ginevra e perché in passato ha riportato i migranti in Libia.

4) Perché non li portano a Malta?

Li portano eccome a Malta! Malta ha accolto in proporzione molti più immigrati di noi e continua ad accoglierli. Però Malta non è sempre il porto più vicino, dipende dove viene effettuato il salvataggio (e bisogna guardare anche le condizioni del mare).
In questo caso il porto sicuro più vicino era Lampedusa (ci piaccia o no).

5) Perché l’Olanda e la Germania non se ne prendono un po’?

Ci sono 10 città tedesche che in realtà si sono dichiarate disponibili a farlo. Il problema è che mancano gli accordi internazionali. Salvini in questo anno di governo avrebbe dovuto fare questo tipo di accordi, ma è stato assente 6 volte su 7 alle riunioni. Se è sempre assente è difficile che riesca a fare accordi.

6) E quindi dobbiamo accoglierli tutti?

No, noi dobbiamo salvarli, perché i diritti umani vengono prima di ogni altra cosa. Il salvataggio si conclude quando le persone a bordo sbarcano in un porto sicuro. Il fatto dell’accoglienza poi dipende dagli accordi che i Paesi riescono a fare.

7) Ma la Sea Watch ha violato le leggi italiane?

La Sea Watch ha violato il decreto di Salvini, ma ha agito secondo il diritto del mare e l’articolo 10 della nostra Costituzione.

Magari così si capisce meglio. @Fonte : Jack Son

Il CUM – Sanità sottolinea e  ribadisce con forza  l’ Art. 10 della Costituzione italiana

 

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

 

E la  “Dichiarazione universale dei diritti umani”, di cui si riportano alcuni articoli:

 

Articolo 1 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

 

Articolo 2  Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

 

Articolo 3 Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

 

Articolo 4 Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

 

Articolo 5 Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

 

Articolo 9 Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 13 1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

 

Articolo 14 1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni. 2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

 

30 Giugno 2019                                                                          Francesco Pirone

 

 

 

 

 

 

 

 

DiGiovanna Berna

Convegno Nazionale 25 Maggio 2019 – Sala dei Gessi – Piazza Salvemini 21 – Firenze

DiGiovanna Berna

Programma Convegno Nazionale 25 Maggio 2019 – Firenze

DiGiovanna Berna

Convegno Nazionale Firenze 25/05/2019

http://www.comunicati-stampa.net/com/convegno-nazionale-25-maggio-2019-firenze-l-antico-nuovo-territorio-della-musicoterapia-applicazioni-pratiche-riflessioni-sonore-ed-aspetti-legislativi.html

DiGiovanna Berna

Primo Comunicato Stampa Gruppo Promotore Intercategoriale

l GPI,  Gruppo Promotore Interdisciplinare, esprimendo i sentimenti di migliaia di operatori delle terapie psico/corporee ad indirizzo artistico e di tutte le professioni sociosanitarie interessate, si rivolge alle istituzioni, alla cittadinanza, alle forze politiche e sociali, alle fonti di comunicazione della tutela della salute e della cultura al fine di sensibilizzare le autorità preposte e la pubblica opinione a sostenere la richiesta di applicazione dell’art.5 della legge 3 gennaio 2018 riguardante l’attivazione dell’area sociosanitaria delle professioni.

A tale scopo propone una serie di iniziative di sollecitazione e tra queste la petizione online:

 https://www.change.org/p/ministro-salute-giulia-grillo-attivare-l-area-delle-professioni-sociosanitarie-applicare-l-art-5-della-legge-3-del-2018  .

A tutt’oggi questa area è stata istituita nell’art.5 della legge 3 dell’11 gennaio 2018, con giusta intuizione del legislatore in un settore, quale quello sociosanitario, ad elevata espansione per l’attuale quadro demografico e quello epidemiologico e in forza della mutata denominazione del nome del Ministero da “della Sanità” a “della Salute”,  che ha espanso la mission del Dicastero in uno spettro di intervento e di competenza che va oltre la concezione di ambito sanitario in senso stretto ed ora aderente al concetto di salute, proprio dell’OMS e del diritto sancito dall’art.32 della Costituzione Repubblicana.

E’ bene ricordare, altresì, che alcune figure professionali sono state inserite per rivedere le criticità di alcuni profili, quali l’Operatore Socio Sanitario, il doppio canale formativo universitario dell’educatore professionale in sanità e di quello nel sociale o l’incongruo inquadramento nel ruolo tecnico di alcune professioni quali l’assistente sociale ed il sociologo, che ne limita e circoscrive le potenzialità operative.

Ma l’attivazione di quest’area offre una legittimazione più adeguata a quelle professioni non riconosciute ancora nel SSN, in particolare nell’area dell’integrazione sociosanitaria, ma ritenute utili ed efficaci per il piano terapeutico, presenti in presidi sociosanitari pubblici e privati, ad iniziare dalle terapie psico/corporee ad indirizzo artistico.

Per quanto sopra esposto è di estrema importanza, per migliaia di operatori, utenti e familiari, che il Ministero della Salute attivi tutte le necessarie procedure per dar corso all’attuazione dell’area sociosanitaria  delle professioni.

Per il GPI Gruppo Promotore Interdisciplinare

Rolando P. Mancini – musicoterapista, portavoce

Mila Sanna –  Psicologa, Psicoterapeuta

Simonetta Ottone, Danzamovimentoterapeuta

Roma  22- 02-2019

DiGiovanna Berna

L’intervento della Vice Presidente CUM Stefania Fusco al Convegno Nazionale del 15 Settembre 2018

Lo Stato dell’Arte nel Percorso del Riconoscimento del Musicoterapista

La musicoterapia italiana si diffonde e nel panorama lavorativo emergono contraddizioni evidenti; la situazione appare confusa e priva di tutele. I musicoterapisti operano generalmente nella libera professione, tra mille difficoltà, e sono pochi i professionisti assunti con contratto a tempo determinato e indeterminato; spesso viene usata la formula co.co.pro. Ci si trova nell’area dei cosiddetti atipici.
Essendo diffusa la pratica dell’appalto a cooperative socio-sanitarie, spesso i musicoterapisti affollano il settore dei soci cooperatori, soci con scarsi elementi partecipativi e poche garanzie.
Non stiamo parlando di Musica IN terapia, che prevede semplicemente la compresenza di personale sanitario, con il musicista ovviamente. Stiamo parlando di una professione sviluppata a livello mondiale e che abbisogna di un setting adeguato e di una appropriata formazione.
A fronte dei ritardi nel riconoscimento gran parte dell’attività si svolge in ambito formativo, una sorta di auto impiego, nel quale i musicoterapisti si impegnano in qualità’ di docenti in un sovradimensionato mondo di scuole e corsi non sempre di livello.
Da ciò se ne deduce che coloro che con fatica sono di fatto entrati nel sistema socio-sanitario, rischiano di veder vanificare i loro sforzi, rischiando addirittura l’espulsione a fronte di eventuali regolamentazioni imperfette e disattente.

Per comprendere meglio l’argomento va premesso che la Conferenza Stato-Regioni (Comunicato stampa n. 26 dell’11 febbraio 2013 del Ministero della Salute) delibero’ la esclusiva pertinenza delle professioni sanitarie nell’area diagnostica; preventiva, riabilitativa e terapeutica (e quindi non delle professioni del cosiddetto “benessere”).
Ecco inoltre il chiarimento del Ministro di allora, Balduzzi:
“Le attività di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione in campo sanitario sono attività di competenza e riservate alle professioni sanitarie.”
Lo ribadisce un provvedimento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, su proposta del Ministro della Salute, Prof. Renato Balduzzi, seguito all’approvazione della legge 4 del 14 gennaio 2013 con la quale si dettano norme per il riconoscimento delle professioni non organizzate, dalle quali restano fuori le attività riservate per legge alle professioni sanitarie.
La complessità dell’ambito di intervento delle 28 professioni laureate vigilate dal Ministero della Salute, interessate da una continua evoluzione scientifica, tecnologica, formativa ed di ordinamento, rende necessario un approfondimento tecnico e giuridico delle attività proprie delle professioni sanitarie attraverso una preliminare ricognizione delle funzioni di diagnosi, cura, assistenza, riabilitazione e prevenzione riservate alle professioni sanitarie. Il provvedimento ne affida la competenza al Consiglio Superiore di Sanità.
“Con questa attività ricognitiva – afferma il Ministro Balduzzi – si intende informare correttamente i cittadini su quali siano i professionisti a cui la legge affida la cura della loro salute e, nel contempo, dare garanzie ai professionisti della salute nella certezza che non vi possa essere sovrapposizione di competenze con altri operatori che non abbiano conseguito l’accreditamento formativo e professionale richiesto alle professioni sanitarie dall’attuale normativa, nazionale e dell’Unione Europea”.

Di fatto, per dribblare la normativa, accade che associazioni, che nei convegni e nei corsi illustrano le valenze terapeutiche delle proprie tecniche, non esitino successivamente a “modificarsi geneticamente” parlando genericamente di benessere , pedagogia, integrazione , etc., in una sorta di doppiezza e trasformismo deleteri.
La cosa e’ paradossale se si pensa che tali strutture formative hanno nel contempo contribuito alla presentazione di proposte di legge come da prassi giuridica, per percorrere correttamente ai fini del riconoscimento la strada delle leggi delle professioni sanitarie (cfr. proposta Sbrollini in materia di musicoterapia , etc.), con annessa necessaria laurea abilitante (hanno cioe’ tentato una strada potenzialmente corretta prima di aderire con modalità esclusive alla legge 4)..

In questo contesto si corre il rischio di gettare a mare l’immensa ricerca nei centri di riabilitazione, diurni, centri psico-medico-pedagogici , case-famiglia, comunità terapeutiche, il lavoro sul campo fatto per anni e anni otto ore al giorno, montagne di supervisioni, cartelle di osservazione, valutazione, riunioni d’equipe, collaborazioni interdisciplinari, meglio impostate delle rare attività libero professionali operative dei diplomati e diplomandi.

In merito alla legge 4 del 2013 va ancora una volta sottolineato che essa non si riferisce alle professioni che, come la nostra, si attengono all’area clinica, sanitaria e sociosanitaria.

Riteniamo che vada tutelato il lavoro esistente e passato denso di ricerca sul campo, patrimonio della musicoterapia, e, così, tutelare i pionieri della musicoterapia applicata, rispettando il loro lungo e affannoso cammino nelle istituzioni; i musicoterapisti e le musicoterapiste nelle istituzioni socio-sanitarie già esistono e non nasceranno certo anche dopo il logo dell’ennesima associazione.

Infatti nella storia della ricerca non nascono prima le scuole, i professori, le associazioni; nascono prima i ricercatori pionieri e coraggiosi, finanziati da aziende coraggiose che così, di fatto, contribuiscono alla ricerca, difficile anche in questo settore.

Occorre, inoltre, che una vera regolamentazione rispetti l’esistente e lo tuteli, anzi lo rafforzi, cosicché da esso si sviluppi ancor più la musicoterapia; occorre che i lavoratori precari trovino giustizia ed assunzione nel rispetto dei diritti umani e sindacali; occorre che vengano scritte nelle leggi norme transitorie democratiche e rispettose di questi nostri colleghi, sanatorie giuste nel rispetto e nella tutela dell’utenza.

Occorre che chi parla di nuova professione sappia che non si parte dall’anno zero né dalle auto referenze, ma dal lavoro collettivo di molti.

L’inserimento della figura professionale del musicoterapista all’interno dell’area delle professioni sociosanitarie attivate dalla legge Lorenzin, approvata definitivamente il 22 dicembre 2017, permetterà l’attivazione di bandi pubblici di concorso, per gli assunti l’acquisizione dei diritti civili e penali come le altre figure professionali attraverso i diritti contrattuali e sindacali del contratto del pubblico impiego relativo alla Sanità Pubblica e Privata, il diritto alla retribuzione della malattia, alle ferie, a permessi per particolari esigenze, alla prevenzione e alla sicurezza sui posti di lavoro, alla possibilità di attivare mutui bancari, al TFR, alla pensione per lavoratori dipendenti, oltre al diritto professionale di parità con le altre figure sanitarie, etc. (basta leggere il Contratto Collettivo Nazionale della Sanità Pubblica e Privata per capire).
E’ bene ricordare, altresì, che finora l’unica figura istituita in aderenza a tale area è quella dell’operatore sociosanitario mentre l’attivazione dell’area sociosanitaria porta sia a rivedere le criticità di alcuni profili, come sia il doppio canale formativo universitario dell’educatore professionale in sanità e nel sociale, sia l’incongruo inquadramento nel ruolo tecnico di alcune professioni quali l’assistente sociale ed il sociologo che ne limita e circoscrive le potenzialità operative.
L’attivazione di quest’area offre una legittimazione più adeguata, nell’area dell’integrazione sociosanitaria appunto, a quelle professioni non ancora riconosciute nel SSN, ma ritenute utili ed efficaci per il piano terapeutico, già presenti in presidi sociosanitari pubblici e privati, ad iniziare dal musicoterapista.

E’ bene ricordare che l’attivazione dell’area sociosanitaria porta sia a rivedere le criticità di alcuni profili, come sia il doppio canale formativo universitario dell’educatore professionale in sanità e nel sociale, sia l’inquadramento nel ruolo tecnico di alcune professioni quali l’assistente sociale ed il sociologo , oltre a collocare adeguatamente l’operatore socio sanitario.

In tale contesto il Cum-Sanità, in costante collegamento con le istituzioni, ha il compito di sollecitare la conclusione del percorso legislativo nel rispetto della storia dei musicoterapisti, evitando disattenzioni nella applicazione ed in particolare difendendo chi già e’ formato e già opera con serietà e professionalità nel settore. Il Cum-Sanità ricorda al legislatore che non si tratta solo di individuare un adeguato e moderno corso di formazione, ma di dialogare con la formazione esistente di buon livello; ricorda inoltre che non si comincia dall’anno zero essendo molti musicoterapisti di livello già inseriti nel mondo sociosanitario e di tutto abbiamo bisogno, ma non di togliere lavoro ai nostri colleghi e colleghe che coraggiosamente hanno scelto questa nuova stupenda professione.

S. Fusco – vicepresidente CUM

DiGiovanna Berna

Convegno Nazionale Formia (LT) 15 settembre 2018 Sala Convegni “Sorriso sul Mare”

 

 

DiGiovanna Berna

Convegno Nazionale CUM 15 settembre 2018

DiGiovanna Berna

Comunicato Stampa Convegno 15 settembre 2018

 

Comunicato Stampa

 

II Convegno Nazionale MUSICOTERAPIA Terapeutico/Riabilitativa e Sociale

La Struttura Sorriso Sul Mare ospiterà anche quest’anno, come già nel 2017, il II Convegno Nazionale di Musicoterapia del CUM (Consiglio Unitario Musicoterapisti Italiani). Il convegno avrà luogo il 15 settembre p.v,  presso la Struttura in Via Appia Nuova 72 a Formia dalle ore 9.30 alle ore 13.30 grazie alla disponibilità della Famiglia Sarra rappresentata oggi nella persona di Jolanda Sarra, che, nella continuità dei principi della famiglia (cura particolare dei degenti), crede fermamente nella validità di questi trattamenti. Sono infatti molti anni che questo tipo di attività viene svolto presso la struttura.

 

All’avvenimento saranno presenti la Dott.ssa Jolanda Sarra (Socia Onoraria CUM) insieme a buona parte della dirigenza della Sorriso Sul Mare, i vertici del CUM  rappresentati tra gli altri dal PresidenteDott. Rolando Proietti Mancini e alcune cariche istituzionali.

 

Il Convegno si propone di presentare e mettere a confronto le Esperienze di Musicoterapia, di illustrare i risvolti sociali dell’intervento terapeutico-riabilitativo, fare il punto sullo stato dell’arte del percorso di riconoscimento della figura del Musicoterapista e delle prospettive in funzione delle novità legislative sulle professioni Sanitarie e Sociosanitarie. Verranno affrontate le problematiche inerenti la prevenzione e l’assistenza sanitaria nel trattamento del Paziente e gli aspetti emozionali nella relazione musicoterapica e tra gli altri argomenti gli aspetti legati all’esibizione in pubblico delle persone con disabilità.

 

È il secondo convegno che viene ospitato presso Sorriso sul Mare e fa seguito a quello effettuato lo scorso anno, durante il quale i principi del CUM e della struttura hanno affinato le sinergie e sviluppato gli intenti comuni. L’intervento musicoterapico è destinato in prima istanza agli ospiti della struttura stessa, ma l’auspicio è che lo stesso possa essere adottato e replicato sempre di più presso gli altri istituti psichiatrici.