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DiFrancesco Pirone

Il CUM è vicino al popolo Curdo!

Il CUM è vicino al popolo Curdo e si unisce alla risposta dell’ARCI, ANPI, CGIL, Lega Ambiente e Friday for Future, all’appello alla comunità internazionale, contro le azioni criminali del governo turco appoggiato da una politica di abbandono da parte del governo americano che ha ritirato le proprie truppe. Di fatto sia il governo americano che quello turco hanno volontariamente violato l’accordo negoziato tra l’amministrazione autonoma democratica della Siria settentrionale e orientale e lo stato turco. Il governo americano smette i panni di mediatore, colui che aveva contribuito a creare un area di stabilità e convivenza nella Siria settentrionale e orientale facendola sprofondare in un periodo sanguinoso, assumendo le vesti di un sedicente “Ponzio Pilato”. Ciò ha permesso al governo turco di lanciare l’orrenda offensiva.
Lo scopo del governo turco è quello di creare una sorta di zona cuscinetto lungo il confine tra Turchia e Siria, nel territorio al momento controllato dalle milizie curde dopo la fine del califfato dell’Isis. Allontanare dal confine con la Turchia le milizie dell’Ypg, le unità combattenti di protezione popolare curde, considerate dal governo turco un gruppo terroristico alla stregua del Pkk, i paramilitari del Partito dei lavoratori curdo che da decenni si battono per vedere riconosciuta l’autonomia curda in territorio turco. Non da poco è da considerare l’incognita del destino dei miliziani dell’Isis attualmente nelle carceri siriane, che i curdi stimano in dodicimila, e dei loro settantamila familiari.
Infatti,: “ l’idea di consegnare i combattenti dell’ISIS responsabili, catturati e imprigionati nel Nord – Est della Siria negli ultimi anni allo stato turco è ironica e ridicola, poiché molti di questi combattenti provenivano dalla Turchia ed erano sostenuti proprio dallo stato turco. Questi 70.000 prigionieri dell’ISIS attualmente sotto la custodia delle autorità dell’ amministrazione autonoma rappresentano un immediato rischio per la sicurezza a livello regionale e internazionale in quanto vi è un grande pericolo per queste popolazioni di prigionieri che agiscono da incubatrice per la rinascita del cosiddetto Stato islamico(ISIS).
Un’invasione turca e la conseguente crisi della sicurezza porranno le basi per una rinascita dell’ ISIS che avrà come obiettivo l’amministrazione autonoma democratica instituita dai popoli della regione e mirerà a sostituirla con un cosiddetto “Stato Islamico” mediante genocidio, femminicidio e etnocidio, non solo dei curdi, ma anche di altri gruppi etnici e religiosi indigeni della regione, tra cui arabi, cristiani (armeni, assiri, caldei e siriaci), turkmeni, ceceni, alleviti e yazidi. Molti di questi gruppi hanno ricevuto, per la prima volta, voce nei loro affari con l’istituzione dell’amministrazione autonoma democratica, e ora affrontano massacri per mano dell’esercito turco e dei loro alleati jihadisti. Erdogan ha chiarito le sue intenzioni sui curdi della Siria sia al presidente degli Stati Uniti Trump che al resto del mondo. Nel giugno 2019 in una conferenza stampa a seguito della conclusione del vertice del G20 a Osaka, il presidente degli Stati Uniti Trump ha dichiarato: “Erdogan aveva un esercito di 65.000 uomini al confine e avrebbe spazzato via i curdi, che ci hanno aiutato con ISIS “, e in seguito ha continuato,” E l’ho chiamato e gli ho chiesto di non farlo … E lui non l’ha fatto. “Lo stato turco sotto la guida di Erdogan ha apertamente perseguito strategie politiche interne ed esterne volte all’eliminazione del Popolo curdo. Erdogan e il suo regime autoritario rappresentano la dittatura totalitaria, il militarismo e la violenta persecuzione delle minoranze mentre i curdi e i loro alleati nella Siria settentrionale e orientale rappresentano una mentalità democratica e la promozione della parità di genere e della coesistenza pacifica di tutti i popoli e le religioni. Più di 11.000 uomini e donne delle forze di sicurezza della Siria del Nord – Est hanno dato la vita per liberare questa regione dall’ISIS, proteggendo i popoli della Siria settentrionale e orientale e offrendo loro un futuro migliore e oltre 22.000 sono stati feriti nella lotta di questa dura campagna. Un’invasione della regione da parte delle forze turche creerà circostanze che permetteranno all’ISIS di riorganizzarsi e commettere crimini contro l’umanità, diventando ancora una volta una minaccia per tutto il Medio Oriente, l’Europa e il mondo causando morte e distruzione indicibili e costringendo milioni di persone a fuggire dalle loro case diventando rifugiati. Pertanto, chiediamo alle Nazioni Unite, all’Unione Europea, al Consiglio d’Europa, ed agli altri membri della Coalizione Globale di sconfiggere l’ISIS e al Congresso degli Stati Uniti di prendere una posizione chiara contro le aspirazioni della Turchia di invadere e occupare il Nord – Est della Siria. Facciamo un appello inoltre alle comunità internazionali e alle organizzazioni della società civile di tutto il mondo di agire immediatamente contro la minaccia del risveglio dell’ISIS e dell’annientamento dei popoli del Nord – Est della Siria da parte della Turchia.
Consiglio Esecutivo del KNK  (Notizia tratta da: https://www.ciavula.it/2019/10/ciavula-con-kurdi-contro-governo-turco/)

Nelle piazze si radunano donne, uomini, ragazze, ragazzi, bambine, bambini – l’umanità – che gridano no! a questo ennessimo precipitare in tempi bui, a questa ferocia bellica. Voci democratiche che non si smarriscono nel deserto
dell’indifferenza.
La Comune Internazionalista del Rojava «fa a appello alla resistenza a livello mondiale contro l’aggressione turca alla Siria del nord e dell’est e chiede un fronte antifascista contro la guerra. La Turchia mercoledì con il nome „Operazione Fonte di Pace“ ha iniziato una guerra di aggressione contro le zone di amministrazione autonoma della Siria del nord e dell’est. La Comune Internazionalista invita a mobilitarsi e a difendere il Rojava. „Le Forze Imperialiste hanno deciso di entrare in guerra. Le truppe sul posto sventolano le bandiere della Turchia e dello “Stato Islamico”, la decisione però non è stata presa solo a Ankara, ma anche nel palazzi di Washington, Mosca, Parigi e Berlino».

I militanti internazionalisti ricordano cosa vogliono davvero cancellare i militari turchi e i loro alleati jihadisti: «Fin
dall’inizio la Rivoluzione del Rojava è stata una rivoluzione internazionalista. Una rivoluzione per liberare da secoli di colonialismo, oppressione e dittature non solo la popolazione curda della Siria, ma anche il Medio Oriente. E è stata una rivoluzione internazionalista, dato che molti internazionalisti si sono uniti a questa rivoluzione, hanno combattuto sul fronte più avanzato contro ‚lo “Stato Islamico” e il fascismo turco, lavorato negli ospedali, piantato alberi e partecipato alla costruzione di una società democratica, ecologica, basata sulla liberazione delle donne. E molti rivoluzionari in tutto il mondo si sono uniti alla lotta perché la rivoluzione in Siria ci ha mostrato che un altro mondo non solo è davvero possibile, ma viene anche costruito quotidianamente. Oggi è arrivato il momento di mostrare quello che abbiamo costruito collettivamente negli ultimi anni nello spirito della comunanza e dell’internazionalismo in tutto il mondo. Oggi è arrivato il tempo di mettere in pratica ancora una volta l’internazionalismo con la difesa della rivoluzione per difendere in questo modo le nostre speranze, i nostri desideri e i nostri sogni. Anche se ci troviamo di fronte al secondo più grande esercito della Nato, con migliaia di bande islamiste come carne da cannone, sappiamo che dietro a questa rivoluzione sono schierati milioni di rivoluzionari, amici, sorelle e fratelli. E con tutti loro, con tutti voi, eleveremo la nostra protesta politica al livello della resistenza politica fino a quando non ci saranno più esportazioni di armi verso la Turchia, fino a quando il regime fascista turco sarà sconfitto. E’ ora di rafforzare le nostre azioni come fronte antifascista contro la guerra! La rivoluzione nel nordest della Siria vincerà e il fascismo turco sarà battuto se saremo tutti uniti! Viva l’internazionalismo antifascista! Solidarietà con le forze antifasciste in Turchia, in Kurdistan e in tutto il Medio Oriente!»

I genitori e la sorella, Alessandro, Annalisa e Chiara, di Lorenzo “Orso Tekoser” Orsetti, morto il 18 marzo 2019 in
Rojava combattendo con le YPg e le SDF contro il Daesh, ultimamente su Repubblica, scrivono che

 «Questa aggressione militare turca si può ancora fermare, se c’è una mobilitazione generale. Vi chiediamo: se abbiamo pianto per Lorenzo riconoscendo la bellezza del suo gesto davvero non vogliamo fare nulla per impedire questa nuova guerra? Abbiamo ancora voglia di scendere in piazza, protestare, gridare il nostro sdegno e la nostra rabbia indicando i mandanti e le colpe, mostrando la nostra voglia di un mondo più giusto e umano? Il governo italiano prenderà posizione? E il Comune di Firenze? E la Regione Toscana? Tutto serve per fermare questa aggressione e serve ora. Lorenzo ha combattuto a Afrin nel 2018, dove sono stati migliaia i morti causati dall’invasione turca: vogliamo continuare a sostenere Erdogan, l’esercito turco e l’Isis in questa guerra ingiusta fornendo armi con le nostre fabbriche e soldi dell’Unione Europea per non aprire il corridoio balcanico ai migranti? Molti hanno pianto per Lorenzo-Orso Tekoser combattente colpiti dalla sua morte, ma ora potrebbe morire nuovamente e con lui tanti giovani curdi e altri popoli che vivono nel Rojava. Non facciamolo morire nuovamente, facendo morire gli ideali e la causa per la quale si è sacrificato. Lorenzo ci ha mostrato che nessuna causa è così lontana e così estranea alla nostra vita e che spesso è questione di scelte».

All’appello hanno risposto Arci, Anpi, Cgil, Legambiente che, con un comunicato congiunto sottolineano:

«Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili.  A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite – il Presidente della Turchia RecepTayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale.
L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze
occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di
sangue. La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori».
Anpi, Arci, Cgil e Legambiente ricordano che «La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti» e concludono: «Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché: cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio siriano abitato storicamente dalla popolazione curda; si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale; si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti; si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano; si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite».

13 Ottobre 2019, Francesco Pirone.